
Il 29 ottobre il Caritas Baby Hospital di Betlemme ha inaugurato l’«Ala del Giubileo», reparto di chirurgia pediatrica diurna per i bambini palestinesi. Costruita in tre anni, tra guerra e blocchi, grazie a donazioni internazionali, accoglierà il primo paziente a gennaio 2027.
È un reparto pensato per i bambini palestinesi che devono affrontare interventi programmati e che finora venivano spesso operati in ospedali per adulti o lontani da casa (a volte in Israele), tra permessi, attese e checkpoint. Qui si potranno eseguire in day surgery come tonsillectomie, drenaggi trans-timpanici e trattamento di ascessi. Secondo l’ospedale, il primo piccolo paziente potrebbe essere operato già a gennaio 2027.
Il progetto è nato da una domanda: di che cosa hanno davvero bisogno i bambini e le famiglie della Cisgiordania? Dall’analisi è emerso che mancava una chirurgia pediatrica. Il Baby Caritas Hospital e l’associazione Aiuto Bambini Betlemme hanno coinvolto esperti palestinesi e giordani: il bando è stato vinto da uno studio di Ramallah e la gestione tecnica e operativa è stata affidata a personale locale. La decisione risale al 2023, anno del 60esimo anniversario dell’ospedale; il cantiere è partito a settembre 2024, la struttura grezza era pronta nel 2025 e nel 2026 sono arrivati arredi e attrezzature. Alcuni operatori si sono formati ad Amman e a Dublino.
Portare a termine l’opera non è stato facile: guerra, blocchi stradali, forniture negate e rincari hanno complicato i lavori, interrotti solo per breve tempo anche durante gli attacchi incrociati tra Usa, Israele e Iran all’inizio del 2026.

Betlemme, il nuovo reparto dell’ospedale pediatrico. (foto Aiuto Bambini Betlemme)
Il reparto sorge su un terreno della Custodia di Terra Santa ed è costato l’equivalente di circa 8,3 milioni di euro, raccolti dalle sedi di Aiuto Bambini Betlemme in Svizzera, Germania, Austria e Italia, grazie a privati, fondazioni e diocesi. Tra i sostenitori principali, la Fondazione Peppino Vismara (Milano), il Fondo arabo per lo sviluppo economico e sociale /Kuwait) e la rappresentanza diplomatica svizzera nei Territori palestinesi.
Alla cerimonia ha preso parte il card. Pierbattista Pizzaballa insieme ai vescovi di Friburgo in Germania, mons. Stephan Burger, e di Basilea in Svizzera, mons. Felix Gmür, che patrocina la causa dell’ospedale. Il patriarca latino di Gerusalemme ha definito la nuova ala «un segno di impegno e di dedizione alla pace», ricordando che dietro ogni bambino malato c’è un’intera famiglia. «Non si tratta soltanto di un miglioramento della qualità dei servizi, che pure è necessario – ha aggiunto –, ma soprattutto della prova che, nonostante la situazione difficile, è ancora possibile scommettere sul futuro e impegnarci per un futuro migliore per i nostri bambini».
Per il direttore generale Issa Bandak è «una tappa nella storia della medicina pediatrica in Palestina», dove i minori superano il 40 per cento della popolazione. Sibylle Hardegger, presidente di Aiuto Bambini Betlemme, ha sottolineato che il reparto è nato nonostante il calo delle risorse per gli aiuti umanitari.
Ora comincia la fase operativa, con medici dell’ospedale e specialisti esterni. Le Chiese cristiane in Palestina, ha assicurato Pizzaballa, continueranno a sostenere l’ospedale. (f.p.)
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