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L’attivismo di Fayyad

02/03/2010  |  Milano
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L’attivismo di Fayyad
Il primo ministro dell'Autorità Nazionale Palestinese Salam Fayyad.

È in piena ebollizione la pentola del Medio Oriente. La decisione del governo Netanyahu di inserire la Tomba dei Patriarchi a Hebron e la Tomba di Rachele a Betlemme tra i siti ebraici da tutelare e restaurare è il classico fiammifero acceso che potrebbe innescare un incendio molto grave. In questa situazione, però, è molto interessante analizzare anche il nuovo protagonismo del premier palestinese Salam Fayyad. Che sta cavalcando la situazione per presentarsi come un'alternativa sia ad Hamas sia ad Abu Mazen.


È in piena ebollizione la pentola del Medio Oriente. La decisione del governo Netanyahu di inserire la Tomba dei Patriarchi a Hebron e la Tomba di Rachele a Betlemme tra i siti ebraici da tutelare e restaurare è il classico fiammifero acceso che potrebbe innescare un incendio molto grave. In questa situazione, però, è molto interessante analizzare anche il nuovo protagonismo del premier palestinese Salam Fayyad. Che sta cavalcando la situazione per presentarsi come un’alternativa sia ad Hamas sia ad Abu Mazen.

Partiamo dall’oggetto del contendere: la questione dei siti ebraici in Cisgiordania. Solo un marziano potrebbe prendere per buona la spiegazione di Benjamin Netanyahu secondo cui l’inserimento di Hebron e Betlemme nella lista dei siti da tutelare non sarebbe un atto politico. Non è vero e per una ragione molto semplice: la Tomba dei Patriarchi e la Tomba di Rachele sono tutt’altro che beni storico-culturali trascurati da Israele. A Betlemme il percorso del muro è stato disegnato apposta per permettere agli ebrei di non incontrare ostacoli nella visita a questo luogo santo. A Hebron poi – dopo la strage compiuta nel 1994 dal colono Baruch Goldstein – è stato persino rivisto l’intero sistema d’accesso al santuario, che oggi è rigorosamente separato per ebrei e musulmani. Questo per dire come dal 1967 a oggi il controllo e la tutela da parte di Israele di questi luoghi santi ci sia sempre stata; e sarebbe continuata anche senza l’inserimento in quella lista. La prova più chiara è proprio il fatto che nella prima bozza di questo elenco che ha suscitato grande clamore Hebron e Betlemme non c’erano. Non perché fossero stati dimenticati, ma perché da sempre negli atti amministrativi in Israele tutto ciò che riguarda la Cisgiordania è trattato a parte. Poi, però, l’ala del governo Netanyahu più vicina ai coloni ha fatto la voce grossa, puntando a sbandierare al proprio elettorato un risultato simbolico. E così la Tomba dei Patriarchi e la Tomba di Rachele domenica 21 febbraio sono state inserite in quell’elenco. E sono iniziatiti gli scontri, purtroppo non solo verbali.

Ma i giochi della politica non sono in corso solo in Israele. Perché anche tra i palestinesi intorno a questa vicenda c’è un braccio di ferro in corso. È diventata, infatti, il banco di prova per il nuovo corso del premier Salam Fayyad, sempre più impegnato ad accreditarsi come «il leader di cui c’è bisogno». Da qualche mese l’ex tecnocrate, formatosi alla Banca Mondiale a Washington, ha cominciato a giocare sul serio le sue carte. È stato lui l’autore del piano biennale per la costruzione di istituzioni palestinesi solide, al termine del quale vorrebbe proclamare – con il sostegno di parte della comunità internazionale – la nascita dello Stato palestinese. Sotto la guida del suo governo in Cisgiordania la polizia palestinese è diventata più forte e l’economia ha mostrato i primi passi in avanti. È detestato da Hamas, ma non è amato nemmeno da Fatah: l’ultimo accordo tra le fazioni prevedeva al primo punto le sue dimissioni, presentate al presidente Abu Mazen. Ma lui – che conosce bene entrambi – sapeva quanto poco contassero le intese siglate al Cairo. E infatti è ancora lì. E intanto ha deciso di scrollarsi di dosso l’immagine del "tecnocrate" che governa Ramallah "per conto degli Stati Uniti e di Israele". Così ha cominciato ad alzare la voce. Partecipa in prima fila alle manifestazioni contro il muro a Bi’ilin. E ieri ha scelto di compiere un ulteriore gesto forte: come risposta a Netanyahu, per la prima volta ha tenuto una riunione del governo palestinese a Hebron. Un gesto forte e con uno stile istituzionale, in linea con il percorso che ha in mente per arrivare all’indipendenza.

Non basta, certo, qualche settimana da leone per farne un leader riconosciuto. Però Fayyad non va sottovalutato. Anche perché è il tipo di interlocutore che può dare più fastidio a uno come Netanyahu. Per un governo israeliano in grossa difficoltà nei rapporti internazionali, non c’è niente di peggio di un leader palestinese a cui le cancellerie europee guardano con interesse. Come al solito, però, il vero alleato su cui la destra israeliana può contare sono le faide palestinesi. Non a caso sono infatti cominciate a girare voci su un collegamento tra l’Autorità Nazionale Palestinese e la morte del comandante di Hamas a Dubai, rimbalzate persino su un quotidiano come il Guardian. Contro queste tesi è dovuto scendere in campo con un articolo pubblicato da Gulf News e rilanciato dal sito palestinese Miftah Ghassan Khatib, uno degli uomini più vicini a Fayyad. Ieri poi gli uomini di Hamas hanno tentato un blitz: hanno cercato di convocare d’urgenza a Ramallah il Parlamento palestinese, che non si riunisce dal 2007 (e sarebbe ormai anche scaduto, come tutte le istituzioni palestinesi). Gli uomini di Fatah si sono opposti e non se n’è fatto nulla. Ma assomigliava molto a un modo per togliere a Fayyad la ribalta di Hebron.

Sta vivendo giornate cariche di tensione il Medio Oriente, con giocatori che giocano contemporaneamente più partite su tavoli diversi. Speriamo solo che la situazione non sfugga a tutti di mano, aprendo la strada a nuove tragedie.

Clicca qui per leggere la dichiarazione di Netanyahu su Hebron

Clicca qui per leggere la cronaca di Maan sulla riunione del governo Fayyad a Hebron

Clicca qui per leggere l’articolo di Ghassan Khatib rilanciato da Miftah

Clicca qui per leggere l’articolo pubblicato sul sito del Palestinian Information Center (un sito vicino ad Hamas) sulla tentata riunione del Parlamento palestinese

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