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Alla ricerca dell’essenziale

06/02/2008  |  Milano
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Nel numero di gennaio-febbraio il bimestrale Terrasanta dedica il dossier centrale al monachesimo in Palestina. L'esperienza monastica in Terra Santa fiorisce a partire dai primi secoli cristiani e vanta alcune luminose figure di santi eremiti. Ma si tratta di una storia che prosegue anche oggi. Per approfondire il presente del monachesimo in Palestina abbiamo incontrato Daniel Attinger, monaco della fraternità di Bose che vive a Gerusalemme da diversi decenni occupandosi spesso della storia e della presenza monastica in Terra Santa.


(g.c.) – Nel numero di gennaio-febbraio il bimestrale Terrasanta dedica il dossier centrale al monachesimo in Palestina. L’esperienza monastica in Terra Santa fiorisce a partire dai primi secoli cristiani e vanta alcune luminose figure di santi eremiti. Ma si tratta di una storia che prosegue anche oggi. Per approfondire il presente del monachesimo in Palestina abbiamo incontrato Daniel Attinger, monaco della fraternità di Bose che vive a Gerusalemme da diversi decenni occupandosi spesso della storia e della presenza monastica in Terra Santa.

«Dobbiamo ricordare che il monachesimo palestinese presenta fin dalla sua nascita un volto molto variegato: non è solo la vita solitaria nel deserto. Il monachesimo meglio attestato all’origine è quello urbano, a Gerusalemme e a Betlemme, attorno ai Luoghi Santi e alle grandi basiliche. Anche oggi il monachesimo è molto vario. Solo una laura del deserto ha attraversato i secoli fino a oggi e continua ad essere una presenza monastica significativa, quella di Mar Saba dove vivono una quindicina di monaci ortodossi greci. In due altre laure, quella di San Giorgio di Coziba, nel wadi Kelt, e quella della Quarantena, sopra Gerico, esistono certo, ma la vita monastica è ridotta al minimo indispensabile per assicurare la custodia del luogo e l’accoglienza dei pellegrini di passaggio.

Non per questo il monachesimo in Terra Santa è scomparso…
Le comunità monastiche sono numerose, soprattutto nella Chiesa latina (benedettini e benedettine, trappisti, carmelitani e carmelitane, clarisse, comunità monastiche nuove, ecc.), ma la maggior parte delle Chiese orientali trovano nei monasteri il loro cuore vitale: nelle Chiese ortodosse (la greca ortodossa, che ha numerosi monaci e monache sparsi in piccoli monasteri della città santa, ma anche l’armena, la copta, la siriaca o l’etiopica) il patriarca o l’arcivescovo al quale fanno capo vive in un monastero ed è egli stesso monaco. Persino la Chiesa protestante ha una piccola presenza monastica. La questione delle vocazioni presenta anch’essa una somiglianza con il monachesimo antico: allora come oggi la maggior parte dei monaci e delle monache provengono dall’estero; non di meno vi sono alcune vocazioni palestinesi, fin nei monasteri ortodossi russi del monte degli Ulivi.

Ci sono rapporti tra le esperienze di vita religiosa nelle varie Chiese cristiane?
Per le Chiese ortodosse il legame tra monachesimo e Chiesa non costituisce un problema: il monachesimo ne è il cuore e il centro vitale. Questo è certo più evidente per le Chiese piccole (le Chiese ortodosse orientali), ma vale anche per quella ortodossa greca, anche se questo crea dei problemi alla popolazione ortodossa greca che, essendo tutta araba, auspica una gerarchia araba, come avviene nel patriarcato di Antiochia. La situazione è più complessa per le Chiese occidentali che hanno distinto la pastorale dalla vita monastica (sviluppando parallelamente tutta una struttura di religiosi di vita «attiva» o apostolica). Si riconosce generalmente l’importanza di questi luoghi di preghiera che sono come sentinelle che vegliano nella notte e oasi in cui ritrovare la pace e rinnovare la relazione con Dio. Per quanto concerne i rapporti di vita religiosa nelle varie Chiese cristiane, non sono frequenti, almeno a livello ufficiale. Ciò è dovuto al peso della storia di scontri e di incomprensioni reciproche che ha segnato la vita di ciascuna delle Chiese presenti in Terra Santa.

Quale insegnamento ha da offrire il monachesimo palestinese alle comunità di Terra Santa oggi?
Non credo che il monachesimo intenda insegnare… Il monastero è piuttosto un luogo in cui si cerca di imparare a ricentrarsi sull’essenziale, sul nostro rapporto con Dio che non può avvenire se non in un rapporto di fiducia col prossimo. La tradizione palestinese ha molto insistito sulla paternità spirituale. Questo rapporto di discernimento è molto importante non solo per la Chiesa di Terra Santa ma anche per la Chiesa in generale.

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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