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Un drammatico venerdì di proteste e violenza

Federica Sasso
22 luglio 2017
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Un drammatico venerdì di proteste e violenza
Fedeli musulmani in preghiera alla Porta dei Leoni, in Gerusalemme est. (foto Sebi Berens/Flash 90)

La "Giornata della rabbia" indetta ieri dai palestinesi in tutti i loro centri urbani è sfociata in proteste e scontri. Tre i morti e oltre 300 i feriti a Gerusalemme e dintorni. E a sera un nuovo attentato antiebraico.


Da giorni la polizia israeliana si preparava al venerdì “di rabbia”, indetto ieri dal partito palestinese Al Fatah per protestare contro i metal detector installati dalle autorità israeliane agli ingressi della Spianata delle Moschee dopo l’attentato della settimana scorsa. Una decisione unilaterale, presa senza consultare il Waqf (l’ente religioso che custodisce questo luogo santo per i musulmani, e che risponde al governo Giordano) a cui i palestinesi hanno risposto con un boicottaggio, fermandosi a pregare al di fuori del recinto della Spianata, in particolare vicino alla Porta dei Leoni.

Il bilancio degli scontri fra i fedeli accorsi ieri per ribadire il rifiuto alla presenza dei metal detectors gestiti dalle forze di sicurezza israeliane è di tre palestinesi uccisi – tutti tra i 18 e i 19 anni d’età – e circa 300 feriti tra Gerusalemme, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.

Ieri sera poi, un ventenne palestinese, è penetrato nella casa di una famiglia ebrea di un insediamento non lontano da Ramallah e ha ucciso a coltellate tre persone. Prima di portare a termine l’attacco il giovane aveva espresso sui social network la sua rabbia per quanto accade alla Spianata delle Moschee. L’attentatore è stato ferito da un vicino accorso non appena ha udito le urla ed è agli arresti in un ospedale israeliano.

A Gerusalemme la giornata di ieri era iniziata con una grande tensione e ingenti forze israeliane schierate nella città vecchia – in particolare presso la Porta di Damasco e quella dei Leoni, che si trovano nella zona prevalentemente musulmana. Scontri erano previsti anche in varie località della Cisgiordania. Molti palestinesi diretti verso la Spianata delle Moschee da città come Betlemme e Ramallah, ma anche dai centri a maggioranza musulmana interni a Israele, non hanno potuto superari i posti di blocco presidiati dai militari.

Il momento cruciale era la preghiera del mezzogiorno, che si è conclusa in modo pacifico in molte zone della Città Vecchia di Gerusalemme, ma ha dato il via agli scontri in zone di Gerusalemme Est.

Dopo giorni di boicottaggio da parte dei fedeli musulmani, la notte tra giovedì e venerid, in una riunione d’emergenza il gabinetto di sicurezza del governo Netanyahu ha deciso di non rimuovere i metal detector, ma di lasciare alla discrezione della polizia la decisione su chi dovrà sottoporsi ai controlli. Il recinto sacro che per i musulmani è la Spianata delle Moschee per gli ebrei il Monte del Tempio è da sempre al centro di frizioni religiose ed è uno dei simboli del nazionalismo palestinese.

Secondo alcuni manifestanti questa rischia di diventare una guerra religiosa, e alcuni osservatori temono che dal boicottaggio pacifico da parte dei palestinesi si possa scivolare verso una nuova intifada.

In serata, intanto, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha annunciato la sospensione di ogni contatto e cooperazione con le autorità israeliane. Una nuova “giornata della rabbia” è stata annunciata per domenica 23 luglio.

Yehuda Glick, il parlamentare del partito Likud che promuove il libero accesso e il diritto di preghiera sulla Spianata anche da parte di ebrei e cristiani, afferma che la Spianata «dovrebbe essere aperta per la preghiera a tutti coloro che hanno fede nell’unico Dio ma dovrebbe essere chiusa a coloro che vedono la violenza come uno strumento legittimo, ebrei inclusi». Glick, che è nel 2014 è sopravvissuto a un attentato da parte di un membro del Jihad islamico palestinese, afferma di esser contento che «per ora nessun membro del Waqf sia stato arrestato. Questo è un buon segno perché significa che le autorità non sono coinvolte con l’attentato di Venerdì 14 luglio». Glick è considerato un estremista religioso da parte di molti rabbini che temono le conseguenze di un cambio nello status quo e non promuovono il diritto degli ebrei di pregare sulla Spianata. Dopo l’attentato subito da Glick le autorità israeliane emanarono il divieto di recarsi sul Monte del Tempio per i parlamentari. Glick ha fatto ricorso, ma riconoscendo i rischi di questa fase, dice che «non è questo il momento di tirare la corda».

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