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Giovanni-Maometto. Dall’islam a san Francesco senza negare le radici

Silvia Bona
29 maggio 2006
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Giovanni-Maometto. Dall’islam a san Francesco senza negare le radici

Storia, più unica che rara, di un giovane marocchino della prima metà del Novecento che si mette a studiare la teologia cristiana in un'università parigina per poter confutare con cognizione di causa il cristianesimo. E invece finisce per subirne il fascino fino al punto di chiedere il battesimo e indossare il saio francescano. Da frate porterà il duplice nome di Giovanni-Maometto, per volere di Papa Pio XI che suggella così il suo desiderio di non rinnegare il legame profondo con le proprie radici religiose islamiche.


Racconta di una «fede duplice agli occhi degli uomini ed unica a quelli di Dio» il libro di cui parliamo questo mese. Si tratta di Musulmano  e cristiano e vi si narra la vicenda di Giovanni-Maometto, francescano marocchino che nella Francia della prima metà del Novecento si è fatto, con i suoi studi e soprattutto con la sua vita,  trait-d’union tra i due mondi, quello musulmano e quello cristiano appunto, mostrando come la «conoscenza interiore» di ciascuna delle due fedi apra quasi necessariamente all’altra.
Nel Marocco, tra cristiani e musulmani, corre invece «una barriera di odio ed ignoranza»: per i cristiani l’islam è solo un’eresia da combattere, per i musulmani il cristianesimo è solo uno strumento della colonizzazione. Condividendo questo atteggiamento Muhamad avverte l’esigenza di conoscere meglio la religione nemica per combatterla e si iscrive così alla facoltà di Teologia di Parigi. Mano a mano che gli studi progrediscono l’ostilità diventa curiosità, poi passione: il cristianesimo gli si rivela come invito alla misericordia, «legge per piacere a Dio», strada per essere un vero muslim (colui che è sottomesso). Un ostacolo gli impedisce però di entrare nella Chiesa: farsi cristiano significa rinnegare il profeta Maometto, che per primo lo ha condotto a Dio.
L’udienza con Pio XI scioglie la contraddizione: il Vangelo comanda l’amore per ciascun fratello, dunque incoraggia, non si oppone al legame con il primo maestro. Muhamad si fa battezzare e Pio XI inventa per lui il nome Giovanni-Maometto che esprime insieme la sua duplice fedeltà a Cristo e al Profeta. Ma anche la sua particolare missione: testimoniare l’islam nella Chiesa e promuovere il dialogo tra musulmani e cristiani.

Il libro attraverso il racconto delle difficoltà incontrate e delle conquiste fatte, l’analisi degli scritti e la ricostruzione dei ragionamenti  del giovane marocchino, fa emergere la novità e l’attualità del suo metodo: testimonianza e dialogo non nascono dal proselitismo, ma da una profonda conoscenza della fede propria e altrui, che necessariamente converte all’amore, unica vocazione di ogni religione. Se i musulmani scopriranno l’interiorità del cristianesimo percorreranno a ritroso, come lui ha fatto, il cammino che li ha condotti all’odio verso i cristiani. Se i cristiani torneranno consapevoli della propria vocazione all’amore inevitabilmente guarderanno ai musulmani, secondo l’indicazione di san Francesco, di cui Giovanni-Maometto ha vestito l’abito, come ad «amici veri che molto dobbiamo amare».

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