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Sally Azar prima pastora palestinese in Terra Santa

Cécile Lemoine
23 gennaio 2023
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Sally Azar prima pastora palestinese in Terra Santa
Sally Azar predica nella chiesa del Redentore a Gerusalemme nel settembre 2018. (foto Ben Gray /Elcjhl)

Domenica 22 gennaio 2023, Sally Azar è stata ordinata pastora della Chiesa luterana di Giordania e Terra Santa. La 26enne palestinese diventa così la quinta donna araba ordinata in Medio Oriente.


Il momento è storico. Termina l’imposizione delle mani e si apre il cerchio formato dal clero luterano intorno a colei che questa domenica 22 gennaio 2023 è diventata la prima pastora palestinese della Chiesa evangelica luterana di Giordania e Terra Santa. Il viso di Sally Azar è raggiante e i suoi occhi brillano di emozione mentre l’assemblea che partecipa alla sua ordinazione riempie di scrocianti applausi e festosi ululati la Chiesa luterana del Redentore, nell’area del Muristan, a pochi passi dalla basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme.

Nata in questa stessa città 26 anni fa, la giovane è stata ordinata dal vescovo Sani Ibrahim Azar, che è anche suo padre. Prima di giungere a questo momento cruciale, ha conseguito i necessari titoli accademici in teologia presso la Scuola teologica del Vicino Oriente di Beirut, in Libano, e approfondito gli studi a Göttingen, in Germania. Nel maggio 2017 è stata eletta rappresentante dei giovani nel consiglio della Federazione luterana mondiale (Lwf).

Sono molti i membri del clero luterano giunti a Gerusalemme per l’ordinazione della prima pastora palestinese il 22 gennaio 2023 (foto Cécile Lemoine/TSM)

«Stare qui, oggi, di fronte a voi è una sensazione indescrivibile», ha detto la pastora in un discorso emozionato. «La strada è stata lunga e lastricata di incertezze. Sono stata nutrita dai sermoni di mio padre. Ricordo i viaggi in macchina nei quali mi chiedeva se ero sicura di voler studiare teologia. L’ho sempre voluto e l’ho fatto. Il resto è storia».

Georgette, una delle amiche d’infanzia di Sally, si intrufola in prima fila per scattare discretamente una foto. «Quando era piccola – rammenta – aiutava sempre suo padre in chiesa. Tutti dicevano che sarebbe diventata una pastora. Sono così orgogliosa di lei!».

Il momento dell’imposizione delle mani su Sally Azar che diventa pastora. (foto Cécile Lemoine/TSM)

Le Chiese emerse dalla Riforma di Martin Lutero sono storicamente più aperte alle donne. Nel corso del Ventesimo secolo esse hanno avuto accesso ai ministeri di parroco e di vescovo. Un’apertura che, però, si è manifestata soprattutto nei Paesi occidentali. La Chiesa luterana di Terra Santa ha ammesso l’ordinazione delle donne in un sinodo nel 2010, ma ci sono voluti 13 anni prima che accadesse davvero. «Non avrei mai pensato che sarei stata proprio io la prima ad essere ordinata qui, perché ho sempre creduto che altre donne avrebbero studiato teologia prima di me», confessa Sally Azar.

«Diventare pastore comporta sempre delle responsabilità. Ma essere una giovane pastora in Medio Oriente è una sfida ancora più grande», ha detto il rappresentante del Consiglio ecumenico delle Chiese in un breve discorso all’inizio della funzione.

Prima d’ora erano quattro le donne ad esercitare questo ministero nel mondo arabo. La prima ordinazione, quella della reverenda Rola Adel Sleiman, in Libano, risale al 2017. Nello stesso anno fu ordinata Najla Abu Sawad Kassam. L’anno successivo Rima Nassralah. Nel 2022, la Siria ha fatto la storia con l’ordinazione della reverenda Mathilde Sabbagh.

La neo-pastora, emozionata, davanti all’assemblea riunita per il rito nella chiesa del Redentore, a Gerusalemme. (foto Cécile Lemoine/TSM)

«La Terra Santa è ancora piuttosto conservatrice sull’argomento. Le Chiese orientali non vedono di buon occhio l’ordinazione delle donne», osserva padre Nikodemus Schnabel, vicario patriarcale per i migranti e richiedenti asilo, che ha rappresentato il Patriarcato latino di Gerusalemme all’ordinazione. I posti intorno a lui, riservati ai rappresentanti di altre Chiese, sono vuoti.

Sally Azar guiderà la comunità di lingua inglese che fa capo alla Chiesa del Redentore. Come sarà accolta? «Tutto ciò che è nuovo rappresenta una sfida: sarà necessario un periodo di adattamento – ammette Daoud Nassar, uno dei 2.500 membri della comunità luterana di Terra Santa, che per l’occasione ha potuto venire da Betlemme –. Sappiamo che uomini e donne sono uguali, ma la cultura araba ha il suo peso».

Al termine del rito, la pastora lascia la chiesa. Le è accanto suo padre il vescovo. (foto Cécile Lemoine/TSM)

Per manifestare il proprio sostegno a questa storica ordinazione, il clero luterano è venuto in massa: un centinaio di pastori, vescovi, arcivescovi, da tutto l’Occidente. Il vescovo nazionale della Chiesa luterana canadese, la reverenda Susan Johnson, tiene il ritmo battendo il piede mentre la banda degli scout di Beit Sahour esegue alcuni brani.

«Le donne hanno qualcosa da offrire alla Chiesa, un’altra lettura della realtà, più vicina al cuore. E poi le donne vanno a messa più degli uomini, è importante che si sentano rappresentate, che possano avere qualcuno che parli con loro», spiega colei che è stata la prima donna a ricoprire l’ufficio episcopale nel suo Paese. «Si impara a gestire la pressione e il rifiuto. Non è essenziale che il pastore sia un uomo. Conoscendo il carattere di Sally, non mi preoccupo».

Settembre 2018, Sally Azar abbraccia suo padre, il vescovo Sani Ibrahim Azar. (foto Ben Gray /Elcjhl)

Altre donne seguiranno l’esempio Sally Azar? Tra i fedeli, Marah, una giovane cristiana di Nazaret, si asciuga le lacrime di commozione dopo il rito dell’imposizione delle mani. È da tempo che anche lei sta pensando di imboccare la stessa strada e dedicarsi allo studio della teologia all’estero per poi diventare pastora. I riti a cui ha appena assistito la incoraggiano? La risposta è fulminea: «Sì!»

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