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Le proprietà dei profughi palestinesi in una mappa interattiva

11/07/2009  |  Milano
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Le proprietà dei profughi palestinesi in una mappa interattiva
Il logo del Centro legale Adalah.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu va ripetendo che i profughi palestinesi non potranno esercitare il «diritto di ritorno» entro i confini di Israele. Questi ultimi, però, non sono disposti a rassegnarsi. Se anche un giorno la linea di Netanyahu dovesse imporsi, è probabile che dovranno essere messe in atto forme di indennizzo per chi perse tutti i suoi beni 60 anni fa. Nella linea della tutela degli interessi dei profughi si inserisce una recente iniziativa dell'organizzazione israeliana Adalah: una mappa interattiva, pubblicata in Internet, che racchiude la banca dati delle proprietà arabe espropriate da Israele a partire dal 1948.


(g.s.) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu va ripetendo che i profughi palestinesi non potranno esercitare il «diritto di ritorno» entro i confini di Israele. Nessuno di coloro che, liberamente o sotto la minaccia delle armi, lasciarono terre e case durante la guerra arabo israeliana del 1948 per sottrarsi all’avanzata dell’esercito con la stella di Davide potrà cioè rientrare nelle sue proprietà.

I palestinesi, però, non sono inclini a rassegnarsi. Se anche un giorno la linea di Netanyahu dovesse imporsi, è probabile che dovranno essere messe in atto forme di indennizzo per chi perse tutti i suoi beni 60 anni fa.

Nella linea della tutela degli interessi dei profughi si inserisce una recente iniziativa dell’organizzazione israeliana Adalah («giustizia» in arabo). Questo Centro legale per i diritti della minoranza araba in Israele ha sede nella città costiera di Haifa, in Galilea, ed è stato fondato nel 1997 dall’avvocato e accademico arabo-israeliano Hassan Jabareen, che ne è tuttora il direttore generale.

Il Centro ha da poco pubblicato nel suo sito Internet una «Mappa interattiva e banca dati sull’esproprio di terre e proprietà palestinesi nella Storia dello Stato di Israele». È la prima risorsa del genere e viene offerta al pubblico in tre versioni linguistiche: arabo, israeliano e inglese (per accedervi clicca qui).

La mappa fotografa il territorio della Palestina all’epoca del Mandato britannico (1920-1948), con la suddivisione per distretti allora vigente. I dati presentati sono stati raccolti e organizzati da avvocati e professionisti di pianificazione (urbanistica) che hanno passato in rassegna gli ordini di confisca (in ebraico) pubblicati sulla gazzetta ufficiale israeliana. Oltre a fornire i dati complessivi, la Mappa di Adalah li disaggrega per distretto e per villaggio.

Ideali destinatari di questo lavoro sono ricercatori, accademici, originari proprietari dei beni espropriati, e chiunque sia interessato alla storia delle proprietà fondiarie palestinesi dalla fondazione dello Stato di Israele ad oggi.

Il 93 per cento della terra in Israele oggi è nelle mani dello Stato o del Fondo nazionale ebraico, spiega Adalah. Solo il 3-3,5 per cento resta in mani arabe; nel 1948 tale percentuale era ben più alta: il 48 per cento. Israele ha incamerato quei beni varando due leggi: la Legge per l’acquisizione della terra (1953), che portò all’esproprio di oltre un milione di dunam  di terre (il dunam è l’unità di misura impiegata localmente che equivale a 1.000 metri quadrati) e la Legge sulla proprietà degli assenti (1950), le cui ricadute in termini di esproprio sono dibattute: le stime, a seconda di chi le fa, vanno da un minimo di 2 milioni di dunam espropriati a un massimo di 16 milioni.

Adalah opera perché gli arabi israeliani godano gli stessi diritti dei connazionali ebrei in tutti i campi (diritti civili e politici, di proprietà fondiaria, diritti delle donne e dei detenuti, i diritti culturali, religiosi, sociali ed economici).

Il centro persegue i suoi obiettivi con iniziative nelle sedi giudiziarie e legislative israeliane a tutela dei diritti individuali e collettivi della minoranza; offre consulenza legale individui, organizzazioni non governative e istituzioni arabe; si appella alle istituzioni internazionali; organizza giornate di studio; offre opportunità di formazione a laureati e studenti di giurisprudenza e giovani avvocati arabi sui temi dei diritti umani.

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