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Aleppo, un nuovo metropolita per i greco-ortodossi

Terrasanta.net
22 ottobre 2021
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Aleppo, un nuovo metropolita per i greco-ortodossi
Il metropolita greco-ortodosso di Aleppo Efrem Maalouli si è insediato da pochi giorni. (foto Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia)

Efrem Maalouli è dal 7 ottobre scorso metropolita dell'arcieparchia greco-ortodossa di Aleppo e Alessandretta. La diocesi volta pagina dopo il rapimento del vescovo Boulos Yazigi, di cui non si hanno più notizie dal 2013.


(c.l.) – Andare avanti e provare a sanare le ferite inferte dal conflitto siriano. Dev’essere questa la determinazione del patriarca greco-ortodosso di Antiochia Youhanna X, fratello del metropolita di Aleppo Boulos Yazigi, rapito il 22 aprile 2013 insieme con l’arcivescovo siro-ortodosso della stessa città, Gregorios Youhanna Ibrahim. Il patriarca greco ortodosso antiocheno ha compreso che era giunto il momento di nominare il successore di suo fratello.

«Dato che sono passati quasi nove anni dal rapimento del metropolita Boulos Yazigi senza che si sappia nulla sulla sua sorte, il Santo Sinodo di Antiochia riunito a Balamand (la sede patriaracale in Libano – ndr) ha deciso di trasferire il metropolita Boulos Yazigi alla sede della diocesi onoraria di Diyarbakir (in Turchia – ndr)», indica un comunicato del Patriarcato datato 10 ottobre. La dichiarazione soggiunge che dopo questo trasferimento formale, il Sinodo ha proceduto ad eleggere, il 7 ottobre, il vescovo Efrem Maalouli nuovo metropolita dell’arcieparchia di Aleppo e Alessandretta.

Il 43enne ecclesiastico, ordinato sacerdote nel 2007, ha conseguito due anni dopo un master in Letteratura greca e uno in Patristica presso l’Università di Atene. Oltre all’arabo, parla greco e inglese. Nel 2011 è stato nominato vescovo ausiliare della sede metropolitana dell’Europa occidentale e centrale e gli è stata affidata in particolare la cura pastorale dei fedeli che risiedono nella regione di Colonia (Germania). Dal 2013 ad oggi ha ricoperto l’incarico di vicario patriarcale e segretario del Santo Sinodo greco-ortodosso di Antiochia.

L’arcieparchia di cui è ora capo, oltre che su Aleppo estende la propria giurisdizione sulla regione turca di Hatay, comprese le città di Antakya (antica Antiochia sull’Oronte) e Iskenderun (antica Alessandretta).

Il sequestro dei due arcivescovi ortodossi di Aleppo, nei primi anni della guerra civile siriana, è stato uno degli eventi più tragici tra i tanti che hanno gravato sulle comunità cristiane in Siria.

I due metropoliti ortodossi avevano lasciato Aleppo insieme per andare a negoziare la liberazione di due sacerdoti sequestrati in precedenza. Sulla via del ritorno in città dal confine siro-turco, l’auto su cui si trovavano i due presuli era stata bloccata da un gruppo di armati.

L’autista venne ucciso sul posto con un colpo alla testa, mentre i due presuli furono prelevati e non se ne ha più traccia. Negli anni scorsi si sono moltiplicati invano gli sforzi diplomatici e gli appelli per il loro rilascio da parte di organismi come la Santa Sede e il Consiglio ecumenico delle Chiese. Il sequestro non è stato rivendicato da alcun gruppo e le informazioni fatte giungere al Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia non hanno mai fornito dettaglio certi e credibili sulle circostanze esatte del sequestro e sull’esatta sorte dei rapiti. Le loro comunità non hanno mai smesso di pregare per il ritorno dei due vescovi sani e salvi.

Al momento l’arcidiocesi siro-ortodossa di Aleppo resta ancora ufficialmente sotto la guida dal vescovo Gregorios Yohanna Ibrahim.

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