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Chagall alla Fondazione Mazzotta

17/10/2006  |  Milano
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Chagall alla Fondazione Mazzotta
Veduta del Krak des Chevaliers, in Siria. (foto G. Caffulli)

È un Marc Chagall coreografo del colore quello che, insieme a Joan Mirò, possiamo apprezzare nella mostra allestita fino al 14 gennaio 2007 presso la Fondazione Antonio Mazzotta a Milano. Il pubblico potrà usufruire di una ricca selezione di opere tratte dal repertorio grafico dell’artista. Chagall propone stati d’animo e pensieri, attinti, nella maggior parte dei casi, dalla tradizione ebraica a cui appartiene.


Marc Chagall (Vitebsk 1910 – Saint-Paul-de-Vence 1985), insieme a Joan Mirò, è protagonista dell’esposizione inaugurata giovedì 13 ottobre e aperta fino al 14 gennaio presso la Fondazione Antonio Mazzotta (in Foro Buonaparte, 50) a Milano.

Un artista «mistico e aereo» – secondo le parole di Dominique Païni, curatore della mostra – e in costante ricerca di un luogo in cui «mettere radici». Di origini bielorusse, primogenito di nove figli di una famiglia ebraica, Chagall si trasferisce molto giovane a Parigi dove ha modo di confrontarsi con la fervente realtà dell’avanguardia parigina dell’epoca e di sviluppare il proprio percorso creativo. Ma curiosità e irrequietezza non gli permettono di adagiarsi e lo spingono a compiere numerosi viaggi, molti dei quali nella Palestina ai tempi del Mandato britannico. Soggiorni che lasceranno un segno profondo nella sua opera e che lo portano a misurarsi con diverse tecniche. Ne sono testimonianza la malinconica tela Solitudine del 1933, conservata presso il Tel Aviv Museum, e alcune opere a carattere pubblico: gli arazzi che decorano la sala del Parlamento d’Israele a Tel Aviv, le decorazioni parietali per il Parlamento di Gerusalemme e le vetrate per la sinagoga del Hadassah Medical Center vicino a Gerusalemme, per ciascuna della quali ha rappresentato una tribù di Israele.

La mostra        propone una ricca selezione di opere tratte dal repertorio grafico dell’artista, dalla quale si delinea con precisione che l’opera incisoria ha rappresentato per Chagall un mezzo efficace per proporre stati d’animo e pensieri, attinti, nella maggior parte dei casi, dalla tradizione ebraica di provenienza.

Colore, linee e forme vengono qui sapientemente combinati, in un gioco coreografico, per restituire all’osservatore un mondo onirico, popolato da suggestioni, sogni ed esperienze legate principalmente al periodo parigino. L’attenzione è attirata dai colori che “abbagliano lo sguardo offrendo il ritmo del loro tratto come una danza mentale” (Dominique Païni). In opere quali Paesaggio blu, La Domenica o Il Suonatore di faluto, emerge tutta la carica espressiva e l’afflato di magia che l’artista, attraverso la poetica del colore, ha saputo imprimere alle sue opere.

 

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