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Gerusalemme, nel ventre della futura necropoli

Christophe Lafontaine
13 dicembre 2017
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Gerusalemme, nel ventre della futura necropoli
Il nuovo cimitero ebraico di Har Hamenuchot a Gerusalemme, con più di 22 mila tombe (foto scattata nel 2015 da Hadas Parush/Flash90)


Per mancanza di spazi destinati alle sepolture, a Gerusalemme è in corso lo scavo di un enorme cimitero sotterraneo che potrà accogliere più di 22 mila tombe. Sarà inaugurato nel 2019.


«Non riusciamo a stare al passo con la domanda», confermava agli inizi di dicembre Yehuda Bashari, della società funeraria Hevra Kadisha Kehilat di Gerusalemme. I cimiteri sono colmi. Come fare per acquisire nuovi spazi? Di fronte alla sovrappopolazione, questa cruciale questione urbanistica si pone per i vivi come per i morti. Da qui nasce l’idea di una necropoli sotterranea per creare migliaia di posti supplementari che dovrebbe aprire le porte entro un anno e mezzo a ovest di Gerusalemme.

Secondo la tradizione ebraica, il Messia giungerà a Gerusalemme. I morti allora resusciteranno e quelli di Gerusalemme saranno i primi ad uscire dai sepolcri. Da qui nasce il forte desiderio di tanti ebrei di farsi seppellire nella città. La popolazione di Gerusalemme conta 520 mila ebrei israeliani e circa 6 milioni di ebrei abitano in Israele. Altri 8 milioni di ebrei vivono nel resto del mondo. Tante sono le persone che potrebbero desiderare di riposare in pace a Gerusalemme. Senza dubbio troppe. I cimiteri sono saturi, tanto più che nel Paese la richiesta di spazi di sepoltura è complessivamente elevata, perché la legge ebraica vieta la cremazione.

Per far fronte a questo problema, riferisce l’agenzia France Presse, alcuni impresari di pompe funebri e uno specialista nel settore della costruzione di gallerie si sono uniti per creare un nuovo complesso sotterraneo nel cuore della collina conosciuta con il nome di Har Hamenouhot (la collina del riposo), a Givat Shaul. Har Hamenouhot è uno dei principali cimiteri della città, conosciuto per le numerose personalità ebraiche, israeliane e della diaspora, che vi sono sepolte, in particolare molti famosi rabbini. I responsabili del cantiere descrivono la futura necropoli come unica nel suo genere. Al momento il cimitero accoglie oltre 200 mila sepolture. Da qualche anno, venendo meno lo spazio a terra, alcune tombe sono state collocate in piccoli muri e in costruzioni a più piani. Ma anche questa disposizione a più livelli oggi non è più sufficiente.

Occorre sapere che l’ordinamento e l’aspetto di un cimitero ebraico derivano dalle regole della halakha (le prescrizioni religiose) e dei minhaghim (le consuetudini) delle diverse comunità ebraiche. La realizzazione del progetto è, dunque, in conformità con le regole dell’ebraismo tradizionale che prescrivono per i morti la sepoltura in terra e che vietano successive traslazioni.

L’obiettivo della futura necropoli, perciò, è di fornire spazio per almeno 22 mila posti supplementari. La cavità avrà due accessi ai piedi della collina e prevede una dozzina di gallerie per un chilometro e mezzo di lunghezza complessiva, a oltre 45 metri di profondità. Gli ambienti saranno del tutto attrezzati con sistemi di illuminazione, areazione e ascensori per accogliere le tombe e le persone che verranno in visita. Le tombe saranno collocate in loculi lungo pareti prefabbricate in materiale sintetico. I progettisti hanno fatto in modo che, attraverso una rete di aperture nelle celle, i corpi restino a contatto con la terra per rispettare le prescrizioni religiose. In alcune zone le tombe saranno direttamente scavate nella roccia, in maniera non dissimile dalle sepolture bibliche.

L’intero progetto è finanziato da Hevra Kadisha Kehilat, che gestisce oltre metà delle concessioni cimiteriali ebraiche della città, con l’equivalente di 48 milioni di euro e senza contributi governativi. Le imprese di pompe funebri in Israele dispongono di mezzi finanziari notevoli poiché lo Stato paga loro la sepoltura degli abitanti di Gerusalemme. I non residenti sono pronti a versare somme consistenti per essere seppelliti a Gerusalemme e gli investimenti degli ebrei della diaspora sono una componente finanziaria importante di questo progetto.

Il cantiere ha preso avvio nel 2014. Al termine dei lavori, nei primi mesi del 2019, dovrebbero essere accolti i primi defunti. Tuttavia si tratta di una soluzione provvisoria, perché tra una ventina d’anni si dovranno trovare ancora nuovi spazi. Il rabbino Seth Farber, la cui organizzazione Itim svolge attività di consulenza su queste tematiche, riconosce che a lungo termine sarà necessario trasferire i cimiteri fuori dalle città, verso zone meno popolate. Forse nel deserto, dove lo spazio non manca, ma significherebbe rinunciare a resuscitare a Gerusalemme…

A fronte degli stessi problemi di spazio, Tel Aviv ha deciso di guardare in alto, invece di scavare nella terra. Il cimitero Yarkon, nel sobborgo di Petah Tikva, il più grande della zona (60 ettari di superficie), oggi è completo, con ben 110 mila concessioni funerarie. Tre anni fa Tel Aviv ha deciso di seguire l’esempio della città brasiliana di Santos che ha fatto costruire una necropoli verticale che detiene il record di altezza con una capacità di accogliere 180 mila salme su 32 piani. Oggi, tre edifici sorti da terra sono rivolti al cielo, ma il contatto con la terra, conforme alle prescrizioni religiose, è mantenuto attraverso un sistema di tubature. La capacità complessiva del progetto israeliano dovrebbe raggiungere le 250 mila sepolture in una trentina di edifici verticali, senza richiedere di ampliare la superficie occupata. La necessità lo impone e le autorità religiose, compresi gli ultra-ortodossi, hanno dato il loro assenso.

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