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Le Suore del Rosario: arabe per costituzioni

04/07/2007  |  Gerusalemme
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Sono 260 distribuite in 63 case in tutto il Medio Oriente. Fondate a Gerusalemme nel 1880, le Suore del Santo Rosario sono una comunità religiosa molto particolare nel panorama della Chiesa universale. In base alle proprie Costituzioni, la congregazione accoglie soltanto suore  di origine araba. A metà giugno sono balzate all'attenzione delle cronache internazionali per gli atti di vandalismo contro la loro scuola di Gaza City, a margine del conflitto tra le fazioni armate di Hamas e Fatah. «La bufera passerà! - dicono le suore - Del resto quaggiù tra la comunità cristiana e musulmana vi sono sempre stati grande tolleranza e rispetto. Resta però il timore che qualcuno voglia provocare la rottura dei rapporti di pacifica convivenza».



Le Suore del Santo Rosario sono una comunità religiosa molto particolare nel panorama della Chiesa universale. È l’unica congregazione che, sulla base delle proprie Costituzioni, accoglie soltanto suore  di origine araba.

Fondata nel 1880 a Gerusalemme da don Youssef Tannous Yamin e da madre Maria Alfonsine, la congregazione è oggi diffusa in tutto il Medio Oriente. Il seme apostolico gettato dai due fondatori è divenuto un albero poderoso e le Suore del Santo Rosario sono presenti in Palestina, Giordania, Libano, Egitto, Golfo Arabico, Kuweit e Siria.

Molto conosciute e apprezzate nel mondo arabo, sono balzate alle cronache nelle scorse settimane per gli atti di vandalismo contro una loro scuola, compiuti il 14 giugno a Gaza City da giovani estremisti, a margine del conflitto tra le fazioni armate palestinesi.

Le suore di Gaza ora si trovano a Gerusalemme nella casa generalizia, situata accanto alle scuole primaria e secondaria in Beit Hanina, un sobborgo arabo di Gerusalemme.

«La bufera passerà! Del resto i cristiani sono sempre stati visti come fratelli e sorelle di un unico popolo. I dirigenti di Hamas e quelli di Fatah si sono affrettati a condannare gli atti di vandalismo e hanno promesso di ripagare tutti i danni subiti. Tra la comunità cristiana e musulmana vi sono sempre stati grande tolleranza e rispetto. Vero è che un po’ di paura è subentrata, soprattutto per la preoccupazione che qualcuno voglia provocare la rottura dei rapporti di pacifica convivenza che finora hanno contrassegnato la storia dei cristiani e dei musulmani in Palestina». È questo il commento delle suore, oltre non desiderano andare. Stanno soffrendo per la lontananza dalle loro giovani e pregano, aspettando di poter tornare al loro lavoro.

In Beit Hanina abbiamo avuto la possibilità di visitare, accompagnati dalle due direttrici, suor Hortense Nahhalah e suor Ildefonsa El Hajjeh, due scuole moderne ed efficienti, frequentate dal 90 per cento di musulmani e dal 10 per cento di cristiani.
 
Madre Ildefonsa, lei è la segretaria generale della congregazione. Può darmi qualche numero e qualche informazione sulla distribuzione delle vostre comunità?
La Congregazione conta 260 suore e gestisce 63 case in Medio Oriente. Dal punto di vista gerarchico le comunità dipendono dal vescovo locale. Le suore, oltre che nelle responsablità pedagogiche ed educative delle proprie scuole, sono molto presenti nell’apostolato delle parrocchie. In particolare si impegnano nella visite alle famiglie, nell’animazione dei gruppi mariani, nella collaborazione con le altre realtà ecclesiali e nel catechismo. Ma la cosa più importante è che le Suore del Santo Rosario cercano di essere fedeli al loro carisma, radicandosi nelle culture del Medio Oriente, per annunciare il Vangelo e portare a tutti la gioia di Maria.

Madre Hortense qual è la missione delle Suore del Santo Rosario e quali sono le principali attività che esse svolgono?
La missione fin dagli inizi è stata quella di annunciare l’amore di Dio e del prossimo attraverso la devozione al santo rosario, la meditazione dei suoi misteri e la testimonianza di dedizione ai popoli del Medio Oriente per il loro sviluppo umano ed educativo. Dunque un impegno di evangelizzazione vissuto attraverso la carità, la condivisione di vita e l’impegno educativo.
A questo proposito l’istituto si è dato gli obiettivi di portare avanti le opere di carità e di provvedere all’educazione delle ragazze per favorire l’emancipazione della donna. Da questo nascono le nostre attività, aperte a tutti senza discriminazione di religione o di razza: scuole, case di accoglienza per pellegrini, ospedali, dispensari, centri di cultura, opere parrocchiali.

Ci sarà la pace in Terra Santa?
Noi preghiamo e operiamo per questo ma le cose in questi ultimi 20 anni sono molto peggiorate. Noi non vedremo questa pace ma è certo che soltanto la pace potrà dare prosperità e serenità ai popoli dell’Oriente. Noi sappiamo che Cristo ha promesso la pace agli uomini di buona volontà e quindi conserviamo questa ferma speranza.

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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