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Un frigo condiviso per combattere gli sprechi

Beatrice Guarrera
18 agosto 2020
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Un frigo condiviso per combattere gli sprechi
Un frigorifero pubblico in una strada di Gerusalemme.

Si sta diffondendo nelle città israeliane un’iniziativa di volontariato che unisce attenzione ai poveri e lotta agli sperperi alimentari. La racconta uno dei promotori.


Quando si chiede loro come è iniziato tutto, rispondono semplicemente con una domanda: come è possibile che metà del mondo vada a dormire affamata, mentre l’altra metà va a dormire dopo aver buttato in media un terzo del cibo comprato quel giorno? Questo interrogativo ronzava prepotente nella mente di alcuni studenti di Tel Aviv, quando hanno deciso di cercare soluzioni per combattere gli sprechi alimentari e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. Così nel 2018 a Tel Aviv è nata The Fridge («Il Frigo»), un’impresa sociale per la gestione di un frigorifero condiviso a uso dalla comunità dove è collocato. È la prima iniziativa del genere in Israele, che sta prendendo piede ormai in tutto il Paese. Ad oggi sono dieci i frigoriferi che accolgono cibo destinato a essere gettato via e che può essere invece ritirato gratuitamente da chi lo desidera. Da nord a sud di Israele, si trovano a Tel Aviv, Gerusalemme, Beer Sheva, Dimona, Rosh Hayin, Yehud, Nethanya, Ashkelon, Kyriat Shmona e Ma’alot-Tarshiha.

David Roubach, uno dei fondatori di The Fridge, racconta che l’ispirazione arrivò a Londra, dove si trovava per lavoro, quando rimase colpito dalla presenza di un frigorifero comunitario contenente cibo invenduto. Da lì l’idea di creare un’iniziativa simile nel suo Paese, basata su una comunità autonoma di volontari che gestiscono un frigorifero comune. «Camminando per il mercato di Tel Aviv ci eravamo resi conto di quanto cibo venisse abbandonato in strada, di quanti generi alimentari venissero sprecati», ci spiega David Roubach. Proprio nel quartiere Shapira, a sud della città, entrò dunque in funzione poco più di due anni fa il primo frigorifero condiviso di Israele.

Il modello sviluppato dal progetto di The Fridge è sempre lo stesso: «Prima bisogna trovare il proprietario di un negozio che sia d’accordo con la nostra iniziativa – afferma Roubach –. C’è bisogno di qualcuno che abbia già l’autorizzazione e che si prenderà cura del frigo in termini di legge, di controllo e di pulizia. A quel punto diventa semplice poi costruire una comunità intorno che si faccia carico della gestione». L’aspetto importante è proprio quello del coinvolgimento dei residenti nel progetto, perché, sensibilizzati alla questione degli sprechi alimentari, possano poi riempire e svuotare il frigo e far arrivare l’iniziativa ai più bisognosi.

Proprio grazie all’iniziativa spontanea di diversi cittadini, The Fridge si sta diffondendo in tutto il Paese. «A chi ci contatta per aprire un nuovo frigorifero, chiediamo di attivare una pagina Facebook perché possa scrivere cosa succede ogni settimana – continua David Roubach –. Di solito ogni città ha dalle due alle cinque persone che si occupano del frigo come volontari». Il volontariato può consistere anche solo nell’aiuto per l’acquisto del frigo del quartiere o il sostegno tecnico in caso di problemi. Come nel caso del frigo di Gerusalemme, riparato da un elettricista locale che aveva sentito parlare del frigo collocato in via Agrippas, al limite del mercato ebraico di Mahane Yehuda.

Dopo il primo anno, i fondatori dell’iniziativa hanno ricevuto molte offerte per trasformare l’impresa sociale in un progetto commerciale. «Abbiamo scelto, però, di rifiutare e di mantenere The Fridge come è adesso, come una comunità di volontari. È un progetto per ridurre lo spreco alimentare e vogliamo sensibilizzare al problema. Nello stesso tempo vogliamo mettere i frigoriferi in posti dove potrebbero esserci persone più bisognose, che ne possano usufruire. Per questo di solito scegliamo luoghi dove i quartieri sono più misti, come nel caso di Tel Aviv e Gerusalemme».

Apprezzato da israeliani e residenti stranieri sulle reti sociali, The Fridge ha ottenuto il plauso del ministero degli Esteri israeliano che in giugno ha pubblicato un post sulla sua pagina ufficiale di Facebook: «Apprezziamo questa incredibile iniziativa dei giovani residenti di Gerusalemme per nutrire i bisognosi e prevenire lo spreco di cibo». Da lì è scattato il sostegno al progetto da Paesi esteri come Canada e Egitto. «Anche in Italia, a Milano, quando ho parlato di The Fridge erano entusiasti – afferma David Roubach –. Abbiamo alcuni contatti fuori dal Paese e il nostro obiettivo è di riuscire a posizionare nuovi frigo condivisi anche in altre nazioni, non solo in Israele».

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