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Gli elettori iracheni hanno votato anche dall’estero

17/03/2010  |  Milano
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Gli elettori iracheni hanno votato anche dall’estero

Nelle elezioni politiche irachene del 7 marzo scorso, hanno votato dall'estero 272 mila dei quasi 2 milioni di profughi fuggiti dal Paese a partire dall'invasione anglo-americana del 2003. Appositi seggi elettorali erano stati allestiti, oltre che in tutte le circoscrizioni del Paese, anche nelle maggiori città delle nazioni che in questi anni hanno accolto i rifugiati: Stati Uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Iran, Emirati Arabi Uniti, Sverzia, Egitto e Turchia.


(c.g.) – Nelle elezioni politiche irachene del 7 marzo scorso, hanno votato dall’estero 272 mila dei quasi 2 milioni di profughi fuggiti dal Paese a partire dall’invasione anglo-americana del 2003. Appositi seggi elettorali erano stati allestiti, oltre che in tutte le circoscrizioni del Paese, anche nelle maggiori città delle nazioni che in questi anni hanno accolto i rifugiati: Stati Uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Iran, Emirati Arabi Uniti, Sverzia, Egitto e Turchia. Passando soprattutto per i vicini Paesi mediorientali, come Siria, Giordania e Libano, dove risiede ancora il maggior numero di profughi.

In Siria, ad esempio, sono state allestite 23 postazioni di voto, concentrate soprattutto nella regione della capitale, Damasco. Nel Paese si attendeva un afflusso di circa 180 mila votanti iracheni, mentre a giochi fatti, solo 42 mila persone hanno espresso il loro voto, poco più del 20 per cento degli aventi diritto.

Situazione analoga in Giordania dove, dei 150 mila potenziali elettori, solo 25 mila si sono recati alle urne (intorno al 15 per cento). Un numero in discesa rispetto ai 32 mila iracheni residenti in Giordania che, nelle elezioni del 2005, avevano deciso di votare. Tra i Paesi che hanno registrato un afflusso consistente di votanti la Svezia (circa 37 mila) e gli Stati Uniti (28 mila). Secondo gli osservatori il voto «estero» degli elettori-profughi premierà soprattutto il partito filo-sunnita e potrebbero giocare un ruolo determinante nell’equilibrio con la parte sciita del futuro parlamento iracheno.

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