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Gli arabi israeliani e le tasse. Una ricerca sull’evasione

04/11/2009  |  Milano
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Gli arabi israeliani e le tasse. Una ricerca sull’evasione
Botteghe arabe in una via di Gerusalemme vecchia. Nel corso degli anni, 250 sono state chiuse perché i proprietari non hanno versato le tasse al municipio. (foto M. Gottardo)

Se l'arabo non paga le tasse non sta per forza muovendo una critica politica all'occupazione israeliana; semplicemente è più povero del concittadino ebreo. Sembra sfatare un radicato luogo comune della retorica di cui si ciba il conflitto arabo-israeliano una ricerca dal titolo Il comportamento del cittadino arabo israeliano nel pagamento delle tasse, appena pubblicata dall'università Ben-Gurion del Negev. Rafik Haj, autore della ricerca, per due anni ha analizzato i dati relativi a sei villaggi arabi nel Nord del Paese.


Se l’arabo non paga le tasse non sta per forza muovendo una critica politica all’occupazione israeliana; semplicemente è più povero del concittadino ebreo. Sembra sfatare un radicato luogo comune della retorica di cui si ciba il conflitto arabo-israeliano una ricerca dal titolo Il comportamento del cittadino arabo israeliano nel pagamento delle tasse, appena pubblicata dall’università Ben-Gurion del Negev.

Rafik Haj, giovane studioso dell’ateneo israeliano e autore della ricerca, per due anni si è occupato di analizzare i dati relativi al pagamento della tassa comunale sulle proprietà, la cosiddetta arnona, in sei villaggi arabi nel Nord del Paese. In Israele l’evasione fiscale tra la popolazione araba è risaputamente sostenuta. Nel caso dell’arnona i dati indicano un pagamento del 53,7 per cento nei quartieri ebraici, e solo del 18,6 per cento in quelli arabi. Haj, in mesi di analisi di dati e interviste a contribuenti arabi, ha scoperto che esiste però una correlazione importante tra salario percepito e pagamento delle tasse comunali. Gli arabi israeliani percepiscono in media salari inferiori a quelli dei connazionali ebrei. «Il problema è che, in Israele, le tasse comunali sono legate agli immobili che possiedi -spieha Haj-. Non allo stipendio che guadagni». Haj ha così scoperto che, in media, le famiglie arabe sono tenute a pagare tasse comunali pari al 6,9 per cento del loro stipendio; è invece più leggera, e in media si attesta al 4,6, la percentuale dello stipendio che le famiglie ebree versano in tasse comunali.

Insomma, al di là della critica politica o del senso di alienazione che provano nei confronti dello Stato di Israele, i cittadini arabi semplicemente spesso si trovano in una condizione di relativa povertà. «Non è che gli arabi siano cittadini con un senso morale inferiore – spiega Haj -. Solo che spesso non hanno i mezzi per pagare le tasse». Il pagamento delle tasse comunali in Israele è un problema vecchio di almeno 40 anni. Quando nel 1967 gli israeliani occuparono Gerusalemme Est, la tassa municipale venne imposta anche ai cittadini dei quartieri arabi. In caso di mancato pagamento, le municipalità come Gerusalemme hanno fatto spesso ricorso a misure punitive, arrivando all’arresto degli evasori e all’esproprio di beni. Secondo il Centro per i diritti socio-economici di Gerusalemme – un’organizzazione non governativa palestinese -, ciò ha causato negli anni la chiusura di 250 dei circa mille negozi arabi della città vecchia di Gerusalemme, favorendo nei fatti i commercianti con redditi più elevati.

La ricerca dell’università Ben-Gurion, offre anche un punto di vista interessante sull’uso di metodi coercitivi per il pagamento delle tasse: «Appare chiaro che l’uso della forza da parte delle autorità locali non rappresenta una strategia efficace – spiega Haj -. Risulta un deterrente solo per una percentuale molto piccola di cittadini». Invece, ad esempio, tagliare leggermente le tasse permetterebbe a molte più famiglie di pagarle. Le strategie per convincere al pagamento delle tasse potrebbero anche essere di tipo culturale: «I comuni hanno il compito di rendere più forti e uniti i propri cittadini – continua Haj -. Spesso occorre rinsaldare il senso di cittadinanza, insegnare ai bambini la storia del villaggio, comunicarne l’importanza. E forse, insistendo su questo, i cittadini inizieranno ad amare il proprio comune». E decideranno di pagare le tasse.

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