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Lombardi: il Papa in Terra Santa per un pellegrinaggio di pace

09/04/2009  |  Città del Vaticano
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Lombardi: il Papa in Terra Santa per un pellegrinaggio di pace
Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.

Il Papa intraprenderà il suo ormai prossimo pellegrinaggio in Terra Santa per ragioni personali, ma anche come contributo alla causa della pace, sottolinea il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Conversando in eslcusiva con Terrasanta.net, padre Lombardi spiega che Benedetto XVI effettuerà il pellegrinaggio in programma dall'8 al 15 maggio per le stesse ragioni che inducono qualunque altro cristiano a recarsi in Terra Santa, e cioè «per vedere la terra di Gesù, la terra della storia della salvezza». Ma certamente «questo difficile viaggio» vuole anche inviare «un chiaro messaggio di pace, riconciliazione e spiritualità» ai popoli e ai leader della regione.


Il Papa intraprenderà il suo ormai prossimo pellegrinaggio in Terra Santa per ragioni personali, ma anche come contributo alla causa della pace, sottolinea il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

Conversando in eslcusiva con Terrasanta.net, a fine marzo, padre Lombardi spiega che Benedetto XVI effettuerà il pellegrinaggio in programma dall’8 al 15 maggio per le stesse ragioni che inducono qualunque altro cristiano a recarsi in Terra Santa, e cioè «per vedere la terra di Gesù, la terra della storia della salvezza».

«Il Papa ha scritto un libro su Gesù che dimostra il suo amore profondo per l’umanità del Cristo e la sua personalità», dice padre Lombardi. «Come gesuita posso dire che anche noi viviamo la spiritualità dell’umanità di Gesù ed essa alimenta il desiderio di immaginare e conoscere come egli fosse e cosa rappresentasse».

Il portavoce vaticano riferisce come sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Società di Gesù, fosse un pellegrino assiduo in Terra Santa proprio per questo motivo. «C’è una ragione molto profonda che induce ogni cristiano a desiderare di conoscere la terra di Gesù e di andarci a pregare e a ricordare quanto Dio ha fatto per noi», osserva padre Lombardi. «È la stessa ragione che motiva il pellegrinaggio del Papa».

Padre Lombardi aggiunge che il secondo obiettivo fondamentale di «questo difficile viaggio» è di inviare «un chiaro messaggio di pace, riconciliazione e spiritualità» ai popoli e ai leader della regione. Annota la delicatezza del pellegrinaggio in una terra cara ad ebrei e musulmani quanto ai cristiani. «Bisognerà trovare un equilibrio delicato, per via delle tensioni esistenti. Ognuno è figlio di Dio e noi dobbiamo cercare di costruire buone relazioni con tutti loro».

Nondimeno padre Lombardi minimizza i timori che talune sensibilità possano sentirsi urtate per qualche motivo durante il viaggio, come è accaduto in altri itinerari papali durante questo pontificato. «Ovunque, soprattutto nel mondo attuale caratterizzato da modi di pensare tanto diversi, c’è il rischio di dire o fare qualcosa che possa essere frainteso da qualcuno», commenta il gesuita. Anche questa volta, dice, il Papa probabilmente si intratterrà brevemente con i giornalisti che viaggiano con lui a bordo dell’aereo papale, nonostante le controversie create di recente dai mass media dopo queste conferenze stampa in cui Benedetto XVI risponde andando a braccio.

Un modo per attutire le varie suscettibilità, dice Lombardi, è di porre l’accento sulla natura spirituale del viaggio sottolineando che non ha intenti politici. «È vero che i viaggi papali non sono mai viaggio politici e sempre a carattere pastorale, ma soprattutto in questo caso bisogna rimarcare che si tratta di un pellegrinaggio». Infatti, a differenza di viaggi come quello recente in Africa qui il Papa visiterà anche luoghi santi e santuari, oltre che le comunità cristiane locali.

«Si tratterà di una visita pastorale e di un pellegrinaggio allo stesso tempo, ma certo non si possono escludere conseguenze politiche perché il Papa va anche a servizio della pace», sottolinea il direttore della sala stampa vaticana. Ratzinger incontrerà leader politici e autorità dello Stato che lo hanno invitato e lo ospitano nei loro Paesi con il suo seguito. Ma, ad esempio, quando incontrerà il premier israeliano Benyamin Nethanyahu non lo farà in una struttura del governo, bensì in un luogo di pace e riconciliazione: il convento francescano di Nazaret.

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