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Presto un sinodo interrituale per i cattolici di Aleppo

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29 novembre 2017
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Presto un sinodo interrituale per i cattolici di Aleppo
Gli incontri tra religiosi cattolici di vari riti sono comuni ad Aleppo. Qui per la visita del Ministro generale dei Frati minori nel maggio 2017 (foto parrocchia San Francesco, Aleppo)

Le sei comunità cattoliche di riti diversi presenti ad Aleppo hanno in cantiere un Sinodo interrituale per pregare e riflettere insieme sul futuro loro e della città. In attesa del ritorno della pace.


(g.s./c.l.) – Undici mesi dopo la fine dei combattimenti in città, Aleppo va lentamente riprendendosi, insieme alla piccola comunità cattolica che vi abita. E che sta programmando una stagione sinodale di preghiera, riflessione e condivisione. «Dopo tutto quello che è accaduto nella nostra città durante gli anni di conflitto vogliamo vedere insieme cosa lo Spirito vuole ora da noi e dalle nostre comunità». Parole che il vescovo Georges Abu Khazen, già frate minore della Custodia di Terra Santa ha consegnato all’agenzia Fides nei giorni scorsi. Il vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino spiega che si va verso un sinodo per i cattolici di tutti i riti che gravitano sulla seconda città della Siria (latini, caldei, melchiti, maroniti, siriaci, armeni). Per il momento non è ancora stata fissata la durata dell’assemblea sinodale e neppure la data di inizio, ma la questione è allo studio. Del resto i responsabili delle piccole comunità di Aleppo che, pur con riti diversi, si riconoscono nella Chiesa cattolica sono già abituati a confrontarsi sulle questioni che riguardano le loro comunità e a camminare insieme.

Intanto continua l’impegno dei cattolici per la ricostruzione di Aleppo. Le iniziative, alimentate dalla solidarietà internazionale, sono molteplici. Ci limitiamo qui a citarne due, tra le più recenti: la campagna Una casa per Aleppo, lanciata dal ATS pro Terra Sancta (vedi riquadro qui sopra a destra) e tre progetti finanziati dalla sezione italiana della Fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre.

Intanto a Ginevra si è aperto ieri, 28 novembre, un nuovo ciclo di negoziati sotto l’egida dell’Onu per giungere a una soluzione politica del conflitto che devasta la Siria da ormai sette anni. Per la prima volta, con la regia dell’Arabia Saudita, le forze dell’opposizione si sono presentate al tavolo con un’unica delegazione guidata da Nasr Hariri, capo negoziatore fresco di nomina. Ma il governo di Damasco rifiuta ancora che sia posta come pre-condizione per le trattative l’uscita di scena del presidente Bashar al Assad, tanto più ora che – appoggiate da russi e iraniani – le forze governative hanno avuto la meglio sul campo di battaglia.

L’inviato speciale dell’Onu Staffan De Mistura confida che gli oppositori dimostrino realismo politico e che si possano compiere passi avanti verso la stesura di una nuova Carta costituzionale e l’organizzazione di elezioni politiche da svolgere sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Una nuova tornata di colloqui è già prevista per dicembre.

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