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La storica Anna Foa: «Quei pericolosi roghi…»

26/05/2008  |  Roma
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La storica Anna Foa: «Quei pericolosi roghi…»
La storica Anna Foa.

Anna Foa, docente di Storia Moderna all'Università di Roma La Sapienza, esprime la sua condanna senza appello sull'episodio «assai grave» del rogo di libri «cristiani», avvenuto il 20 maggio scorso, nella cittadina israeliana di Or Yehuda. «Trovo molto grave anche la modalità di andare casa per casa facendosi consegnare i libri per bruciarli in piazza, se le notizie che sono apparse sui giornali sono vere. Mi ricorda l'Iran dei Guardiani della Rivoluzione» dice la professoressa a pochi giorni dal rogo pubblico delle pubblicazioni distribuite da un gruppo di ebrei messianici.


Condanna senza appello da parte della storica Anna Foa, docente di Storia Moderna all’Università di Roma La Sapienza, sull’episodio «molto grave» del rogo di libri «cristiani», il 20 maggio scorso, nella cittadina israeliana di Or Yehuda. «Trovo molto grave anche la modalità di andare casa per casa facendosi consegnare i libri per bruciarli in piazza, se le notizie che sono apparse sui giornali sono vere. Mi ricorda l’Iran dei Guardiani della Rivoluzione» dice la professoressa a pochi giorni dal rogo pubblico delle pubblicazioni distribuite da un gruppo di ebrei messianici, una minoranza di meno di 10 mila persone che riconoscono in Gesù il Messia e fanno proselitismo pur senza aderire ad alcuna Chiesa cristiana. La Foa definisce il grave episodio di intolleranza «particolarmente pericoloso per la società e per il pensiero».

«Non che ci sia da aver paura del proselitismo: in fondo gli ebrei – dice la Foa, storica e discendente da una delle famiglie ebraiche più influenti e attive nella vita sociale e politica italiana – sono sopravvissuti per 2000 anni in mezzo a una propaganda ben più attiva e spesso ben più violenta… Credo che il proselitismo sia una cosa comune un po’ a tutte le società: può infastidire chi non vuol subire la propaganda ma non vedo nulla di strano nel fatto che ci sia. Trovo molto grave il rogo dei libri e ancora più grave che si sia andati nelle case a cercare le pubblicazioni».

«A differenza del rogo del Talmud, che non avveniva dal basso – spiega ancora – qui ci troviamo di fronte a degli studenti di una yeshiva, ultraortodossi che si impongono come guardiani dell’ordine religioso. Credo che la società israeliana, che è certamente una società libera e democratica, debba assolutamente prendere le distanze da episodi del genere, condannarli e fare in modo che non si ripetano: tenere i giovani studiosi delle yeshivot a studiare nelle yeshivot e non mandarli in giro a compiere sequestri del tutto ingiustificati. Credo che sia importante ricordare la lezione di Heinrich Heine: "Prima si comincia con il rogo dei libri (ricordiamo il rogo dei libri nazisti un secolo dopo quello che scriveva il grande poeta tedesco) e poi si passa alle persone": basti pensare al rogo degli ebrei durante la Shoah. Il rogo dei libri è una cosa particolarmente pericolosa per la società e per il pensiero e va condannato. Come ebrea lo condanno con tanta più forza se viene da ebrei, anche se viene da ebrei ortodossi con i quali non mi identifico assolutamente».

La professoressa Foa si associa alla richiesta dell’American Jewish Committee (Ajc) che nei giorni scorsi ha salutato con favore le scuse del vice-sindaco di Or Yehuda, Uzi Aharon, dopo il rogo dei Vangeli e ha chiesto alle autorità israeliane di condannare pubblicamente tale deprecabile episodio. «Bruciare libri, specialmente le Scritture di qualsiasi religione, rievoca memorie dolorose per l’esperienza storica ed etica dell’ebraismo» ha detto il rabbino David Rosen, direttore delle relazioni internazionali dell’Ajc. «Nessuna provocazione – aggiunge – può giustificare tale comportamento offensivo. Speriamo che una forte reazione da parte dei leader israeliani possa fare da deterrente contro la ripetizioni di tali deplorevoli atti».

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