Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Le vere ragioni dell’Expo 2030 all’Arabia Saudita

Fulvio Scaglione
29 novembre 2023
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile

Roma è stata battuta da Riad come città ospite dell'Expo 2030. Dopo i primi risentimenti, qualcuno ha cominciato a ragionare e a rendersi conto che anche questo è un segnale delle nuove realtà geopolitiche in Medio Oriente e oltre.


Ha destato un certo scalpore, almeno sui media nostrani, la decisione con cui, il 28 novembre 2023, il Bureau International des Expositions ha assegnato, con 119 voti, l’organizzazione dell’Expo 2030 a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, relegando la candidatura di Roma al terzo posto (17 voti) dietro anche la sudcoreana Busan (29). Poiché siamo italiani, la reazione iniziale è stata quella di attribuire la decisione al potere persuasivo dei petrodollari sauditi. Come ragioniamo nel calcio, insomma: l’arbitro è di parte e dà il rigore solo alla squadra avversaria. Poi qualcuno ha cominciato a ragionare e a rendersi conto che dietro quella votazione si avvertono anche le nuove realtà geopolitiche e il senso di un giudizio generale sull’andamento del mondo.

Intanto, c’è un ritratto dell’Europa. Nonostante che qualche tempo fa Josep Borrell, responsabile Ue per la politica estera e di sicurezza, avesse garantito che i 27 Paesi dell’Unione avrebbero votato compatti per Roma, al conto finale sono mancanti almeno dieci voti europei. In altre parole, solo l’aiuto all’Ucraina (e sempre meno pure quello) riesce a compattare in ranghi Ue. Ma il ritratto dell’Europa non finisce qui: l’enorme divario nel voto finale dimostra che, con i petrodollari, l’Arabia Saudita riesce a fare anche qualcosa che va molto oltre la pura e semplice ostentazione della ricchezza. Per esempio, ospitare a Riad (proprio qualche giorno prima del voto del Bureau) un vertice Arabia Saudita-Africa (il primo dopo quello Kuwait-Africa del 2013) cui hanno partecipato cinquanta leader africani. Per esempio, decidere negli ultimi decenni investimenti per 45 miliardi di dollari in 46 Paesi africani e programmarne per altri 25 miliardi entro il 2030, oltre ad altri 5 miliardi destinati a iniziative per lo sviluppo. Per esempio, aumentare il numero delle proprie ambasciate nel continente africano. Pensare che sia un caso se i Paesi africani hanno poi votato in massa per destinare l’Expo 2030 a Riad sarebbe veramente da ingenui. Come lo sarebbe, però, anche pensare che quel voto non sia stato in qualche modo meritato.

→ Leggi anche: Il Golfo Persico ineludibile

In altre parole: a dispetto di tutti i vertici del G7 e delle photo opportunity con i leader di Roma, Parigi e Berlino che sorridono e si danno pacche sulle spalle, l’equilibrio mondiale sta cambiando e si sposta verso Oriente e verso quel «Sud globale» che, smettendo i panni del gregario, sempre più riesce a farsi sentire nelle decisioni che contano. Se prestiamo attenzione, questa è anche una delle lezioni della guerra in Ucraina scatenata dall’invasione russa. Si pensava che il Cremlino avrebbe dovuto cedere solo il peso dello sforzo bellico e delle sanzioni economiche. Se la Russia non solo sta ancora in piedi, ma sta superando l’ostilità dell’intero Occidente è proprio perché un «altro mondo», disponibile a conservare i rapporti e spesso ad aiutarla, nel frattempo era cresciuto. Non ce n’eravamo accorti. Ben venga il voto sull’Expo 2030, se ci aiuta ad aprire gli occhi.

Breve storia di Israele
Vincenzo Lopasso

Breve storia di Israele

Da Abramo alle origini della diaspora
Collectanea 57 (2024)

Collectanea 57 (2024)

Studia-documenta