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Libano, la religione non è più un obbligo sulle carte d’identità

04/03/2009  |  Beirut
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Cambiamento storico per le carte d'identità in Libano. D'ora innanzi, infatti, i libanesi potranno scegliere se mettere o non mettere sui documenti l'indicazione della propria «affiliazione religiosa». Lo ha annunciato a febbraio Ziad Baroud, ministro dell'Interno libanese, sottolineando che la possibilità di omettere questa informazione è prevista dalla Costituzione libanese ed è alla base della Dichiarazione universale dei diritti umani.


(c.g.) – Cambiamento storico per le carte d’identità in Libano. D’ora innanzi, infatti, i libanesi potranno scegliere se mettere o non mettere sui documenti l’indicazione della propria «affiliazione religiosa». Lo ha annunciato a febbraio Ziad Baroud, ministro dell’Interno libanese, sottolineando che la possibilità di omettere questa informazione è prevista dalla Costituzione libanese ed è alla base della Dichiarazione universale dei diritti umani. L’articolo 9 della legge fondamentale libanese, infatti, garantisce la libertà religiosa; al contempo, però, fino ad oggi tutti i documenti d’identità hanno riportato l’indicazione dell’appartenenza ad una delle 18 religioni riconosciute dallo Stato.

Al posto dell’indicazione sulla religione d’appartenenza, sarà possibile trovare così un semplice spazio sbarrato. La decisione del governo libanese ha un grande valore simbolico: il Libano, infatti, è rigidamente governato secondo un sistema di equilibri religiosi. Un musulmano sunnita, ad esempio, può diventare primo ministro ma non presidente della Repubblica perché questa carica può essere ricoperta solo da un cittadino maronita cristiano. Allo stesso modo anche la vita amministrativa e giuridica dei libanesi (matrimoni, adozioni, registri delle nascite e dei decessi) è condizionata dall’appartenenza religiosa.

Il fatto di poter non indicare più la propria religione riporta anche alla memoria un passato recente: durante la guerra civile che insanguinò il Libano negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, infatti, il documento d’identità poteva essere l’occasione di assassini politici, identificando senza scampo le persone come appartenenti a fazioni in lotta tra loro. Diverse associazioni per i diritti umani hanno accolto la notizia data dal ministro Baroud, manifestando vivo apprezzamento.

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