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Una croce ingombrante

21/11/2007  |  Nazareth
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Una croce ingombrante
Veduta di Nazareth. La collina sullo sfondo, al centro della foto, dovrebbe ospitare la controversa croce di 60 metri d'altezza. (foto E. Billan)

Nella città di Nazareth si fa un gran parlare del progetto della costruzione di un'enorme croce, The Nazareth Cross. Il tema ricorre nelle conversazioni nelle piazze e ha avuto già risonanza mondiale. Tuttavia c'è ancora mistero sulla sua validità e sul suo destino. Non si sa, infatti, se questo progetto verrà autorizzato. Se lo fosse, prenderà il via la costruzione della croce più alta del mondo proprio a Nazareth, una delle città più care ai cristiani. L'idea, però, non ha raccolto grandi consensi tra le comunità cristiane in Terra Santa. Soprattutto tra i preti e gli alti esponenti del clero si teme di urtare la sensibilità della maggioranza musulmana dei cittadini.


Nella città mariana di Nazareth si fa un gran parlare del progetto della costruzione di una grande croce, The Nazareth Cross. Il tema ricorre nelle conversazioni nelle piazze e ha avuto già risonanza mondiale. Tuttavia c’è ancora mistero sulla sua validità e sul suo destino. Non si sa, infatti, se questo progetto verrà autorizzato o meno.

Il progetto The Nazareth Cross prevede la costruzione della croce più alta del mondo proprio a Nazareth, una delle città più care ai cristiani. L’idea non ha raccolto grande consenso tra le comunità cristiane in Terra Santa, soprattutto tra i preti e gli alti esponenti del clero. Così come non piace nemmeno alle autorità locali. Entrando nel merito del progetto e ascoltando i diversi punti di vista si possono comprendere le perplessità.

Non è cosa da poco immaginare a Nazareth, semplice città i cui edifici più alti non superano i cinque piani, una croce alta 60 metri, con una superficie di 400 metri quadri e decorata con circa 7 milioni e 200 mila tessere di mosaico di varia misura, intagliate a mano. Tutto ciò per dar lustro all’«orgoglio cristiano», in una città con una popolazione al 65 per cento musulmana. Un’impresa del genere potrebbe provocare una crisi e dei disordini tra musulmani e cristiani. Crisi che è stata già scongiurata nel 2000, quando il governo israeliano, sotto la guida del primo ministro di allora, Ehud Barak, autorizzò la costruzione di una moschea nei pressi della basilica dell’Annunciazione, causando grande tensione tra le due comunità. Furono le critiche e le pressioni del mondo cristiano, e di una parte di quello musulmano, a portare alla sospensione dell’iniziativa.

In città il progetto The Nazareth Cross ha creato un clima molto simile ad allora, e i cristiani stessi temono il rischio di proteste e disordini da parte della componente musulmana. Anche se alcuni membri della comunità musulmana vedono nel progetto un vantaggio per l’intera popolazione della zona.

L’iniziativa parte da un gruppo di israeliani e italiani (secondo rivelazioni del quotidiano israeliano Maariv). Ma nel sito ufficiale appositamente creato per il progetto, si legge che esso fa leva su una fondazione no profit, denominata Fondazione Croce di Nazareth, che «è guidata da importanti dirigenti cristiani della comunità di Nazareth, come il presidente della fondazione il vescovo Riah Abu Al-Asal, il dott. Jaber Khoury, la dott.ssa Mary Mashour, ed ancora, il sig. Adi Bajaly, il sig. Talal Musalam, il sig. Rashid Safurry, il sig. Nizar Bulos e infine il sig. Hisham Saad, i quali devolveranno le risorse ricavate dalle opere per il miglioramento della stessa comunità».

La vera origine del progetto è stranamente senza indirizzo, cosa che fa pensare che dietro le quinte – come riferiscono voci non ufficiali – vi siano gruppi di evangelici americani insieme con gruppi sionisti, intenti a creare divisione e tensione in una città come Nazareth, la quale accoglie la più alta concentrazione di cristiani sul territorio e rappresenta il centro più grande di abitanti solamente arabi, composto da cristiani e musulmani insieme.

La croce di Nazareth, che costerebbe dieci milioni di dollari, dovrebbe essere realizzata entro il 2010. Al suo centro, nel punto d’intersezione dei bracci orizzontale e verticale, la struttura ospiterà una chiesa da cui si potrà godere di una vista panoramica sulla città. Nell’area destinata all’opera (800 metri quadri), sono previsti spazi turistici e commerciali, educativi e ricreativi a livello internazionale. Infine «la croce segnerà il punto di entrata al Villaggio di Nazareth, un parco archeologico con scavi che mostreranno la parte più antica della città, presentando una ricostruzione della vita quotidiana ai tempi di Gesù».

Il sito web offre a chiunque la possibilità di partecipare al progetto acquistando una delle tessere del mosaico che rivestirà la croce a un prezzo che può variare tra i 50 e i 300 dollari.

Ma la vera sfida per la comunità cristiana, e in particolare per il clero della Chiesa locale, come è stato riportato in un comunicato stampa firmato dai vari responsabili delle Chiese locali in Galilea, consiste nella valutazione del progetto. Essendo un’iniziativa fondamentalmente commerciale, rischia di distogliere l’attenzione dalla vera attrazione per i trecentomila pellegrini che, ogni anno, raggiungono Nazareth per visitare i luoghi santi, e cioè la basilica dell’Annunciazione e i vari spazi mariani ad essa collegati. Si legge nel comunicato, che le Chiese locali rifiutano assolutamente la strumentalizzazione della religione e dei suoi simboli per scopi commerciali e politici. Proprio per questo dichiarano di respingere il progetto. Il comunicato termina augurandosi per Nazareth e per suoi cittadini di religioni diverse, il successo dello sviluppo commerciale e turistico grazie alla collaborazione delle autorità locale e con il rispetto di tutte le religioni e dei loro simboli.

Il sindaco di Nazareth, Ramez Jaraisy, arabo di fede cristiana, afferma che il progetto non è stato ancora presentato al comune di Nazareth, ma che sicuramente non sarà mai accettato, soprattutto perchè nella zona interessata ci sono già altri lavori in corso. Entro alcuni giorni, forse, sapremo che fine farà. Una cosa è certa: i modi per aiutare la comunità cristiana in Terra Santa sono tanti, senza creare provocazioni che possano offendere i sentimenti religiosi degli uni o degli altri.

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