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Le Chiese: Pace e giustizia per Gerusalemme!

Terrasanta.net
10 maggio 2021
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Le Chiese: Pace e giustizia per Gerusalemme!
Tafferugli tra manifestanti palestinesi e la polizia israeliana nei pressi della Porta di Damasco, a Gerusalemme, il 9 maggio 2021 (foto Yonatan Sindel/Flash90)

Dal Papa e dai capi delle Chiese di Gerusalemme l'appello, ancora una volta, è a cessare gli scontri e garantire la pace e la giustizia per tutti gli abitanti della città. Gerusalemme è per tutti e non soltanto per qualcuno.


(g.s.) – «Seguo con particolare preoccupazione gli eventi che stanno accadendo a Gerusalemme. Prego affinché essa sia luogo di incontro e non di scontri violenti, luogo di preghiera e di pace. Invito tutti a cercare soluzioni condivise affinché l’identità multireligiosa e multiculturale della Città Santa sia rispettata e possa prevalere la fratellanza. La violenza genera solo violenza. Basta con gli scontri!». Così papa Francesco domenica 9 maggio al termine della preghiera del Regina caeli recitata con i fedeli raccolti a mezzogiorno in piazza San Pietro.

L’allarme dei capi delle Chiese di Terra Santa

«Demoralizzati e preoccupati», si dicono lo stesso giorno i patriarchi e capi delle Chiese di Gerusalemme. La loro dichiarazione, diffusa in arabo e in inglese, è sintetica ma, a tratti, linguisticamente contorta. Gli ecclesiastici commentano le violenze degli ultimi giorni e scrivono: «Questi allarmanti sviluppi, sia alla moschea Al Aqsa sia a Sheikh Jarrah, violano la santità del popolo di Gerusalemme e di Gerusalemme stessa come Città della Pace. Le azioni che minano la sicurezza dei devoti e la dignità dei palestinesi minacciati di sfratto sono inaccettabili».

Un altro passaggio recita: «Lo speciale carattere di Gerusalemme, la Città Santa, con il vigente Status Quo, impone a tutte le parti di preservare la già delicata situazione nella Città Santa di Gerusalemme. Le tensioni crescenti, appoggiate soprattutto da gruppi radicali di destra, mettono in pericolo la già fragile realtà dentro e intorno a Gerusalemme».

La dichiarazione si conclude con l’appello – reiterato – «alla comunità internazionale e alle persone di buona volontà» affinché intervengano «per porre fine a queste azioni provocatorie, e continuino a pregare per la pace di Gerusalemme».

Il richiamo del Patriarcato latino

Un altro intervento, più articolato, giunge poco dopo dal Patriarcato latino di Gerusalemme.

In un brano vi leggiamo: «La violenza esercitata contro i fedeli (worshippers) minaccia la loro sicurezza e il loro diritto ad avere libero accesso ai Luoghi Santi ove esercitare liberamente le proprie attività di culto. Il forzato sfratto di palestinesi dalle loro case a Sheikh Jarrah è una violazione altrettanto inaccettabile di uno dei più fondamentali diritti umani, il diritto a una casa. È una questione di giustizia per gli abitanti della città poter vivere, pregare e lavorare ciascuno e ciascuna secondo la sua dignità; una dignità conferita all’umanità da Dio stesso».

Il comunicato scende più nel dettaglio. In merito a Sheikh Jarrah osserva che oggi la questione non è da considerare come una qualsiasi vertenza immobiliare tra privati: «è piuttosto un tentativo ispirato da un’ideologia estremista che nega il diritto ad esistere di una persona nella propria casa». Il giudizio è netto e fa eco alle parole del Commissario Onu per i diritti umani quando dice che qui il principio di legalità «viene applicato in modo intrinsecamente discriminatorio».

Riguardo all’intervento poliziesco sulla Spianata delle moschee il Patriarcato latino osserva che è stato negato il libero accesso alla moschea di Al Aqsa proprio durante il mese di Ramadan. «Questo ricorso alla forza ferisce lo spirito e l’anima della Città Santa, la cui vocazione è di essere aperta e accogliente; di essere casa per tutti i credenti, con uguali diritti, dignità e doveri».

La diocesi dei cattolici latini richiama poi la posizione classica delle Chiese di Gerusalemme che hanno sempre denunciato «ogni tentativo di fare di Gerusalemme una città esclusivamente di qualcuno». «Anche il popolo palestinese, con i suoi cristiani e musulmani, ha lo stesso diritto di costruire un futuro basato sulla libertà, l’uguaglianza e la pace».

«La nostra Chiesa – soggiunge la dichiarazione – è chiara nel dire che la pace richiede la giustizia. Fino a che i diritti di ciascuno, israeliani e palestinesi, non saranno sostenuti e rispettati, non ci sarà giustizia e quindi nemmeno pace nella città».

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Recarsi in Terra Santa è toccare con mano i luoghi in cui il Verbo di Dio è entrato nell’esperienza umana in Gesù di Nazaret.

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