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La sferza del patriarca

02/05/2007  |  Roma
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La sferza del patriarca
Il patriarca maronita, card. Nasrallah Sfeir, con il segretario di Stato americano Condoleezza Rice (foto di repertorio).

L'anziano cardinal Nasrallah Sfeir (87 anni) ha partecipato nei giorni scorsi, in Vaticano, ai lavori della Pontificia accademia delle Scienze sociali. Il capo dei cattolici maroniti libanesi non lasciava il suo Paese dalla guerra dell'estate 2006. Insieme con gli altri vescovi, Sfeir chiede da mesi maggiore coesione e un più forte senso di responsabilità ai suoi connazionali e, in particolare, ai politici. In una breve intervista che ci ha concesso nei giorni scorsi, il cardinale non nasconde il suo allarme: «La situazione - dice - è confusa. Sono trent'anni che andiamo avanti così, ma stavolta è peggio che in passato».


Un nuovo appello a tutti i libanesi a «fare uno sforzo per ritrovare l’unità» e a tutti gli Stati limitrofi e occidentali perché «non cerchino il loro interesse, ma quello del Libano» per superare il grave stallo politico-istituzionale in cui versa il Paese dei cedri è stato rivolto dal patriarca maronita, Nasrallah Sfeir, a margine di un convegno promosso dalla Pontificia accademia delle Scienze sociali in Vaticano. A Roma per parlare di «pace e giustizia sociale» alla luce dell’enciclica Deus Caritas est, l’87enne cardinale ha sottolineato l’urgenza di preservare l’insostituibile esperienza di coesistenza islamo-cristiana in Libano, e di scongiurare i rischi di una nuova guerra civile che secondo gli osservatori si sta profilando all’orizzonte.

«La situazione in Libano è confusa – spiega il patriarca – e non è cosa di ieri: sono trent’anni che andiamo avanti così, ed il copione si ripete. Ma stavolta è molto più grave che in passato. Oggi i libanesi sono spaccati: gli uni con i siriani e gli iraniani, gli altri con l’Europa e gli Stati Uniti. Dunque si può dire che non sono più se stessi: sono strattonati fra gli uni e gli altri. E ci sono degli interessi dall’una e dall’altra parte, fra i siriani e gli anti-siriani… Non mancano pretesti religiosi: gli sciiti stanno con gli iraniani perché sono correligionari, mentre i cristiani stessi sono divisi: gli uni con i sunniti e gli altri con gli sciiti… e la confusione purtroppo regna sovrana».

Eminenza, perché pensa sia ancora peggio che in passato?
Per via del Tribunale internazionale invocato da più parti per far luce sull’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri e di un’altra quindicina di persone uccise dopo di lui. Alcune personalità stanno remando contro la formazione del Tribunale perché sono esse stesse accusate d’esser coinvolte nel suo assassinio. E dunque invocano non il capitolo 7, ma il capitolo 6 della Carta delle Nazioni Unite invocando la «sovranità del Libano» (il VI capitolo è dedicato alla «Soluzione pacifica delle controversie» e attribuisce al Consiglio di sicurezza azioni e misure più blande di quelle previste dal capitolo successivo, che si occupa di minacce alla pace e atti di aggressione – ndr) . Ma non è vero: non è così che al Libano viene garantita la sua indipendenza.

Che cosa potrebbe accadere se, come ha paventato di recente il ministro degli Esteri saudita, il principe Abdullah, il presidente Emile Lahoud prima di andarsene (il mandato presidenziale scade a settembre – ndr) nominasse un nuovo governo senza che si dimetta il governo del premier Sinora?
Ci sarebbero due governi e sarebbe la catastrofe per il Paese. Io imploro Dio perché possa illuminare gli spiriti e ci siano delle elezioni con un solo presidente, un solo governo ed il Parlamento funzioni come deve funzionare. Ed oggi non sta avvenendo questo: abbiamo un presidente che non riconosce la legittimità del governo; il governo a sua volta non riconosce la legittimità del presidente; e tutti e due sono contro il Parlamento…

Qual è il significato del crudele assassinio perpetrato tre giorni fa dei due ragazzi sunniti Ziad Ghandour e Ziad Qabalan, nel quartiere druso di Beirut?
Qualcuno sta cercando di spingere il Libano verso la guerra civile, coinvolgendo dei poveri innocenti che hanno l’unica colpa di appartenere a una fazione.

Chi ha in mano la soluzione di questa crisi?
Non dipende da un Paese o da un altro ma dalle Nazioni Unite e, in ultima istanza, dalla buona volontà dei libanesi di smetterla di litigare e di trovare un accordo.

Che cosa chiede ai cristiani del suo Paese e alla comunità internazionale?
I cristiani del Libano devono fare uno sforzo per ritrovarsi insieme, uniti, e i cristiani all’estero devono invocare da Dio il dono della pace per il Libano. E le grandi potenze certamente devono rinunciare ai loro propri interessi per cercare gli interessi dei libanesi.

In questi giorni in Israele fa discutere il rapporto Winograd sulla conduzione della guerra in Libano. Come vede gli sviluppi del processo di pace nell’area?
Auspico che ci siano relazioni di pace fra le nazioni, non solo in Medio Oriente ma in tutto il mondo. E questo è impossibile finché ciascuno Stato cerca il proprio interesse a discapito di quello degli altri. Israele può facilmente raggiungere la pace con alcuni Paesi arabi… bisogna trovare una mediazione perché la pace regni anche fra Israele, Siria e Libano. L’Arabia Saudita ad esempio fa quel che può per riavviare i negoziati e tenere uniti i palestinesi. Israele deve fare la pace con i palestinesi, con i siriani e con il Libano così come ha fatto la pace con altri Paesi arabi. Preghiamo Dio che ciascuno di noi possa cercare la pace in tutto il Medio Oriente e nel mondo.

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