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Da Rimini un abbraccio alla Custodia di Terra Santa

Terrasanta.net
21 agosto 2017
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Al Meeting per l’amicizia tra i popoli, in corso dal 20 al 26 agosto nel centro balneare romagnolo, si parla anche degli 800 anni di presenza francescana in Terrra Santa. L'intervento di padre Francesco Patton.


(g.s.) – La 38.ma edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli, che si è aperto ieri – 20 agosto – a Rimini e chiuderà i battenti sabato 26, dedica attenzione anche agli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa.

Lo fa con una mostra fotografica – dal titolo La terra più amata da Dio. La Custodia di Terra Santa – articolata in una quarantina di pannelli e realizzata in collaborazione con la Custodia e la sua casa editrice in Italia (le Edizioni Terra Santa). Il pubblico può usufruirne anche grazie a brevi visite guidate a cura del Commissario di Terra Santa per il Nord Italia, padre Francesco Ielpo. La mostra è accompagnata inoltre da un apprezzato catalogo.

 

Un breve video dedicato alla realizzazione della mostra fotografica.


Per l’occasione gli organizzatori hanno invitato anche il padre Custode, padre Francesco Patton, a svolgere uno degli interventi in calendario nella prima giornata del Meeting, espressione del movimento ecclesiale Comunione e Liberazione.

Introdotto dal giornalista Roberto Fontolan (che a Roma dirige il Centro internazionale del movimento), fra Patton ha presentato alle 1.500 persone che affollavano una delle sale più ampie del quartiere fieristico romagnolo l’esperienza della Custodia, iniziata nel 1217 e portata avanti sino ad oggi da generazioni di frati. I quali si ispirano ancor oggi all’insegnamento di san Francesco d’Assisi nella Regola non bollata riguardo ai frati che vanno «tra i saraceni o altri infedeli»: «che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) e confessino di essere cristiani» e che «quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio».

Il Custode di Terra Santa ha preso le mosse da due concetti: la memoria e il riguadagnarsi la memoria. «La memoria del passato – ha osservato Patton – non è mai sufficiente. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità personali e lasciare a chi ci seguirà un futuro migliore. Ogni generazione è chiamata a fare questo, anche noi frati in Terra Santa».

Il Custode ha soggiunto: «Tutto della nostra presenza laggiù ha a che fare con la memoria: i luoghi che custodiamo portano in sé stessi la memoria dell’Incarnazione e della Redenzione. C’è poi la memoria dei tanti cambiamenti intervenuti nel corso della storia; la memoria di un’identità cristiana che convive con quella ebraica e musulmana; la memoria dei cristiani locali, di quelli che chiamiamo le “pietre vive”. Ogni generazione francescana in Terra Santa ha la responsabilità di riguadagnarsi quanto ha ricevuto da chi l’ha preceduta».

Un compito che viene portato avanti con un impegno su vari fronti: la cura dei santuari, la liturgia, la vita pastorale con i cristiani del luogo, inclusi i molti immigrati in cerca di lavoroin Israele, l’educazione e istruzione attraverso le scuole e le attività accademiche aperte a tutti, l’accoglienza dei pellegrini, l’attenzione ai bisogni dei più disagiati.

Al termine del suo intervento, fra Patton ha risposto ad alcune domande di Fontolan e si è soffermato brevemente sulla testimonianza resa dalla quindicina di frati rimasti in Siria a sostenere una comunità cristiana che a causa della guerra si è ridotta a un decimo rispetto all’inizio di questo decennio.

Il Custode ha detto che per i frati che stanno in Terra Santa è necessario amare le realtà complesse nelle quali sono immersi evitando il rischio di semplificare troppo. Ha poi chiosato che «tutti in Terra Santa – ebrei, cristiani e musulmani – sono chiamati a un’interpretazione aperta della propria identità».

Clicca qui per il video integrale dell’intervento di padre Francesco Patton (54 minuti)

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