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Dalle pietre alla viola, la storia di Ramzi

Giulia Ceccutti
23 novembre 2021
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Dalle pietre alla viola, la storia di Ramzi

Cresciuto in un campo profughi palestinese, Ramzi Hussein Aburedwan da ragazzino tirava pietre ai soldati israeliani. Crescendo ha preferito la musica e gli strumenti ad arco. Ora trasmette la passione a tanti altri ragazzini della sua terra. Un libro ripercorre i suoi passi.


Una storia emozionante, che allarga il respiro. Una vicenda che mostra lo straordinario potere di cura, riscatto e trasformazione della musica. È quella di Ramzi Hussein Aburedwan, uno dei «bambini delle pietre» della prima Intifada (la stagione di rivolte palestinesi nelle piazze e nelle strade tra gli anni 1987 e 1993 – ndr). Cresciuto in un campo profughi e divenuto – grazie a una borsa per lo studio della viola classica presso un conservatorio francese – un eccellente musicista, Ramzi ha saputo realizzare un sogno perseguito con tenacia: aprire scuole di musica per bambini in tutta la Palestina.

A otto anni un fotoreporter lo immortala nell’atto di lanciare una pietra. La sua foto, pubblicata in Israele su un giornale di sinistra, viene diffusa anche all’estero come un’icona. Anni dopo, nel 1998, su poster che celebravano in tutta Ramallah l’istituzione del Conservatorio nazionale di musica di Palestina, alla stessa immagine verrà affiancata quella del giovane ormai diciottenne che suona la viola: simbolo della speranza, che allora sembrava a portata di mano, in uno Stato indipendente e finalmente in pace.

In questo libro corposo – oltre 500 pagine che si leggono volentieri, complice l’agile stile giornalistico – Sandy Tolan, reporter e scrittore, autore di diverse corrispondenze da Israele e Palestina, ripercorre tutte le tappe della storia di Ramzi e dell’associazione Al Kamandjati (Il violinista) fino a oggi.

Un’infanzia dura nel campo profughi di Al Amari, alla periferia di Ramallah, tra l’occupazione militare e le incursioni dei soldati israeliani, un padre assente, la morte degli amici, le difficoltà economiche della famiglia, la violenza all’interno della società palestinese.

Poi l’avvio allo studio della viola grazie all’aiuto di due benestanti di Ramallah, e la selezione per il programma Suonare per la pace, che nell’estate del 1997 porta Ramzi (musicalmente ancora «un diamante grezzo», a detta dei suoi insegnanti) a Apple Hill, nel New Hampshire (Sati Uniti), per la prima volta lontano da tutto il suo mondo, a condividere le giornate con giovani musicisti appartenenti a Paesi “nemici storici” (dal Medio Oriente a Cipro, fino all’Irlanda del Nord), nel tentativo di provare a conoscersi, sentirsi uguali e comprendersi attraverso la musica.

Quindi gli anni di studio rigoroso come violista presso il Conservatorio di Angers, nella Valle della Loira, cui arriva grazie a una borsa di studio promossa dal governo francese nel quadro del processo di pace di Oslo. In parallelo, la creazione di Dal’ouna, gruppo musicale arabo-francese che riscuote successi in tutta la Francia e oltre. Fino al farsi strada dell’idea, maturata durante uno dei ritorni a casa, di portare la musica ai bambini della propria terra: «Prima di andarsene, Ramzi guardò il rotolo di carta da pacchi dove giorni prima aveva visto immagini di razzi, carri armati e madri in difficoltà; ora osservò che i bambini avevano cercato di disegnare strumenti musicali: violino, bouzouk e oud. Per Ramzi fu una semplice epifania (…). Prima la scuola esisteva in astratto. Ora, con i bambini in una zona di guerra che disegnano strumenti musicali dopo aver ascoltato Ramzi suonare solo per mezz’ora, fu chiaro che la musica poteva aiutare a proteggere i figli del suo popolo».

Così, nel 2002, nel pieno della seconda Intifada, nasce ad Angers l’associazione Al Kamandjati, con l’obiettivo di raccogliere in Europa strumenti musicali e farli arrivare nei Territori Occupati. Grazie al carisma di Ramzi e all’aiuto di amici e musicisti da tutto il mondo, il progetto si allarga. Nel 2005 Al Kamandjati inaugura a Ramallah la sua prima scuola in un vecchio edificio riadattato grazie al gruppo di restauro storico palestinese Riwaq e ai fondi dell’agenzia di sviluppo svedese. Vengono organizzati programmi musicali, seminari e concerti per bambini in tutta la Cisgiordania.

>>> Leggi anche: Riwaq e il patrimonio storico palestinese

Il libro è frutto di centinaia di interviste e trascina il lettore, anche attraverso i numerosi dialoghi, su e giù per strade, check-point, aule di musica e sale per concerti più o meno improvvisate, ben delineando – senza sconti – la figura spigolosa e il percorso avventuroso e difficile compiuto da Ramzi, insieme allo sforzo collettivo che ha dato spazio al suo sogno.

Interessante anche l’intrecciarsi della sua storia con quella della West-Eastern Divan Orchestra, fondata dal celebre direttore Daniel Barenboim e dall’intellettuale palestinese Edward Said, orchestra composta da musicisti provenienti da tutti i Paesi del Medio Oriente e nel 2002 vincitrice, tra gli altri, del prestigioso premio Concord del Principe delle Asturie «per la comprensione tra i popoli».

Nelle ultime pagine scopriamo che oggi le scuole di Al Kamandjati sono quasi una decina. Corsi e laboratori si svolgono anche presso campi profughi in Libano. Sono così migliaia i bambini che, ogni anno, possono cimentarsi con uno strumento. Una storia bella che continua a portare frutti.


Sandy Tolan
Il potere della musica
Figli delle pietre in una terra difficile
Haze/Auditorium, 2021
pp. 448 – 20,00 euro

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