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I salafiti in Tunisia vagheggiano l’emirato

Terrasanta.net
29 aprile 2011
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Il fondamentalismo salafita ha cominciato ad affacciarsi anche in Tunisia dove l'euforia della «rivoluzione dei gelsomini» (del gennaio scorso) è sfumata e si è trasformata in una complicata battaglia politica e ideologica che ha per posta la laicità dello Stato.


(Milano/l.b.) – Il fondamentalismo salafita ha cominciato ad affacciarsi anche in Tunisia dove l’euforia della «rivoluzione dei gelsomini» (del gennaio scorso) è sfumata e si è trasformata in una complicata battaglia politica e ideologica che ha per posta la laicità dello Stato.

Una cellula di integralisti religiosi, tra cui molti salafiti, è comparsa di recente a Ras Jedir, il posto di frontiera con la Libia dove nelle scorse settimane gli sfollati sono transitati a centinaia di migliaia, e dove, in campi profughi, vivono tuttora decine di migliaia di fuggitivi. Qui, tra le tante organizzazioni di volontariato, si sono installati anche i cosiddetti seguaci dell’auto-proclamatosi emiro El Munimin («principe dei credenti»), una figura dall’identità oscura. Il gruppo si chiama Ahl El Ber wal Khayriya – Kafilet Ennasr’ («Il popolo della giustizia e della carità – La carovana della vittoria»), può contare su circa 150 militanti e una capacità assistenziale sbalorditiva: riesce a garantire 6 mila pasti al giorno.

«Vogliono che tutti obbediscano ai loro ordini e alla loro visione del mondo. Tra di loro ci sono salafiti. Si sentono duri e puri e cercano di imporre il velo a tutte le donne rifugiate e vagheggiano un emirato a Ras Jedir e nella regione di Ben Guardane», racconta al giornale tunisino La Presse, Med Alì un volontario della Croce Rossa. Probabilmente la loro attività di proselitismo sarebbe rimasta un fatto locale se non avessero compiuto un passo di troppo che ha suscitato un grande clamore. Un gruppo di artisti tunisini aveva infatti organizzato nei giorni scorsi uno spettacolo di beneficienza per i profughi a Ras Jedir, ma mentre stavano facendo le prove sono stati intimiditi dai seguaci dell’emiro e accusati di immoralità e disprezzo dei sofferenti.

L’attrice Leila Chebbi ha raccontato la vicenda alla televisione nazionale ed è stato subito scandalo, inchieste, controlli. Si è parlato del tentativo di creare un emirato salafita a Ras Jedir. Poi, alla fine, nessun provvedimento è stato preso, anche se ai giovani barbuti è stato consigliato di tenere un profilo più basso. Gli islamisti hanno ridimensionato il loro impegno ma continuano a presidiare i campi profughi. Sono in molti tuttavia a pensare che non si tratti solo di una ragazzata. «Sembrano persone che hanno mezzi, capacità, determinazione, anche se non è chiaro chi sia alle loro spalle» sottolinea Med Alì.

Intervistati dal giornale La Presse gli integralisti promettono che non se ne andranno da Ras Jedir e che continueranno a battersi per un emirato.

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