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Mar Morto, nuove terre contese

Lucia Balestrieri
9 febbraio 2012
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Mar Morto, nuove terre contese
Le acque del Mar Morto si ritirano un metro all'anno. E sulle nuove terre emerse c'è contesa. (foto J. Kraj)

Sulla lenta agonia del Mar Morto da tempo sono mobilitati gli ambientalisti di tutto il mondo e i governi della regione. Ma dietro la catastrofe ecologica si profila anche una nuova battaglia tra Israele e i palestinesi. Il motivo è la terra, ovvero la parte di costa, larga quasi mezzo chilometro in alcuni punti, che è emersa dalle acque salate del grande lago.


(Milano) – Sulla lenta agonia del Mar Morto, le cui acque evaporano al ritmo di un metro all’anno, da tempo sono mobilitati gli ambientalisti di tutto il mondo. Anche i governi di Israele, Giordania e Autorità palestinese si sono mossi in passato per chiedere che la depressione più profonda del pianeta fosse inserita dall’Unesco tra i patrimoni da salvare dell’umanità. Ma dietro la catastrofe ecologica, si profila anche una nuova battaglia tra Israele e i palestinesi. Il motivo, come sempre, è la terra, ovvero la parte di costa, larga quasi mezzo chilometro in alcuni punti, che è emersa dalle acque salate del grande lago incastonato tra Israele, Giordania e Territori palestinesi occupati.

Per il Consiglio regionale israeliano di Megilot e per gran parte dei vertici delle Forze di difesa israeliane (Idf, l’esercito), non ci sono dubbi: le nuove terre appartengono allo Stato ebraico, anche quelle della parte nord della riva occidentale, che in realtà si snoda nei territori palestinesi. Senza nemmeno attendere un processo di acquisizione ufficiale da parte di Israele, il Consiglio regionale di Megilot (costituto da quattro kibbutz, una meshav, o cooperativa agricola sionista, e un’altra comunità) ha già approvato un piano per costruire nuovi parcheggi, negozi a altre strutture turistiche sulle terre emerse in zona palestinese. Il progetto è al momento bloccato per dare il tempo agli avvocati dell’Amministrazione civile dell’esercito (che ha giurisdizione sulla Cisgiordania) di completare almeno il processo formale per registrare i nuovi territori come appartenenti allo Stato di Israele. Dopodiché, ci sono pochi dubbi, il nuovo tratto di costa, prezioso per il turismo e i centri di benessere , diventerà israeliano e il Consiglio di Megilot, irritato per ciò che definisce «burocrazia idiota», potrà finalmente procedere nei suoi piani di espansionismo edilizio.

Il caso delle terre emerse del Mar Morto è l’ultimo capitolo di una crescente appropriazione da parte dello Stato di Israele (quindi non da parte di colonie) della Valle del Giordano e della riva del Mar Morto. L’amministrazione civile dell’Idf – secondo quanto riferisce l’organizzazione Rabbini per la pace – sta premendo per trasformare i territori occupati da insediamenti di coloni in veri e propri territori dello Stato di Israele, specie nella Valle del Giordano. Sviluppi inquietanti, denunciano gli stessi «rabbini per la pace», perché impediscono a un eventuale Stato palestinese in Cisgiordania di avere contiguità territoriale, e rappresentano l’ennesimo macigno che cade sui tentativi di trattativa diplomatica.

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