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Il valore dei cristiani in Medio Oriente

27/02/2009  |  Roma
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Il valore dei cristiani in Medio Oriente
Gerusalemme. Fedeli palestinesi partecipano a una processione mariana. (foto J. Kraj)

I cristiani del Medio Oriente giocano un ruolo vitale nella regione, ma sembrano imprigionati da un malaugurato paradosso. Via via che emigrano, il vuoto che lasciano facilita l'esacerbarsi del fondamentalismo islamico. E col crescere del fondamentalismo, ancora più cristiani si sentono costretti a partire. Non è che una delle numerose osservazioni emerse a Roma giorni fa, nel corso di una conferenza svoltasi il 23 febbraio sul tema Il valore delle Chiese in Medio Oriente. Ospiti della Comunità di Sant'Egidio, specialisti e leader religiosi musulmani e cristiani, si sono riuniti per inquadrare il ruolo dei cristiani nella regione e le sfide che devono affrontare, soprattutto il radicalismo musulmano.


I cristiani del Medio Oriente giocano un ruolo vitale nella regione, ma sembrano imprigionati da un malaugurato paradosso. Via via che emigrano, il vuoto che lasciano facilita l’esacerbarsi del fondamentalismo islamico. E col crescere del fondamentalismo, ancora più cristiani si sentono costretti a partire.

Non è che una delle numerose osservazioni emerse a Roma giorni fa, nel corso di una conferenza svoltasi il 23 febbraio sul tema Il valore delle Chiese in Medio Oriente. Ospiti della Comunità di Sant’Egidio, specialisti e leader religiosi musulmani e cristiani, si sono riuniti per inquadrare il ruolo dei cristiani nella regione e le sfide che devono affrontare, soprattutto il radicalismo musulmano.

Nonostante un brusco calo degli attacchi violenti in Iraq, l’arcivescovo (latino – ndr) di Baghdad Jean Benjamin Sleiman ha segnalato l’irrobustirsi della cultura musulmana fondamentalista nel Paese. E ha aggiunto che la paura dei cristiani nei riguardi dell’islam fondamentalista – «il timore di essere dhimmi, e cioè cittadini legalmente discriminati – è la ragione principale della fuga dei cristiani.

«I movimenti (fondamentalisti) restano sul campo e hanno dato vita a una nuova cultura», ha spiegato il vescovo. «Lo si intuisce guardando molti giovani e il modo in cui vestono e parlano, che è molto cambiato». Entrambi i versanti del fondamentalismo, sciita e sunnita, ha aggiunto il presule, esercitano un’influenza notevole e sempre crescente.

Mohammed Sammark, consigliere del gran muftì del Libano, ha detto, paradossalmente, che l’emigrazione cristiana ha contribuito a incrementare la crescita del fondamentalismo: «Meno cristiani ci sono e più fondamentalismo avremo, e questa è una situazione incresciosa per il Medio Oriente». Poi ha aggiunto di essere convinto che questa forma di fondamentalismo finirà per ghettizzare l’islam non solo nel Medio Oriente, ma anche in Occidente.

«Verrà il momento in cui anche voi, qui in Europa, comprenderete che i musulmani non sanno vivere in pace coi cristiani» ha detto ancora Sammark. «Il che significa che i musulmani rifiutano l’altro, e se rifiutano l’altro e non sono in grado di vivere con i cristiani in Medio Oriente, come possono gli europei vivere con i musulmani nei loro Paesei?». Sammark ha osservato che ciò condurrà naturalmente ad accresciute tensioni nella regione, anche tra musulmani integralisti e non integralisti. «Per questo – ha detto – è nell’interesse degli stessi musulmani che i cristiani non vengano incoraggiati ad abbandonare il Medio Oriente».

L’arcivescovo Sleiman ha mostrato di condividere questa preoccupazione. «È il tema dell’alterità – ha detto -. Quando uno è da solo, non sa aprirsi all’altro e porsi in ascolto. E questo è un preicolo reale per i Paesi arabi».

Nel suo intervento, Tarek Mitri, ministro libanese per l’Informazione, ha detto che è sterile cercare di mettere a fuoco i motivi dell’emigrazione dei cristiani perché il fenomeno, secondo lui, è indotto essenzialmente da ragioni economiche. Semmai è meglio analizzare le conseguenze dell’emigrazione sui cristiani rimasti: «Sono diventati una minoranza troppo piccola, al punto di diventare quasi come degli estranei in casa propria, degli stranieri nella loro terra».

Questo crescente sentimento di alienazione è riecheggiato nelle parole di Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, metropolita siro-ortodosso di Aleppo. Tra le maggiori cause, ha annotato, c’è la mancanza di uguali diritti e opportunità per i cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana. «I cristiani non si sentono allo stesso livello» ha spiegato, aggiungendo che nelle scuole, nelle università e nei mezzi di comunicazione di massa «non è loro mai concessa l’opportunità di esprimersi liberamente».

Parecchi intervenuti alla giornata promossa da Sant’Egidio hanno messo in evidenza il problema dei cristiani evangelicali in Medio Oriente, su posizioni di radicale opposizione all’islam. «Islamofobia e cristianofobia si alimentano a vicenda» ha osservato Sammark. «Entrambi i fenomeni si ispirano reciprocamente, e più si affievolisce in Occidente un senso di amicizia, più aumenta l’aggressività in Oriente». Sammark ha incoraggiato a non sostenere le posizioni dei gruppi evangelici contrari all’islam che, soprattutto dopo l’invasione dell’Iraq, vengono associati con l’occupazione militare del Paese.

Anche mons. Sleiman ha ribadito la sua opposizione a questi movimenti: «La loro tesi è che rispettano la libertà di coscienza come cosa sacra. Ma quando si arriva in un Paese con denaro e potere, magari anche insieme ai militari, quando lo si fa in una situazione di miseria come quella che esiste in Iraq allora non si sta rispettando la libertà di coscienza altrui». «È vero – ha aggiunto il vescovo – che le comunità irachene hanno patito per decenni l’assenza di libertà, ma anche questo genere di atteggiamenti sono alienanti».

L’arcivescovo ha anche osservato che i fondamentalisti cristiani sono simili alla loro controparte musulmana quando legano insieme religione e politica «e non sono certo – ha detto – che ciò sia un bene nemmeno per la politica».

Sleiman ha poi però voluto anche esprimere speranza per il miglioramento delle prospettive in Iraq. «Le ragioni sottostanti alla guerra e alla violenza rimangono sul tappeto, ma il livello di violenza è diminuito e le recenti elezioni (amministrative – ndr) mostrano che il popolo è stanco di violenza ed estremismo. Gli elettori hanno votato per il partito della legge, dell’ordine e dello Stato e premiato i politici laici. Leggo questo come un segno di maturità e, forse, della volontà di vivere in pace con tutti gli altri cittadini, senza alcuna discriminazione».

Un’altra nota positiva richiamata da alcuni dei partecipanti alla conferenza romana è che mentre i cristiani lasciano il Medio Oriente e la loro influenza svanisce, acquista rilevanza il contributo storico e il ruolo da essi giocato sul versante culturale in questa regione.

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