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Gerusalemme Est: acqua per tutti, ma continuano le demolizioni

10/11/2008  |  Milano
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Gerusalemme Est: acqua per tutti, ma continuano le demolizioni

Israele fornirà l'acqua potabile a decine di migliaia di case di arabi, sorte negli anni, «illegalmente», a Gerusalemme Est. Lo ha deciso, a inizio novembre, la Commissione ministeriale israeliana competente per il settore non-ebraico della città. La decisione del governo giunge in seguito a un censimento delle abitazioni sorte nei quartieri arabi. Dove continuano, però, le demolizioni forzate di edifici che Israele considera «abusivi». E i palestinesi si appellano nuovamente alla comunità internazionale. 


(c.g./g.s.) – Israele fornirà l’acqua potabile a decine di migliaia di case di arabi, sorte negli anni, «illegalmente», a Gerusalemme Est. Lo ha deciso, a inizio novembre, la Commissione ministeriale israeliana competente per il settore non-ebraico della città. La decisione del governo giunge in seguito a un censimento delle abitazioni sorte nei quartieri arabi.

Secondo il censimento, sarebbero circa 160 mila, a Gerusalemme, gli arabi che vivono in case costruite senza una regolare concessione edilizia. Il numero delle dimore «irregolari» è andato crescendo negli anni anche per via della politica dell’amministrazione israeliana che, dal 1967 non rilascia permessi per la costruzione di abitazioni nel settore Est della città. In questo modo, secondo Hagihon, l’azienda municipale delle acque e della rete fognaria, dei 250 mila arabi residenti a Gerusalemme Est, solo 85 mila (circa 16 mila abitazioni), godrebbero di un allacciamento regolare alla rete idrica. I restanti 160 mila ufficialmente sarebbero senz’acqua; verosimilmente invece , riescono a vivere grazie a reti idrauliche auto-installate, connesse irregolarmente alle tubature dei vicini.

«La decisione di autorizzare ufficialmente la fornitura dell’acqua anche a questi cittadini permetterà all’amministrazione di esigere un pagamento per l’acqua che oggi viene, in ogni caso, sottratta», ha spiegato una fonte del ministero dell’Interno. «Gli esseri umani non possono vivere senza acqua, elettricità e pane – ha commentato Benjamin Ben-Eliezer, ministro per le Infrastrutture di Israele -. La situazione che si è venuta a creare nella parte Est di Gerusalemme, con molti allacciamenti "pirati" alla rete idrica, di fatto danneggia la qualità dell’acqua, oltre a sprecarne molta, cosa ancora più grave visto che si tratta di un genere così prezioso per Israele».

La concessione dell’acqua corrente, se dovesse essere portata a termine dall’Amministrazione, potrebbe essere il segno di una certa accettazione da parte di Israele della situazione urbanistica del settore arabo della città. E anche i dati sugli abbattimenti delle abitazioni illegali segnano un certo contenimento, e vanno forse in questa direzione. Nonostante che a Gerusalemme Est non sia mai cessata, da parte del governo israeliano, la pratica della demolizione delle case arabe non autorizzate, B’tselem, il Centro di informazione israeliano per i diritti umani, segnala che sarebbe in corso una progressiva diminuzione del fenomeno: se nel 2004 le abitazioni abbattute furono 104, nel 2006 sono scese a 50, per risalire a 65 nel 2007 e toccare, nei primi mesi del 2008, quota 35. Le demolizioni sono percepite dalla popolazione araba come atti di violenza e prevaricazione. Le ultime, avvenute ai primi di novembre, hanno prodotto animate manifestazioni di protesta con l’intervento della polizia, il ferimento di cinque agenti, e le barricate di cittadini arabi a difesa degli edifici. Secondo un comunicato diffuso l’8 novembre dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina – che contraddice il cauto ottimismo di B’Tselem – il disegno perseguito dalle ruspe israeliane nell’area di Silwan, a sud del Monte degli Ulivi, mira ad abbattere oltre 80 abitazioni per far posto a un parco adiacente al nuovo progettato insediamento di Ir David.

Saeb Erekat, capo della delegazione palestinese impegnata nei negoziati con Israele, ha commentato: «Un anno dopo (la conferenza di) Annapolis non possiamo accettare passivamente che Israele elevi il livello delle sue politiche aggressive nei Territori palestinesi occupati. Il Quartetto deve intervenire per proteggere i palestinesi e le loro case costringendo Israele a tener fede ai suoi impegni».

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