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Le radici dell’altro

21/05/2007  |  Milano
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Le radici dell’altro
Il rotolo della Torah.

Studiare le radici dell'altro per favorire la via della comprensione reciproca. È l'idea che rilanciamo oggi attraverso un articolo uscito in questi giorni sul Jerusalem Post. Racconta la storia di una donna arabo-israeliana, Nibal Khouri, che ha scelto di approfondire la conoscenza della Torah e del Talmud in un'Accademia di studi ebraici.


Studiare le radici dell’altro per favorire la via della comprensione reciproca. È l’idea che rilanciamo oggi attraverso un articolo uscito in questi giorni sul Jerusalem Post. Racconta la storia di una donna arabo-israeliana, Nibal Khouri, che ha scelto di approfondire la conoscenza della Torah e del Talmud in un’Accademia di studi ebraici. La storia di un’insegnante di geografia di 39 anni nata in una famiglia cristiana e che ha svolto il suo lavoro soprattutto con ragazzi musulmani. E proprio raccontando questa Terra affascinante e tormentata ha maturato il desiderio di capire che cosa rappresenti anche per gli ebrei.

Una storia controcorrente la sua, come spiega bene l’articolo del Jerusalem Post che racconta le difficoltà (burocratiche ma non solo) degli studenti arabi israeliani nell’accostarsi a studi universitari dedicati alla cultura ebraica. «Avvertivo di non conoscere davvero la storia degli ebrei e la storia di questo Paese – dice invece Nibal Khouri spiegando la sua scelta -. Voglio sapere la verità. Mi aiuterà come cittadina e come guida turistica. Ma soprattutto io vivo in mezzo agli ebrei; e dunque ho bisogno di conoscerli meglio». Nell’articolo è interessante anche l’osservazione proposta dal rabbino Ron Kronish, dell’Interreligious Coordinating Council: il vero problema di oggi – dice – è la separazione crescente tra arabi ed ebrei anche all’interno di Israele. «Per imparare a conoscersi – aggiunge – bisogna creare l’ambiente giusto».

È la scelta coraggiosa di Nibal Khouri. L’ennesima testimonianza di come, tra la gente di Terra Santa, siano in tanti e con tante piccole scelte quotidiane a provare davvero a cambiare le cose.

Clicca qui per leggere l’articolo del Jerusalem Post

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