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La Giordania sull’orlo di una grave crisi economica

15/02/2008  |  Milano
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La Giordania sull’orlo di una grave crisi economica
Uno scorcio della capitale giordana, Amman. (foto G. Caffulli)

Oltre la metà dei 5 milioni e mezzo di cittadini giordani potrebbe in pochi mesi scivolare in una situazione di grave povertà. Infatti il governo di Amman ha annunciato un immediato aumento del prezzo del carburante fino a una punta massima del 76 per cento. Gli aumenti, in diversa misura, coinvolgono anche i vari tipi di benzina. Rimane calmierato invece il prezzo del gas in bombola, per consentire alla popolazione di affrontare il freddo del periodo invernale. Alcuni commentatori giordani hanno previsto che così i poveri estremi (attualmente il 30 per cento della popolazione) potrebbero raddoppiare; e al contempo potrebbe peggiorare anche il livello della criminalità.


Oltre la metà dei 5 milioni e mezzo di cittadini giordani potrebbe in pochi mesi scivolare in una situazione di grave povertà. Infatti il governo di Amman ha annunciato un immediato aumento del prezzo del carburante fino a una punta massima del 76 per cento. Gli aumenti, in diversa misura, coinvolgono anche i vari tipi di benzina. Rimane calmierato invece il prezzo del gas in bombola, per consentire alla popolazione di affrontare il freddo del periodo invernale.

Alcuni commentatori giordani hanno previsto che così i poveri estremi (attualmente il 30 per cento della popolazione) potrebbero raddoppiare; e al contempo potrebbe peggiorare anche il livello della criminalità. «Stiamo spendendo milioni per garantire la sicurezza; ma il peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini porterà a un aumento dei crimini, visto che oggi la questione di molti padri è riuscire a sfamare i propri figli – avverte Mohammed Akel, che rappresenta nel Parlamento giordano il campo profughi di Baqa -. La classe media così, scivolerà progressivamente in uno stato di povertà; e i poveri diventeranno sempre più poveri».

Il governo sostiene però di avere poche alternative per risanare l’economia, segnata ormai da un grave deficit, provocato da decenni di prezzi di carburante e cibo calmierati.

«Questo sarà l’anno più difficile della storia del regno – ha commentato il deputato Mahmoud Kharabheh – se incomincia il declino della classe media». In particolare i commenti più preoccupati si sono levati dal Fronte di azione islamica, tuttora all’opposizione.

Si teme che l’aumento del prezzo della benzina possa avere un effetto domino sui servizi e sui beni alimentari di base, così come sui trasporti e gli affitti. Quando la liberalizzazione dei prezzi dovesse partire, un chilo di patate potrebbe passare da tre quarti di dollaro a un dollaro e mezzo. E a peggiorare la situazione è anche l’emergenza freddo che ha colpito 5 mila chilometri quadrati di coltivazioni della valle del Giordano. La Giordania importa patate e pomodori dai Paesi limitrofi, ma gran parte del cibo necessario è prodotto in patria.

Nei tre anni passati, il prezzo del carburante è lievitato gradualmente fino a raggiungere un aumento del 300 per cento. Questo ha causato già enormi problemi ai cittadini con bassi salari, inclusi i dipendenti pubblici e le centinaia di migliaia di persone che vivono con il salario minimo. Lo stipendio medio di un insegnante è di 300 dollari mentre il salario minimo è circa della metà. Secondo il dipartimento di statistica del governo, il 14,5 per cento della popolazione vive in stato di povertà.

Uno dei motivi di questi provvedimenti è il fatto che Amman dal 2003, anno dell’invasione americana dell’Iraq, non può più contare sul petrolio iracheno a prezzo calmierato.

Intanto il governo ha tolto ogni tipo di imposta su 13 elementari beni di consumo, tra cui il latte, e ha assicurato di mantenere invariato il prezzo del pane, ricordandosi bene due rivolte legate al costo del pane che negli anni scorsi costituirono un serio motivo di instabilità per la Giordania: nell’89 la rivolta fu sedata con un bilancio di 12 morti; nel ’96 l’insurrezione portò a uno stato di disordine civile.

La crescita dei prezzi del cibo nel 2007 ha causato malcontento sociale in molti Paesi tra cui Messico, Marocco, Uzbekistan, Guinea, Mauritania e Senegal.

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