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Gaza. Fumare fa bene (ad Hamas)

29/03/2008  |  Gaza
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Gaza. Fumare fa bene (ad Hamas)
Nuova tassa sul fumo nella Striscia di Gaza.

Fumare a Gaza fa bene. Non tanto a chi fuma, ovviamente, ma almeno alle malandate finanze di Hamas, che non sapendo più dove raschiare i soldi necessari alla gestione della Striscia, ricorre a «stratagemmi fiscali» a dir poco stravaganti: come l'imposta di bollo sulle sigarette di contrabbando, appunto. Nella Striscia è in atto una crisi economica mai vista prima. Così gli amministratori di Gaza, secondo l'agenzia di informazione economica Bloomberg, sono arrivati al punto di tassare per 3 dollari ciascun pacco di sigarette di contrabbando che arriva a Gaza attraverso i tunnel sotterranei dall'Egitto


(c.g.) – Fumare a Gaza fa bene. Non tanto a chi fuma, ovviamente, ma almeno alle malandate finanze di Hamas, che non sapendo più dove raschiare i soldi necessari alla gestione della Striscia, ricorre a «stratagemmi fiscali» a dir poco stravaganti: come l’imposta di bollo sulle sigarette di contrabbando, appunto. Nella Striscia è in atto una crisi economica mai vista prima.

La situazione è aggravata dall’embargo strettissimo imposto da Israele su materie prime, alimentari, energia elettrica, beni di consumo, come reazione all’intensificarsi dello scontro bellico; ma, anche, dal mancato arrivo di aiuti finanziari da parte della stessa Autorità Palestinese, negati dal presidente Mahmoud Abbas a causa delle tensioni tra il suo partito, Fatah, e Hamas.

Così gli amministratori di Gaza, secondo l’agenzia di informazione economica Bloomberg, sono arrivati al punto di tassare per 3 dollari ciascun pacco di sigarette di contrabbando che arriva a Gaza attraverso i tunnel sotterranei dall’Egitto, per rivenderlo poi a un prezzo finale di 5 dollari. Oramai le sigarette che entrano nella Striscia sono solo quelle di contrabbando, visto che gli importatori legali di tabacco sono sotto embargo da parte di Israele, che vuole evitare appunto la tassa di Hamas sul fumo legale.

La raccolta fondi di Hamas si abbatterebbe poi pesantemente anche sui 150 addetti ai tunnel sotterranei con l’Egitto, ciascuno dei quali dovrebbe pagare, per il posto che occupa, un’imposta di 3mila dollari. Introiti significativi sono ottenuti più classicamente con bolli sui certificati di nascita o sulle patenti. Più incredibile invece la «tassa sulla sabbia»: le società di costruzioni oggi devono pagare ad Hamas un tributo per una materia che prima trovavano in abbondanza e gratis.

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