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«Una parola in comune»

18/10/2007  |  Milano
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Il 13 ottobre, ultimo giorno di Ramadan, 138 leader islamici di 43 Paesi hanno diffuso una lettera al Papa e agli altri responsabili delle Chiese cristiane intitolata «Una parola in comune tra noi e voi». Un testo che - a partire da alcuni versi del Corano e dei Vangeli - parla della cooperazione tra cristiani e musulmani nella costruzione della pace. E che prende esplicitamente le distanze da quanti «provano piacere nel conflitto e nella distruzione, o stimano che alla fine riusciranno a vincere». L'evento è passato in sordina su molti nostri quotidiani, mentre alcuni quotidiani del Medio Oriente vi hanno dedicato molta attenzione. È il caso - ad esempio - del saudita Arab News, con l'editoriale che rilanciamo oggi.


Il 13 ottobre, ultimo giorno di Ramadan, 138 leader islamici di 43 Paesi hanno diffuso una lettera al Papa e agli altri responsabili delle Chiese cristiane intitolata «Una parola in comune tra noi e voi». Un testo che – a partire da alcuni versi del Corano e dei Vangeli – parla della cooperazione tra cristiani e musulmani nella costruzione della pace. E che prende esplicitamente le distanze da quanti «provano piacere nel conflitto e nella distruzione, o stimano che alla fine riusciranno a vincere». L’evento è passato in sordina su molti nostri quotidiani (ad esempio Magdi Allam sul Corriere della Sera non ha ancora ritenuto di scrivere una sola parola su un tema del genere). Invece – ed è un segnale positivo – alcuni quotidiani del Medio Oriente vi hanno dedicato molta attenzione. È il caso – ad esempio – del saudita Arab News, che vi ha dedicato l’editoriale che rilanciamo oggi.

«Abbracciamo in pieno – vi si legge – questa lettera aperta che chiama a una maggiore comprensione tra le nostre due fedi. Diffusa nel giorno dell’Eid al Fitr, esprime la volontà di incontrarsi in buona fede con l’altro per costruire ponti». Ma c’è soprattutto un’idea di questo editoriale che vale la pena di sottolineare: Arab News cita la presenza di esponenti islamici di diverse tradizioni (sanniti, sciti, sufi) e dice che questa è la vera Umma, la comunità dei credenti musulmani. «Ecco la Umma – scrive il quotidiano -, la comunità dei musulmani del mondo, che parla con una sola voce, la voce della maggioranza, che crede nella pace, che è preoccupata per il futuro di tutti noi su questo Pianeta, e non solo dei musulmani, e che vede nei cristiani non dei nemici storici ma dei compagni, nell’unico Dio, per la costruzione della pace». Un ribaltamento interessante di una parola – Umma – che siamo soliti sentir evocare come una minaccia.

Sappiamo bene che all’interno del mondo islamico non tutti la pensano così. Ma se non rilanciamo come un fatto importante queste voci, che razza di islam moderato abbiamo in mente?

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per leggere in italiano la lettera aperta dei 138 leder islamici

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