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Nuove restrizioni per gli stranieri in Cisgiordania

Cécile Lemoine
25 ottobre 2022
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Nuove restrizioni per gli stranieri in Cisgiordania

Il 20 ottobre scorso Israele ha posto in essere una nuova procedura di richiesta dei visti da parte degli stranieri che vogliono risiedere, lavorare, fare volontariato o studiare nei Territori palestinesi.


Non c’è più il regolamento di quattro pagine che governava l’ingresso degli stranieri in Cisgiordania. Lo rimpiazza una nuova procedura israeliana di 97 pagine che riguarda i cittadini stranieri che desiderano risiedere, lavorare, fare volontariato o studiare nei Territori palestinesi, occupati dal 1967.

Mentre fino a pochi giorni fa era possibile ottenere un visto direttamente all’arrivo, ora i non residenti (inclusi i palestinesi residenti all’estero) che desiderano soggiornare nei Territori per un lungo periodo di tempo dovranno presentare domanda con almeno 45 giorni di anticipo. Una volta ottenuto, il visto non consentirà comunque di viaggiare in Israele o a Gerusalemme. L’arrivo non sarà quindi più possibile attraverso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, ma attraverso il valico di frontiera terrestre con la Giordania, così come avviene per i palestinesi che vivono in Cisgiordania.

Le autorità israeliane si riservano inoltre il diritto di richiedere un deposito cauzionale fino al corrispettivo di 20mila euro. Queste misure non si applicano alle persone che desiderano stabilirsi o visitare gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, né ai turisti o ai pellegrini che transitano per brevi soggiorni.

Quello che è entrato in vigore giovedì 20 ottobre è un testo emendato rispetto alla prima bozza pubblicata lo scorso febbraio e che conteneva misure ancora più restrittive che hanno suscitato le critiche di diverse organizzazioni per i diritti umani, nonché di rappresentanze diplomatiche, come quelle degli Stati Uniti e dell’Unione europea, preoccupate per le conseguenze sul tessuto economico e sociale di un territorio, come quello della Cisgiordania (per non parlare di Gaza – ndr) a cui diventa sempre più difficile accedere.

Sotto pressione, il Coordinamento delle attività di governo nei Territori (Cogat) – l’organo del ministero della Difesa israeliano responsabile degli affari civili palestinesi che è all’origine delle nuove direttive – ha dovuto rettificare parte del testo.

Una fase sperimentale di due anni

Tra le misure più criticate, e che quindi sono state cassate, c’erano l’obbligo per ogni cittadino straniero che voglia entrare in Cisgiordania di dichiarare un’eventuale relazione sentimentale con un, o una, palestinese, e l’istituzione di un tetto per il numero di visti da rilasciare a professori universitari (fissati in 150 all’anno) e a studenti stranieri (100) nelle università palestinesi.

Per i coniugi stranieri di palestinesi è stato abolito anche il periodo di alcuni mesi da trascorrere fuori della Cisgiordania prima di potere ottenere un nuovo visto dopo la scadenza del primo. Non è più richiesto neppure menzionare la proprietà di terreni o eredità.

Nonostante le modifiche apportate dal Cogat, «la maggior parte dei difetti della nuova procedura rimangono e alcuni si sono addirittura aggravati», secondo l’ong israeliana HaMoked, che nel giugno 2022 ha sottoposto la questione all’Alta Corte di Giustizia per chiedere la revisione del testo.

L’organizzazione sottolinea il pregiudizio nei confronti delle famiglie miste che vivono in Cisgiordania: «La procedura impedisce ai coniugi di vivere insieme senza interruzioni», denuncia in una lettera inviata al ministro della Difesa, prima di avvertire che «essa minerà seriamente la libertà accademica delle università palestinesi e avrà un impatto sull’intero sistema educativo nei Territori».

Da parte sua, il Cogat ha dichiarato all’Agenzia France Presse che le nuove misure, «enunciate chiaramente per la prima volta», consentiranno di gestire le richieste di visto «in modo più efficiente, conforme alle mutate condizioni». L’organismo militare ha dichiarato che la procedura sarà testata per due anni, tempo utile per poter eventualmente introdurre aggiustamenti in fase di applicazione.

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