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Saper guardare oltre le apparenze

Enrico Danesi
26 settembre 2006
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Saper guardare oltre le apparenze

Approda alla versione home video il film di Liev Schreiber Ogni cosa è illuminata. L'attore ebreo si cimenta per la prima volta con la macchina da presa nel ruolo di regista e sceneggiatore. La sua opera prima è un prodotto assolutamente singolare, con il ruolo di protagonista affidato a Elijah Wood, l'attore americano consacrato agli occhi del grande pubblico dal successo cinematografico della saga del Signore degli anelli.


Arriva finalmente in home video, dopo un percorso nelle sale gratificato dal passaparola degli appassionati, il bel lavoro di Liev Schreiber, Ogni cosa è illuminata. Aitante attore di origine ebraica, specializzato in ruoli drammatici (è stato Orson Welles in RKO 281 e un ambiguo eroe di guerra in The Manchurian Candidate), Schreiber si è cimentato per la prima volta dietro la macchina da presa a partire dall’omonimo best-seller del giovane ebreo americano Jonathan Safran Foer, accolto nel 2002 dagli osanna della critica internazionale (compresa quella italiana).

Il film, come il libro, prende le mosse dalla ricerca intrapresa da Jonathan, studente alter ego dello scrittore, sulle tracce di una donna che, nell’attuale Ucraina, durante la seconda guerra mondiale, salvò suo nonno dalla furia nazista. Gli indizi di partenza sono rappresentati da una fotografia d’epoca e dal nome di un villaggio, Trachimbrod, che tuttavia nessuno sembra ricordare. La vicenda di Jonathan (interpretato da un Elijah Wood efficace anche dopo l’esperienza de Il signore degli anelli) si intreccia con quella di Alexander Perchov (che è anche la voce narrante del film), un ragazzo di Odessa, a sua volta nipote di un uomo che sembra aver perso memoria della sua «ebraicità» al punto da essere diventato un feroce antisemita. Durante il viaggio comune dentro la memoria e il passato, Jonathan e Alexander scopriranno una matrice comune (che affonda le radici nella cultura yiddish) e addirittura vedranno sovrapporsi frammenti di vita vissuta.

Ogni cosa è illuminata è un film assolutamente singolare travestito da road movie, che a partire da un incipit in cui prevalgono elementi comici e surreali, si trasforma progressivamente in dramma, senza tuttavia caricare gli effetti tragici della materia o indulgere a patetismi. I protagonisti realizzano piuttosto, accanto al viaggio fisico in cerca delle proprie radici, un viaggio dell’anima. È giusto conservare tracce della nostra memoria, sembra suggerirci il regista: ma la realtà è davvero illuminata solo se sappiamo guardare con sguardo profondo e, in particolare, se la guardiamo senza filtri.

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