Terrasanta.net | Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Incontri impossibili?

21/09/2009  |  Milano
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
Incontri impossibili?
(clicca sulla foto per lanciare il video)

Martedì 22 settembre a New York avrà luogo un vertice a tre fra Barack Obama, Abu Mazen e Benjamin Netanyahu. Piuttosto che parlare dei temi classici del conflitto (su cui da mesi non arrivano risposte) sarebbe bello che il presidente palestinese e il premier israeliano fossero invitati a prestare attenzione a due notizie apparse in questi giorni su alcuni quotidiani del Medio Oriente. Due storie che raccontano la quotidiana insostenibilità di questo conflitto...


Faccio davvero fatica a riporre grandi speranze nel vertice a tre tra Barack Obama, Abu Mazen e Benjamin Netanyahu che si terrà martedì a New York. Se fossi però nel presidente americano, piuttosto che parlare dei temi classici del conflitto (su cui da mesi non arrivano risposte) inviterei il presidente palestinese e il premier israeliano a discutere su due notizie apparse in questi giorni su quotidiani del Medio Oriente. Due storie che raccontano la quotidiana insostenibilità di questo conflitto.

La prima notizia è apparsa sul quotidiano saudita Arab News e racconta che cosa è successo in questi giorni alla Tomba di Abramo a Hebron. Come molti penso sapranno quelli appena trascorsi sono stati giorni particolari sia per gli ebrei sia per i musulmani: essendo entrambi i calendari legati ai mesi lunari, tra sabato e domenica sono venite a coincidere due festività. Da una parte Rosh ha-Shanà, il capodanno ebraico (è iniziato l’anno 5770); dall’altra l’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan, il mese sacro dei musulmani. Due festività religiose entrambe molto sentite. A Hebron una concomitanza del genere ha un sapore particolare, perché la Tomba di Abramo è un luogo veneratissimo sia dagli ebrei sia dai musulmani.

Per evitare problemi – dopo la strage compiuta nel 1994 dal colono Baruch Goldstein – l’edificio sacro è stato diviso in due parti da un vetro antiproiettile, con accessi distinti in modo che ebrei e musulmani non vengano a contatto. Quando, però, c’è una festività, anche questa soluzione non basta. Che cos’è successo, allora, in questi giorni a Hebron? Semplice: l’esercito israeliano ha fatto scattare le usuali norme applicate per le feste ebraiche. Così ai musulmani è stato impedito di accedere alla Tomba di Abramo, perché era Rosh ha-Shanà. Basta far finta di non sapere che è anche l’Eid al Fitr e il problema è risolto. Tutto questo in una città dove gli ebrei sono 5 mila e i musulmani 120 mila. Di fronte a due diritti, vince la legge del più forte: questa è l’esperienza quotidiana del conflitto che si vive a Hebron.

Eppure anche in questo modo le cose non sempre funzionano, e veniamo così all’altro articolo tratto dal Jerusalem Post. Una storia che ci porta a Pisgat Ze’ev, uno dei nuovi quartieri ebraici di Gerusalemme Est. Qui la costruzione del muro/barriera di difesa ha creato un problema molto singolare: nonostante tutti gli sforzi di «separare» tra loro israeliani e palestinesi due sobborghi arabi sono rimasti dalla parte israeliana. E così ora c’è l’ «emergenza teen-ager». Sì, perché i ragazzi arabi – che non possono più andare a fare il filo alle ragazze a Ramallah – adesso si riversano in massa (e con le stesse intenzioni) al centro commerciale di Pisgat Ze’ev. E a volte capita che anche qualche ragazza ebrea non disdegni le loro attenzioni. Non si tratta più di casi isolati – spiega l’articolo del Jerusalem Post – così è nato Eish L’Yahadut («Fuoco per il giudaismo») un’associazione di 35 volontari che girano per il centro commerciale spiegando alle ragazze di famiglia ebraica quanto possa diventare pericoloso mettersi insieme a un ragazzo arabo. La giudicate una storia surreale? Ieri era il terzo articolo più letto tra quelli riportati sul sito internet del Jerusalem Post.

Un luogo di culto in comune e un grande centro commerciale. Posti che avrebbero tutte le caratteristiche per poter unire tra loro persone. E invece diventano occasione per rinfocolare lo scontro. Sarebbe bello se una buona volta – dopo la fotografia di rito con le bandiere – a un vertice tra israeliani e palestinesi si parlasse anche di questo.

Clicca qui per leggere l’articolo di Arab News
Clicca qui per leggere l’articolo del Jerusalem Post

In nome dell’amore
Simone Weil

In nome dell’amore

Investigazioni spirituali su Gesù di Nazaret
«Mangia il pane con gioia, bevi il vino con allegria»

«Mangia il pane con gioia, bevi il vino con allegria»

Letture di testi sacri per vivere insieme
Atti degli apostoli: analisi sintattica
Lesław Daniel Chrupcała

Atti degli apostoli: analisi sintattica

Calendario di Terra Santa 2020 (da tavolo)

Calendario di Terra Santa 2020 (da tavolo)

Gregoriano, giuliano, copto, etiopico, armeno, islamico, ebraico