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Violenza sulle donne. La Giordania si mobilita

25/09/2007  |  Milano
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Questa volta la lunga strada che porta al rispetto dei diritti delle donne in Giordania sembra più spianata. Le istituzioni si sono incontrate con le associazioni umanitarie e il settore privato per dare vita a un progetto con due intenti principali: assicurare il sostegno e gli aiuti alle vittime di violenza e sviluppare una coscienza del fenomeno. A sostegno dell'iniziativa è stato stanziato 1 milione di dollari.


Questa volta la lunga strada che porta al rispetto dei diritti delle donne in Giordania sembra più spianata. Le istituzioni si sono incontrate con le associazioni umanitarie e il settore privato per dare vita a un progetto con due intenti principali: assicurare il sostegno e gli aiuti alle vittime di violenza e sviluppare una coscienza del fenomeno. E non è cosa da poco in un Paese in cui il delitto d’onore è socialmente approvato.

Non è cosa da poco nemmeno che a sostegno dell’iniziativa sia stato stanziato 1 milione di dollari, con il contributo di Usaid, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale. La regina Rania, che ha presieduto la riunione di esperti e attivisti all’origine del progetto, ha commentato: «La violenza sulle donne è contro i nostri costumi, la nostra religione e la nostra legge». Parole forti che arrivano da una voce autorevolissima. È come se Rania, da sempre impegnata per la salvaguardia dei diritti della donne, si rivolgesse direttamente al suo popolo.

Nel concreto il progetto prevede il lancio di una campagna informativa, accompagnata da eventi pubblici di sensibilizzazione. Ci saranno poi corsi di formazione destinati a gruppi della società civile e del settore sanitario: gli staff medici di ospedali sia privati sia pubblici che curano i casi di abuso, impareranno come riconoscere la violenza nelle famiglie. La speranza è di raggiungere circa 42mila donne, sensibilizzarle sul fenomeno ed eventualmente indirizzarle ai centri di assistenza.

Ogni anno in Giordania circa venti donne vengono uccise in nome del rispetto della famiglia. Colpite da un loro stretto parente, perché accusate di adulterio. Anche la violenza tra le mura di casa è una «pratica» diffusa. La legge, poi, prevede pene poco severe: chi si macchia di un delitto d’onore ottiene attenuanti che riducono di molto il periodo di detenzione. Ci sono situazioni drammatiche in cui sono le stesse donne a «punire» una loro famigliare o a giustificare comunque la violenza. È stato anche accertato che in diversi casi le ragazze, uccise perché sospettate di aver avuto rapporti con un uomo prima del matrimonio, erano in realtà vergini. «Alcune persone hanno paura di ammettere la presenza del problema nella famiglie giordane, c’è chi nega addirittura l’esistenza degli abusi sulle donne – spiega Momen Hadidi, a capo dell’Istituto per la medicina forense – ora è come una malattia: se non si cura subito può diffondersi e diventare incontrollabile».

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