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E Chiara mi chiamò Emmaus

13/03/2009  |  Milano
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Il 14 marzo ricorre il primo anniversario della morte di Chiara Lubich, fondatrice dell'Opera di Maria (o Movimento dei Focolari), che ha raggiunto una diffusione mondiale (in 182 Paesi) con oltre due milioni di aderenti. In una lunga intervista realizzata da Chiara Santomiero e pubblicata sul numero di Terrasanta di marzo-aprile l'attuale presidente dei focolarini, Maria Voce, racconta il rapporto suo e del movimento con la Terra Santa. Nel colloquio, Maria Voce ricorda con commozione la figura di Chiara Lubich e l'importanza che l'Opera di Maria ha avuto nella sua vicenda personale. Vi proponiamo alcuni passi dell'intervista.



Il 14 marzo ricorre il primo anniversario della morte di Chiara Lubich, fondatrice dell’Opera di Maria (o Movimento dei Focolari), che ha raggiunto una diffusione mondiale (182 Paesi) con oltre due milioni di aderenti. In una lunga intervista realizzata da Chiara Santomiero e pubblicata sul numero di Terrasanta di marzo-aprile l’attuale presidente dei focolarini, Maria Voce, racconta il rapporto suo e del movimento con la Terra Santa. Nel colloquio, Maria Voce ricorda con commozione la figura di Chiara Lubich e l’importanza che l’Opera di Maria ha avuto nella sua vicenda personale. Vi proponiamo alcuni passi dell’intervista.

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«Ero a Roma, all’ultimo anno di università. Ero alla ricerca di qualcosa o qualcuno che riempisse la mia vita. Alla messa, nella cappella universitaria ho conosciuto un gruppetto di giovani. Ero capitata lì quasi per caso. Sono stata calamitata da un qualcosa che intuivo li legava, ma non mi sapevo spiegare. Quando ho scoperto che facevano parte del Movimento ho voluto saperne di più. Mi sono subito recata all’indirizzo indicato: era il focolare. Mi ha accolto una ragazza e mi ha raccontato la loro storia, come era iniziata la loro nuova vita: vivendo il Vangelo alla lettera a cominciare dal riconoscere e amare il volto di Gesù in tutti, secondo le sue parole: "Qualunque cosa hai fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo hai fatto a me". Mentre suonavo il campanello di casa – per gli studi abitavo dagli zii – ho pensato a mia zia che di solito non ascoltavo, perché aveva interessi del tutto diversi dai miei. Allora ho pensato: "Tutte le volte che non l’ho ascoltata, l’ho fatto a Gesù!". Quel giorno mia zia mi ha raccontato le solite cose, ma questa volta mi sono interessata a quello che diceva; e ho sentito una felicità che non avevo mai provato… Era la prima volta avevo fatto qualcosa per andare incontro a Gesù. Da allora la mia vita si è capovolta».

Maria Voce il 7 luglio 2008 è stata eletta nuova presidente dall’Assemblea generale dei Focolari a poco meno di 4 mesi dalla morte di Chiara Lubich, la fondatrice dell’esperienza di vita e di fede che ha segnato la sua vita. Ed è naturale iniziare la conversazione proprio da Chiara.

Quando ha conosciuto la Lubich?
Non ho conosciuto subito Chiara, ma qualche anno dopo, nel 1964, quando lasciata la carriera di avvocato per seguire la stessa sua vocazione, il focolare, ero da poco arrivata  alla scuola di formazione del Movimento a Grottaferrata. A motivo della distanza che mi separava dal focolare più vicino, conoscevo ben poco della vita che stavo per intraprendere. Quel giorno Chiara era venuta a parlarci del cuore del suo carisma: l’unità. Cercava di tradurre in parole quel «qualcosa di nuovo», quell’esperienza «sbalorditiva» che insieme alle sue prime compagne aveva fatto sin dagli inizi. Ricordo che aveva usato un’immagine molto efficace, quella dei due poli della luce elettrica: «Bisogna che si uniscano per far luce», aveva detto. «Così noi, unendoci mediante la carità reciproca, ad un dato momento abbiamo sperimentato una luce, una grazia particolare: era la presenza spirituale di Cristo, da lui promessa del Vangelo "a due o più riuniti nel suo nome"». Ero affascinata dagli effetti impensati che Chiara enumerava: il ‘due o più" porta la famiglia, suscita la comunità, crollano i campanilismi, i nazionalismi, i razzismi, le barriere tra le classi sociali. Le sue parole mi spalancavano un orizzonte vastissimo.

Lei è conosciuta nel movimento con il nome di Emmaus…
Appena Chiara ci ha parlato dell’unità, le ho subito scritto una lettera. Quel giorno ci aveva comunicato la grande impressione che aveva avuto, qualche tempo prima, quando si era recata in Terra Santa, visitando Emmaus. Lì le era nato spontaneamente un paragone fra la presenza di Gesù risorto fra i due discepoli e la Sua presenza spirituale fra noi.  Lungo il percorso da Gerusalemme a Emmaus Gesù aveva spiegato le Scritture. Chiara ricordava come i primi tempi lei e le sue prime compagne attribuivano proprio alla presenza di Gesù in mezzo a loro una comprensione nuovissima del Vangelo. «Ma non sentivi ardere il cuore in petto?», si chiedevano l’un l’altro i discepoli quando Gesù scompare dopo aver spezzato il pane. E Chiara si chiedeva: «Non è la stessa luce, ardore, amore che noi sperimentiamo quando c’è Gesù fra noi?». È stato come se mi si svelasse il mio più vero essere, il disegno di Dio su di me e si illuminasse il mio passato e il mio futuro. Scoprivo che «quel qualcosa» che mi aveva calamitata anni prima era Gesù, presente nell’unità tra quei giovani all’università.
La mia vita non avrebbe avuto nessun altro significato se non quello di generare la Sua presenza. È quanto ho scritto in quella lettera. Con sorpresa, Chiara mi ha risposto dandomi un nome nuovo (come è accaduto anche a molti altri focolarini), appunto Emmaus, proprio per aiutarmi a concretizzare quella consapevolezza che avevo maturato.

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