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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Sulle orme di Mosè

19/06/2007  |  Milano
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Vorremmo condividere con voi alcune brevi riflessioni regalateci da una giovane studentessa lombarda all'indomani di un viaggio sulle orme di Mosè. Ciò ci dà l'opportunità di invitare tutti i lettori che lo volessero a inviarci le loro impressioni dopo un pellegrinaggio o un viaggio nelle terre della Bibbia. Pubblicheremo in questo spazio i testi più significativi.



La giovane autrice di queste riflessioni ha preso parte dal 20 al 29 maggio scorso a un viaggio «sulle orme di Mosè», promosso dai padri claretiani e dalla Comunità di via Gaggio (Malgrate, provincia di Lecco). Il breve testo non è un diario, ma una sorta di ascolto del proprio animo che vibra a contatto con la terra che fu teatro degli eventi biblici.

* * * 

Una settimana in viaggio, sulle orme di Mosè e di se stessi. Ci porterà dal Cairo al Sinai, passando per il deserto roccioso fino al mare, per poi risalire la Giordania e affacciarci su Israele dalla terrazza del Monte Nebo. Catapultati dal volo in tempi e spazi che non possiamo dire nostri, ma dove forse scopriamo ciò che di noi, a casa nostra, non potremmo capire.

Passare i luoghi di un popolo e di un uomo che lo ha condotto alla Terra e dunque all’identità, non è solo ripercorrere la storia, non è un esercizio didascalico. Come integrare i luoghi con la nostra vita? Come lasciare che ci parlino, che ci ridefiniscano? Forse si tratta di ripensarli in una dimensione altra, non precostituita, non racchiusa negli schemi per cui l’Egitto è la terra della schiavitù e Petra è la facciata del Tesoro. Si tratta di non sottostare alle ideologie dei luoghi, dei partiti, delle religioni, ma di condividere attimi di storie, vita quotidiana, incontri con chi abita la terra, essere sensibili agli angoli, alle pieghe. Alle possibilità del pensiero.

Egitto è anche terra di accoglienza, per Giuseppe e i suoi fratelli, per Giuseppe e Maria. Al Cairo il quartiere copto tramanda di questo soggiorno, poco importa che il luogo sia realmente quello: è utile al folclore. A noi basta che suggerisca pensieri altri.

Egitto è terra delle piramidi e dei faraoni, ma anche della città dei morti, quartiere dove la gente vive sopra le tombe – come si resiste alla vita di oggi? – dove da case fatiscenti pendono parabole satellitari (come si resiste all’impatto tecnologico e culturale della modernità?).

L’Egitto è terra del Nilo ma anche del deserto. Il deserto è la terra dell’attesa… si attende una Terra promessa, si at-tende l’acqua, si de-sidera il cielo. Il deserto è il tempo e il luogo della prova ma anche dell’incontro. «Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Osea, 2,16). Là dove si è più fragili, dove si è legati alla vita e alla morte ad uguale distanza, là dove si è più soli, là Dio raggiunge. Finanche là, a dire di quanta strada può percorrere per incontrare il cuore dell’uomo.

E così nel mio ricordo la notte di ascesa al Sinai sarà culla di terra e culla di cielo. Culla di popoli e generazioni… «Ti darò una discendenza numerosa come le stelle del cielo». Fievoli luci, come specchio alle stelle, salgono la montagna nel buio di velluto della notte. Cosa cercano? Quali domande? Quale bisogno?

Verso cosa camminiamo? Che cosa at-tendiamo sulla vetta? Si sale insieme, insieme si scende… Come si vive, poi, insieme al diverso? Che cosa rende santo un luogo? Forse è la gente che vi passa che ne rinnova la sacralità ogni giorno. La gente, con la sua vita, la sua povertà, le sue speranze. Nessun luogo è santo senza qualcuno che lo abiti, o lo desideri.
In fondo alla valle mi inerpico su una roccia con Yousef, la nostra guida beduina. Ha la mia età. Guardiamo il monastero di Santa Caterina con la sua moschea e il suo campanile. Guardo noi due. Un altro specchio…

La Giordania ha un volto diverso. Parla una lingua verde e antica, di molti popoli. Circondata da Paesi in guerra fa prove di equilibrio. Voglia di Occidente e affermazione delle appartenenze, di un’identità che si sente minacciata… È cresciuto negli ultimi anni il numero di donne che portano il velo. Irrigidimento che è anche delle Chiese: il quartiere copto asserragliato in una cittadella, la Chiesa cattolica che urla le prediche dai megafoni, contrattacco ai minareti. Ancora una volta sono le persone che condividono la vita a tracciare le vie possibili di incontro, in quegli spazi, lontani dai luoghi istituzionali, dove non si ha paura di «fermentarsi a vicenda», per usare un’espressione del cardinal Carlo Maria Martini.

Il nostro viaggio è quasi finito…

Petra è centinaia di tombe, di scale nella roccia e scale sulle tombe che conducono al cielo. Di volti luminosi di bimbi che vendono pietre e collane, di uomini che recitano la loro preghiera con la stessa umanità alta con cui fanno il loro lavoro di spazzini – che cosa li attende domani? Che cosa, invece, attende me al mio ritorno?

In questi Paesi si è una minoranza. Si è una minoranza nel mondo e lo hai sempre saputo. Adesso non potrai dimenticarlo. Adesso che sai cosa significa essere guardati come «stranieri», adesso che ti osservi da un’altra direzione, con lo sguardo da Oriente…

Il saluto a questa terra è sul Nebo: guardare la Terra promessa, senza poterci entrare… Quel senso di incompiuto che domina tutte le cose umane e che affida al futuro, ad altri…

E Mosè? Che ne è stato di lui nel viaggio? Ci lascia l’invito, il compito: essere, come lui, mediatori tra gli uomini, in contesti come questi di rigidità, ma anche nelle nostre vite che ci attendono lontano, a casa.

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