Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

L’identità stravolta di Amira

Luca Balduzzi
9 settembre 2021
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
L’identità stravolta di Amira
L'attrice Tara Abboud in una scena del film Amira.

Anche quest'anno la Mostra del cinema di Venezia include un film sul conflitto tra israeliani e palestinesi. Prendendo spunto da fatti reali, viene rappresentata la storia di Amira e del suo inconsueto concepimento.


Nei festival cinematografici non mancano mai film dedicati alla questione israelo-palestinese. I registi, in gran parte, non riescono però a centrare l’obiettivo di raccontare una storia o prendere una posizione originale o, addirittura, di trasmettere un qualsiasi messaggio veramente utile per arricchire il dibattito.

Colpisce, quindi, scoprire un film come Amira del regista egiziano Mohamed Diab, in concorso nella sezione Orizzonti della settantottesima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia in corso in questi giorni al Lido.

Amira è figlia del combattente palestinese Nawar. È stata concepita grazie allo sperma dell’uomo trafugato dalla prigione in cui è rinchiuso con l’accusa di terrorismo. Quando i suoi genitori cercano di avere un secondo figlio, però, il test del Dna rivela che l’uomo che lei considera un eroe è sterile dalla nascita.

La verità diventa ancora più difficile da scoprire quando il medico che ha fatto nascere Amira conferma che sua madre, in un primo momento additata come traditrice – e disposta a mentire pur di proteggere la figlia – era ancora vergine al momento dell’inseminazione artificiale. La sola possibilità che rimane, ovvero che Amira possa essere stata concepita con il seme della guardia israeliana pagata per effettuare lo scambio, sconvolge completamente la vita e l’identità stessa della ragazza, che arriva a essere marchiata come nemica del suo popolo.

Il film prende ispirazione dal contrabbando di sperma nelle carceri israeliane che – come leggiamo nei titoli di coda – dal 2012 ad oggi ha portato alla nascita di più di cento bambini palestinesi, riconosciuti come legittimi dalle famiglie che li hanno cresciuti.

«Il fatto che nel luogo in assoluto più sacro e diviso della Terra esista una qualche forma di “immacolata concezione”, è tanto affascinante quanto surreale – commenta il regista con una discutibile iperbole –. Amira rappresenta un’esplorazione microcosmica della divisione e della xenofobia che regnano nel mondo odierno. Nell’atto di dipanare l’identità della nostra eroina, il film solleva la questione se l’odio nasca spontaneo o venga coltivato».


Amira
regia: Mohamed Diab
interpreti: Saba Mubarak, Ali Suliman, Tara Abboud, Waleed Zuaiter, Ziad Bakri, Suhaib Nashwan, Reem Talhami
lingua: arabo, ebraico
sceneggiatura: Mohamed Diab, Khaled Diab, Sherin Diab
produzione: Film Clinic (Mohamed Hefzy, Daniel Ziskind), Agora Audiovisuals (Mona Abdel Wahab), Acamedia Pictures (Moez Masoud), Taher Media Production, The Imaginarium Films, Hany Abu-Assad, Amira Diab, Sarah Gohar
fotografia: Ahmed Gabr
scenografia: Nael Kanj
costumi: Hamada Attalah
suono: Julien Perez
montaggio: Ahmed Hafez
musica: Khaled Dagher

In Terra Santa coi francescani

Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

Vai alla pagina
dell'Ufficio pellegrinaggi
Newsletter

Ricevi i nostri aggiornamenti

Iscriviti
Benediciamo il Signore

Benediciamo il Signore

Preghiere per la mensa
La cucina come una volta
Anna Maria Foli

La cucina come una volta

Storie, segreti e antiche ricette da monasteri e conventi
La didattica dell’IRC tra scuola e Istituti Superiori di Scienze Religiose

La didattica dell’IRC tra scuola e Istituti Superiori di Scienze Religiose

Verso nuovi modelli per la scuola delle competenze
Un nome e un futuro
Firas Lutfi

Un nome e un futuro

La risposta francescana al dramma siriano dei "bambini senza identità"