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Nawal Al Sa’dawi, una vita di dissidenza e scrittura

Manuela Borraccino
23 marzo 2021
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Si è spenta il 21 marzo al Cairo, dopo una breve malattia, Nawal Al Sa’dawi. Con le sue opere, l’attività di medico e le campagne di sensibilizzazione era una delle voci più influenti delle lotte per i diritti delle donne nel mondo arabo.


L’hanno definita «la testa calda femminista che ha osato scrivere pericolosamente» e «la madre della Rivoluzione» del 2011. La battagliera scrittrice, e medico, Nawal El Sa’dawi è morta il 21 marzo al Cairo, a 89 anni, circondata dai suoi due figli, lasciando oltre 40 opere tra saggi, romanzi e opere teatrali tradotti in 20 lingue e soprattutto l’esempio di una combattente: ha lottato strenuamente per la fine in Egitto e nel resto dell’Africa delle mutilazioni genitali femminili, che lei stessa subì a 6 anni – come racconta nelle due autobiografie Una figlia di Iside e Memorie di una donna medico – e che vengono ancora oggi praticate nelle aree più rurali dell’Egitto.

Psichiatra nell’Egitto di Nasser

«Se vivi in un sistema capitalista patriarcale, dominato da leggi ingiuste, non c’è altra scelta che infrangere quelle leggi: da questo nascono la creatività e la dissidenza», mi aveva detto in un’intervista nel 2008, a Roma per presentare il libro intervista Dissidenza e scrittura. Conversazione sul mio itinerario intellettuale (Edizioni Spirali). Medico e psichiatra, fin dagli anni Cinquanta protagonista della battaglia per i diritti delle donne nel mondo arabo, in quel libro ricordava tra l’altro la lotta contro Gamal Nasser e il «tradimento» delle speranze riposte dagli intellettuali nel programma di giustizia sociale proclamato dal Presidente colonnello.

Con Donne e sesso perse il posto

Nel 1969 la pubblicazione del saggio Donne e sesso sulla sua esperienza di medico di campagna, nel quale denunciava il delitto d’onore, la mutilazione genitale femminile e il legame perverso fra verginità, onore e violenza, le era costato il posto di lavoro e la scure della censura. «Ho messo in quel libro – spiegava – tutta la rabbia accumulata fin da quando ero bambina contro la circoncisione femminile, contro il concetto di onore e di verginità, contro la discriminazione politica, contro il sistema patriarcale delle classi. Raccontavo anche di come, nella mia esperienza di medico, mi sono trovata a dover mentire per difendere la vita delle persone, di giovani spose portate da me perché non avevano perso sangue la prima notte di nozze: ho dovuto dire che erano vergini, altrimenti le avrebbero uccise. Il delitto d’onore non è scomparso in Egitto e in altri Paesi islamici. Ciò che conta è che dopo l’uscita del libro e le mie campagne molte famiglie hanno cominciato a non far più circoncidere le bambine, e questo mi dà speranza per il futuro». Benché ufficialmente messa al bando dal governo egiziano nel 2008, la pratica dell’infibulazione è ancora diffusa e secondo una statistica dell’Onu del 2014 in Egitto riguardava il 92 per cento delle donne sposate fra i 15 e i 49 anni, il 72 per cento delle quali l’aveva subita da un medico.

«Creatività è diventare sé stessi»

Nawal Al Sa’dawi era stata arrestata per le attività politiche sotto il regime di Anwar Sadat ed aveva poi denunciato l’involuzione sociale ed economica dell’Egitto con Hosni Mubarak, che ufficialmente predicava la democrazia ma di fatto ha governato per trent’anni con pugno di ferro. Minacciata di morte da varie organizzazioni fondamentaliste che avevano intentato contro di lei due processi per apostasia (li aveva vinti entrambi), si era rifugiata alla fine degli anni Novanta negli Stati Uniti. Con queste parole spiegava che cosa insegnasse nella cattedra di Creatività e dissidenza alla Duke University di Durham (North Carolina): «Dico sempre ai miei studenti che non posso insegnare loro né la creatività né la dissidenza, ma che posso aiutare a liberare le loro menti da tutti i pregiudizi e i tabù che sono stati loro trasmessi. Insegno che la cultura non è separata dalla politica, dall’economia, dalla sessualità e dalla religione: la creatività nasce dalla capacità di connettere insieme le nozioni frammentate delle varie discipline con cui viene oggi trasmesso il sapere. Creatività significa diventare sé stessi, liberare la propria mente. Non esiste nessun grande filosofo, la cosa grandiosa è la propria mente».

Il sogno dell’uguaglianza

In quegli anni aveva anche espresso il sogno che la sua terra diventasse «un Paese indipendente, che possiamo liberarci dal dominio degli americani e degli inglesi, e che l’Egitto torni al potere creativo delle sue menti, perso a causa del colonialismo, e che ci sia un vero Rinascimento, una vera rivoluzione culturale, politica, economica». Un sogno in parte realizzato nel 2011, quando si era unita alle proteste che avevano portato alla caduta di Hosni Mubarak: «A piazza Tahrir – diceva – sono diventata una persona migliore, ho visto con i miei occhi il sogno dell’uguaglianza realizzarsi. Cosa verrà dopo ancora non lo so, ma sono certa che la rivoluzione vivrà, anche se ci vorranno anni per farla trionfare».

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