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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Usa e Israele, nervi tesi

24/07/2009  |  Milano
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Il tema del momento a Gerusalemme è la questione dello Shepherd Hotel, l'ex hotel palestinese di Sheikh Jarrah, un quartiere arabo di Gerusalemme Est, comprato nel 1985 dal magnate ebreo americano Irving Moskowitz che ora - con l'avvallo della municipalità di Gerusalemme - dovrebbe diventare un nuovo complesso edilizio per famiglie ebree nel bel mezzo di una zona araba della città. L'inviato di Obama per il Medio Oriente George Mitchell ha subito capito la portata della cosa e così l'amministrazione americana si è messa di traverso, seguita a ruota dal resto della comunità internazionale. Così lo scontro Israele-Obama si è arricchito di un nuovo capitolo. E stavolta sono davvero scintille.


Il tema del momento a Gerusalemme è la questione dello Shepherd Hotel, l’ex hotel palestinese di Sheikh Jarrah, un quartiere arabo di Gerusalemme Est, comprato nel 1985 dal magnate ebreo americano Irving Moskowitz che ora – con l’avvallo della municipalità di Gerusalemme – dovrebbe diventare un nuovo complesso edilizio per famiglie ebree nel bel mezzo di una zona araba della città. L’inviato di Obama per il Medio Oriente George Mitchell ha subito capito la portata della cosa e così l’amministrazione americana si è messa di traverso, seguita a ruota dal resto della comunità internazionale. Così lo scontro Israele-Obama si è arricchito di un nuovo capitolo. E stavolta sono davvero scintille.

C’è chi sostiene apertamente che è da «antisemiti» non permettere a un ebreo di poter abitare dove vuole a Gerusalemme. Lo stesso premier Benjamin Netanyahu ha affermato che i diritti di Israele su tutta Gerusalemme sono «fuori discussione». Come ci informa Haaretz – poi – il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman ha chiesto ai suoi diplomatici di impegnarsi a diffondere le fondo che ritraggono il «vecchio padrone» dello Shepherd Hotel, l’allora Gran Muftì di Gerusalemme Haji Amin al-Husseini, in compagnia di Adolf Hitler. In subbuglio c’è tutto il mondo della destra religiosa che – come annuncia il Jerusalem Post – minaccia un gesto clamoroso: marciare fino al Monte del Tempio in occasione di Tisha be Av, la ricorrenza ebraica che fa memoria della distruzione del Tempio, che cade proprio giovedì prossimo. In soccorso intanto arrivano dagli Stati Uniti anche i sionisti cristiani: l’ex candidato repubblicano alla Casa Bianca Mike Huckabee questa settimana vorrebbe tenere dallo Shepherd Hotel di Gerusalemme il suo show settimanale che va in onda su Fox News.

Ma perché tanto clamore su una vicenda in fondo non poi così diversa da tante altre passate sotto silenzio in passato? La risposta si chiama Irving Moskowitz. Nella parte ebraica della Città Santa non c’è pezzo del «nuovo splendore» che non sia accompagnato da una lapide che porta il suo nome. Lo si trova in bella vista – tanto per fare due esempi – nel contestatissimo tunnel archeologico aperto nel 1997 (guarda caso anche allora con Netanyahu premier) e nel parco archeologico dell’Ir David, la Città di Davide al centro del contenzioso con gli abitanti del villaggio di Silwan. Moskowitz è il grande finanziatore dell’espansione dei gruppi della destra religiosa ebraica a Gerusalemme Est. E il suo nome figura anche tra i principali finanziatori dell’Ateret Cohanim, la scuola rabbinica insediatasi nel bel mezzo del quartiere arabo della Città Vecchia, punto di riferimento del sionismo religioso.

Ma chi è Irving Moskowitz? Nato a New York, cresciuto in California e residente a Miami, Moskowitz è un medico che si è costruito una fortuna attraverso le sue cliniche. Poi, però, ha trovato un modo ancora più efficace per incrementare il suo patrimonio: le sale Bingo. A dire il vero qualcuno ha avuto più di qualcosa da ridire: negli Stati Uniti c’era addirittura un comitato che si batteva per far chiudere il suo Bingo perché – accusa suffragata anche da alcune foto – terrebbe le porte aperte anche ai minorenni. Dalla sua però Moskowitz ha le sue attività di «beneficenza». Infatti il sito della sua fondazione porta in calce l’immancabile frase del Talmud «Chi salva una vita salva il mondo intero». Di certo c’è che – oltre a contribuire a salvare le disastrate casse dello Stato della California e a finanziare un efficiente «banco alimentare» a Los Angeles – i soldi del Bingo vanno appunto a Gerusalemme. E non mancano mai dove si tratta di piantare una bandiera israeliana in un luogo «strategico» rispetto alle rivendicazioni arabe sulla città.

Ecco perché la vicenda dello Shepherd Hotel è così importante. In gioco non ci sono qualche decina di case in più o in meno a Gerusalemme est. Nel mirino dell’amministrazione Obama c’è chi – dagli Stati Uniti – usa i soldi per alimentare il conflitto. Si possono fare tutti i discorsi che si vogliono su Haji Amin al Hussein e sul diritto di un ebreo ad abitare dove vuole a Gerusalemme. Ma – al di là delle questioni di principio – c’è un dato di fatto: Moskovitz sta cercando di comprare metro quadro dopo metro quadro la Gerusalemme araba. Può essere questa la soluzione di un conflitto complesso come quello israelo-palestinese? L’amministrazione Obama finalmente ha avuto il coraggio di dire di no. Speriamo che duri.

Clicca qui per leggere l’articolo di Haaretz che riassume tutta la vicenda
Clicca qui per leggere il sito della Moskowitz Foundation
Clicca qui per leggere il sito di Stop Moskowitz
Clicca qui per leggere l’articolo del Jerusalem Post

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