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Israele/Palestina, a che punto siamo

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1 ottobre 2017
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Israele/Palestina, a che punto siamo

Il genere letterario di questo libro è quello di un lungo e interessante reportage che cerca di dar conto della realtà qual è, a 50 anni dall'inizio dell'occupazione israeliana di Cisgiordania e Gaza.


(g.s.) – Ben scritta e di agevole lettura, quest’opera di due giornalisti sul campo e certamente appassionati alla causa palestinese, è uno sguardo disincantato e documentato all’oggi di Israele e Palestina, con un rapido riassunto di quanto accaduto nell’ultimo mezzo secolo.

Il genere letterario è, se vogliamo, quello di un lungo e interessante reportage che cerca di dar conto della realtà qual è. La stagione, ci raccontano Cruciati e Giorgio, è quella di una politica palestinese incapace di dare ali e visione strategica alle aspirazioni del suo popolo, a fronte, invece, di una dirigenza israeliana che ha ben chiari gli obiettivi a lungo termine, le tattiche e le strategie. È la stagione della generazione post-Oslo, dei nati dopo la seconda metà degli anni Novanta (parliamo di metà della popolazione palestinese): in Palestina sono giovani che non vedono un futuro dignitoso nella loro terra. Parecchi tra loro hanno buttato la vita nell’intifada dei coltelli, nel corso del 2015. È la stagione del tramonto della soluzione «due Stati per due popoli», sempre viva e presente nella retorica della comunità internazionale ma ormai resa impraticabile dalla politica del fatto compiuto israeliana e dall’espandersi degli insediamenti in Cisgiordania.

Un oggi che è caratterizzato anche da una “resistenza palestinese” più improntata alle iniziative individualiste che a strategie corali; da un’economia palestinese strozzata da corruzione interna e limitazioni imposte dall’occupazione. In questo oggi, Gerusalemme diventa sempre più sfavillante polo d’attrazione tecnologico e turistico in ossequio ai piani di sviluppo elaborati dagli israeliani a discapito dei settori orientali della città e delle istanze della popolazione palestinese destinata a diventare via via sempre più “invisibile”. E intanto si consuma la crisi politica di Hamas, e non solo di Fatah, incapaci entrambi di rispondere ai bisogni del loro popolo.

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