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Volontari, strumenti di pace

22/10/2009  |  Milano
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Si è svolta a Milano, il 17 ottobre scorso, la seconda Giornata dei volontari di Terra Santa: un centinaio di delegati di venti associazioni italiane, dalla Puglia alla Lombardia, si sono ritrovati presso l'oratorio del Corpus Domini, attiguo al Centro di Terra Santa di Milano, per conoscersi a vicenda e per incontrare, in un'occasione tutta dedicata a loro, padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa. Il tema proposto per la Giornata di quest'anno era Volontari di Terra Santa, strumenti di pace, e nasce da una suggestione tratta dal recente viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa.



(c.g.) – Si è svolta a Milano, il 17 ottobre scorso, la seconda Giornata dei volontari di Terra Santa: un centinaio di delegati di venti associazioni italiane, dalla Puglia alla Lombardia, si sono ritrovati presso l’oratorio del Corpus Domini, attiguo al Centro di Terra Santa di Milano, per conoscersi a vicenda e per incontrare, in un’occasione tutta dedicata a loro, padre Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa. Il tema proposto per la Giornata di quest’anno era Volontari di Terra Santa, strumenti di pace, e nasce da una suggestione tratta dal recente viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa.

La giornata si è snodata in successivi momenti di conoscenza reciproca in cui tutte le associazioni hanno avuto modo di presentare le proprie attività con filmati e documenti Power-Point. A due interventi in particolare è stato dedicato, nel corso della giornata, un tempo importante: Sami Basha, cristiano e palestinese, professore dell’Università cattolica di Betlemme, ha spiegato l’impatto del volontariato straniero sulla società palestinese. «Il rischio, per i cristiani di Betlemme, è quello dell’assistenzialismo che soffoca lo spirito di iniziativa – ha osservato il professor Basha -; invece è importante che i giovani palestinesi diventino loro stessi volontari. Io sto proponendo un’attività di volontariato con i disabili e molti giovani di Betlemme la svolgono con entusiasmo». Carla Benelli, dell’Associazione di Terra Santa, ha presentato un progetto archeologico di recupero della porzione palestinese della città romana di Sebastya. Nato diversi anni fa e ispirato da padre Michele Piccirillo, maestro di molti archeologi di Terra Santa, l’intervento sta dando frutti insperati in fatto di recupero del territorio e di valorizzazione dell’identità degli abitanti del villaggio.

* * *

Di seguito proponiamo il testo dell’intervento del Custode di Terra Santa alla giornata del 17 ottobre:

Il mondo gira, anche grazie ai volontari. Se consideriamo che Cristo è stato il «perfetto volontario» e Maria, sua madre, è stata la prima volontaria insieme a Giuseppe suo padre, allora sì, potremmo proprio pensare che il mondo gira anche grazie ai volontari.

Una miriade di Volontari, con la V Maiuscola, sono stati anche i grandi santi e le grandi sante che, con il loro esempio, continuano a illuminare il cammino, non facile, che ogni uomo o donna generosi seguono durante la propria esistenza.

Caratteristiche del «quasi perfetto» volontario

Il volontario ha sempre lo zaino pronto, il contenuto è leggero ed essenziale: è fatto di tempo da spendere con amore, senza il greve peso di dover mirare al guadagno o al riconoscimento personale.

Spesso il tempo speso per gli altri, inizia dai più vicini, come i propri figli o i genitori anziani e, a volte se, le circostanze della vita lo consentono, si ha la possibilità di servire in Paesi lontani, nei quali i bisogni sembrano più evidenti, i poveri sembrano più poveri, i bambini più abbandonati, le donne più maltrattate, i disabili, i malati e gli anziani meno accuditi…

Se ci riferiamo alla definizione di volontariato ancor oggi prevalente, basata sui tre principi della gratuità delle prestazioni; della spontaneità dell’azione (cioè della libera scelta); del beneficio arrecato a una parte terza, valori insiti nel Dna del volontariato, siamo assolutamente d’accordo che il volontariato rappresenta un’inesauribile ricchezza per ogni comunità. Sarebbe impensabile, oggi, pensare di poter rinunciare al contributo dei tanti, uomini e donne, che dedicano il loro tempo ad opere sociali e di solidarietà.

Quando si incontra un francescano è consuetudine sentirsi salutare con il classico «Pace e bene». È un saluto che si ricollega con quello che san Francesco ha lasciato in eredità al suoi seguaci "Il Signore ti dia pace", diventato poi programmatico nel senso che l’impegno a promuovere la pace è da sempre uno degli elementi costitutivi della spiritualità e della missione carismatica della famiglia francescana.
(Da: Lettera della famiglia francescana Come essere strumenti di pace)

Per diventare strumenti di Pace

Caliamoci nella realtà della Terra Santa, un luogo che attrae come una calamita le persone più svariate, volontari compresi, che vengono da tutto il mondo, più o meno preparate, più o meno necessarie, a volte in maniera episodica, altre volte coordinate da organizzazioni strutturate che possono garantire la loro accoglienza e formazione, il loro coordinamento, la continuità dei servizi.

La selezione delle persone da impiegare dovrebbe essere effettuata cercando nei candidati l’adesione ai principi sopracitati, pur tenendo conto della specifica competenza professionale, ma senza incorrere nel pericolo di sottovalutare le competenze professionali della popolazione che vive in Terra Santa e che, con grandi sforzi, stiamo cercando di migliorare.

Il volontario, se ben impiegato, diventa il segno di fraternità fra la comunità di provenienza e la comunità che lo ospita, diventa ponte di comunicazione, voce della cultura e della vita del suo Paese, vero ambasciatore e testimone della comunità da cui proviene. Fondamentale è la capacità del volontario di saper accogliere in maniera positiva tutto ciò che è diverso, per dare valore alle differenze con l’umiltà e lo sforzo necessari per comprenderle.

Se, durante la sua permanenza e dopo, al suo rientro a casa, il volontario continua ad essere testimone della differente dimensione culturale e della problematica convivenza fra le diverse genti della Terra Santa, potremo affermare che lo sforzo quotidiano di incanalare le infinite energie positive derivate dal volontariato, ha un senso e che non dobbiamo stancarci di ringraziare e sperare di poter fare del nostro meglio per continuare questo percorso, insieme, e con il Suo aiuto.

fra Pierbattista Pizzaballa

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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