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La Giordania sfonda al cinema

17/09/2007  |  Milano
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La Giordania sfonda al cinema

Ai tempi di Indiana Jones e l'ultima crociata, furono le rovine di Petra ad essere scelte per custodire il Santo Graal, pubblicizzando a livello internazionale, una delle meraviglie del mondo moderno. Oggi la Giordania scopre di avere un paesaggio adatto ad ogni location cinematografica: dai castelli nel deserto alle rive del Mar Morto, dalla città dei mosaici di Madaba al monte Nebo, passando per il mercato di Amman. Oltre al turismo, il regno punta a sviluppare la nascente industria del cinema locale per attirare troupe televisive e registi con set adatti ad ogni genere.


Ai tempi di Indiana Jones e l’ultima crociata, furono le rovine di Petra ad essere scelte per custodire il Santo Graal, pubblicizzando a livello internazionale, una delle meraviglie del mondo moderno. Oggi la Giordania scopre di avere un paesaggio adatto ad ogni location cinematografica: dai castelli nel deserto alle rive del Mar Morto, dalla città dei mosaici di Madaba al monte Nebo, passando per il mercato di Amman. Oltre al turismo, il regno punta a sviluppare la nascente industria del cinema locale per attirare troupe televisive e registi con set adatti ad ogni genere.

L’ultimo ad approfittare di comparse e sfondi a cielo aperto è stato Brian De Palma. Alla 64.ma Mostra del Cinema di Venezia, il regista americano ha vinto il Leone d’argento con Redacted, ovvero «censurato», riferito al lavoro di pulizia che il governo Usa compie su foto, notizie ed immagini della guerra in Iraq. Il film ricostruisce uno degli episodi più ignobili della guerra irachena, lo stupro di una ragazzina di 14 anni, poi uccisa insieme alla sua famiglia. I responsabili sono cinque soldati americani, dislocati a Samarra, che non si vergognano di lasciare in rete testimonianze e confessioni di quanto accaduto.

Le riprese del film sono state effettuate, per la maggior parte, a est della capitale Amman in quattro settimane. Oltre a confermare la Giordania come una meta ideale per le produzioni cinematografiche, la troupe di Redacted ha speso due milioni di dollari, coinvolgendo circa 250 persone del posto. Accogliere grandi registi stranieri, infatti, non è solo segno di prestigio, ma comporta anche vantaggi economici e occupazionali per una terra che vuole rimanere al passo con la modernità. Per essere scelti però bisogna offrire servizi adeguati. Così, nel febbraio scorso è iniziata la costruzione del nuovo Multi Media Center ad Amman, una costruzione caratterizzatra da uffici, studi di produzione e librerie, pensata per sviluppare la cultura del cinema ed offrire infrastrutture che attirino le compagnie. Ad incoraggiare le produzioni ci pensa la Royal Film Commission (Rfc), costituita nel 2003 per promuovere l’industria audiovisiva giordana a livello mondiale attraverso l’apporto di personale tecnico locale. Da quest’anno, l’indotto che ruota intorno alla produzione di film ha iniziato a crescere e ad incidere positivamente nel bilancio del Paese. Sono state sei le pellicole girate e, a giorni, dovrebbe essere completata anche Hurt locker di Kathryn Bigelow col suo bilancio di cinque milioni di dollari. Non saranno le cifre di Hollywood, ma per girare qualche esterno in Giordania può bastare.

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