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Raddoppiate le importazioni di armi in Medio Oriente

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22 marzo 2018
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Raddoppiate le importazioni di armi in Medio Oriente

Nel 2013-2017 i Paesi mediorientali hanno acquistato un terzo degli armamenti venduti nel mondo, contro il 18 per cento dei cinque anni precedenti. Usa, Europa e Russia rimangono i grandi produttori.


I Paesi mediorientali, in gran parte coinvolti in conflitti armati, nel periodo 2013-2017 hanno acquistato un terzo dei grandi sistemi d’arma venduti nel mondo (missili, aerei, elicotteri da combattimento, carri armati e vari mezzi corazzati, artiglierie, ecc.). Rispetto al quinquennio 2008-2012 le importazioni sono raddoppiate. È uno dei dati che emergono dall’ultimo rapporto del Sipri di Stoccolma, il più autorevole centro di ricerca sui grandi armamenti.

Dopo l’India, il più grande cliente del mondo è l’Arabia Saudita. Da tre anni alla guida di una coalizione in guerra nello Yemen e in piena «guerra fredda» con l’Iran, il regno saudita ha acquistato dall’Occidente il 98 per cento delle sue nuove armi. È in corso un tour di tre settimane negli Stati Uniti del principe ereditario e uomo forte di Riyad, che in un recente viaggio in Gran Bretagna ha firmato un accordo per l’acquisto di 48 aerei da guerra. Gli Emirati Arabi Uniti sono il quarto importatore mondiale, ma anche Qatar, Oman e Kuwait, forti delle proprie riserve finanziarie, hanno notevolmente incrementato gli arsenali.

In generale, non conoscono crisi la produzione e la vendita di questi grandi armamenti. Nel periodo 2013-2017 c’è stata una crescita mondiale del 10 per cento rispetto al periodo 2008-2012. Ma, come spiega il centro di ricerca svedese nel rapporto uscito il 12 marzo, a fronte di un calo di vendite in Europa, Africa e America Latina, l’aumento del flusso di armi si indirizza verso Asia e Medio Oriente. Usa, Russia, Francia, Germania e Cina da soli hanno esportato tre quarti di queste tipologie di armi. Gli apparati militari industriali di Usa e Russia restano i maggiori produttori mondiali (rispettivamente 34 e 22 per cento). Metà delle esportazioni Usa finiscono in Medio Oriente. I contratti di vendita sono stati firmati negli anni di Obama e ancora nel 2017, consentendo agli Usa di mantenere il primato. Tra i dieci maggiori acquirenti al mondo, oltre all’Arabia Saudita, ci sono Egitto, Eau e Iraq. L’Iran, invece, anche a causa delle sanzioni cui è stato sottoposto, ha importato solo l’1 per cento delle armi in commercio nel mondo.

Anche l’Europa gioca un ruolo centrale nel riempire la regione di armi: Francia e Germania sono il terzo e quarto esportatore mondiale, con la Francia in crescita (+27 per cento) e la Germania complessivamente in calo (-14 per cento), ma le armi tedesche in Medio Oriente sono raddoppiate nel periodo in esame. Negli ultimi mesi del 2017 la Germania ha approvato vendite di armi a sauditi ed egiziani per 450 milioni di euro, sollevando forti critiche tra le organizzazioni umanitarie perché i due Paesi sono pesantemente coinvolti nella guerra in Yemen. Da parte sua, la Russia è entrata direttamente nel conflitto armato della Siria, per la prima volta mandando le forze armate a combattere fuori dai territori dell’ex Urss.

Le potenze industriali si suddividono gli acquirenti di armi: se i principali clienti degli Usa sono Arabia Saudita ed Eau, la Francia vende principalmente all’Egitto, la Gran Bretagna ad Arabia e Oman, la Germania ha come terzo cliente Israele, la Spagna ha come secondo acquirente la Turchia e i Paesi Bassi come primo acquirente la Giordania. Con il 2,5 per cento del mercato, l’Italia è il nono produttore mondiale e ha destinato il 12 per cento delle sue esportazioni militari agli Emirati Arabi, il 10 per cento alla Turchia e altrettanto all’Algeria. Al di fuori dei Paesi occidentali, il principale produttore è la Cina, ma in grande crescita sono anche Israele (+ 55 per cento) e Turchia (+ 145 per cento), sempre nei periodi presi in esame.

E al di fuori delle compravendite fra Stati? Il Sipri si spinge cautamente a individuare alcuni gruppi ribelli che sono entrati in possesso di armamenti sofisticati: si tratta in termini assoluti di quantità molto limitate, ma in grado di influenzare i conflitti in corso. Missili anticarro e terra-aria sono finiti in mano a gruppi ribelli in Siria. Hamas e i Comitati popolari di resistenza a Gaza, hanno ricevuto missili anticarro di probabile produzione nordcoreana. Il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina avrebbe missili anticarro e il Pkk curdo missili terra-aria. Ma risulta molto difficile definire le quantità e identificare le provenienze: talvolta le formazioni terroriste ricorrono a canali commerciali illegali, talvolta se ne appropriano direttamente dagli arsenali di forze governative. In Medio Oriente mai vuoti. (f.p.)

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