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Israele a tavola

25/06/2007  |  Milano
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Questo libro di Laura Sacerdoti Liberanome non è solo un libro di ricette come si sarebbe portati a pensare. Solo una parte, infatti, è riservata ad alcune ricette tipiche, come ad esempio il challah o gli involtini di verza o i dolci di arance. Anche in questa sezione, del resto, i vari piatti sono comunque preceduti da note legate all'origine e alla storia della singola pietanza. Il volumetto ha il pregio di condensare in poche pagine e in modo chiaro e interessante la storia, la cultura e la tradizione della cucina ebraica, svelando anche alcuni particolari curiosi.


Israele a tavola, di Laura Sacerdoti Liberanome – pubblicato in occasione della mostra Israele. Arte e vita 1906-2006 realizzata al Palazzo Reale di Milano lo scorso inverno – non è solo un nuovo o ennesimo libro di ricette come si sarebbe portati a pensare. Solo una parte, infatti, è riservata ad alcune ricette tipiche, come ad esempio il challah o gli involtini di verza o i dolci di arance, ma anche in questa sezione, che tra l’altro, è la parte conclusiva del libro, i vari piatti sono comunque preceduti da note legate all’origine e alla storia di quella pietanza.

Il testo ha il pregio di condensare e sintetizzare in poche pagine e in modo chiaro e interessante la storia, la cultura e la tradizione della cucina ebraica, svelando anche alcuni particolari curiosi, come il fatto che il piatto tipico cholent (una zuppa di legumi e carne), richiama il concetto di calore, poiché, come spiega l’autrice, «cholent deriva dal francese medievale chauld (caldo) e lent (lento), in merito alla sua lunga cottura. Mentre secondo un’altra interpretazione, cholent deriva da shule (sinagoga o scuola talmudica in yiddish) e end (fine), a significare che nel tragitto dalla yeshivah (scuola di studi ebraici) a casa, gli studenti ne sentivano il profumo intenso».

Nell’introduzione al testo, l’autrice tiene a sottolineare che per il popolo ebraico il cibo e il mantenimento della sua tradizione, assumono anche un significato di identità, di continuità e di speranza per il futuro.

E questa è anche la ragione per cui i primi capitoli sono dedicati alla tradizione, come Un popolo unico: varie tradizioni culinarie, dove vengono indagati gli ingredienti usati o le abitudini alimentari, diverse in base al luogo di provenienza. Per gli ashkenaziti, ad esempio, l’avvento, nella prima metà dell’Ottocento nell’Europa dell’Est, di un ingrediente a buon mercato come la patata, ha costituito l’elemento base della loro cucina e ha inoltre contribuito ad abbattere il tasso di mortalità.

La cucina sefardita, invece, è speziata, aromatica e ricca di colori, dal momento che i principali insediamenti erano nei Paesi del bacino del Mediterraneo, in Africa del nord e in Europa del sud.

Il testo procede poi con un percorso storico-culinario che parte dal 1906 e arriva fino alle tavole dei giorni nostri.

Questo libro dunque permette di seguire lo sviluppo non solo culinario, ma anche storico, economico e sociale del popolo ebraico e si presenta ai lettori in una veste grafica agevole e capace di incuriosire.

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