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Sì dell’Unesco ai palestinesi: Hebron è in pericolo!

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7 luglio 2017
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Sì dell’Unesco ai palestinesi: Hebron è in pericolo!
La sessione dell'Unesco in corso in questi giorni a Cracovia, in Polonia. (foto Unesco)

La mozione adottata quest'oggi a Cracovia accoglie la richiesta palestinese di tutelare come patrimonio dell'Umanità in pericolo il santuario con le tombe dei patriarchi biblici a Hebron.


(g.m.) – Questa mattina a Cracovia (Polonia) la Commissione dell’Unesco per il patrimonio dell’Umanità ha approvato l’inserimento del centro storico della città di Hebron, in Cisgiordania, nella lista dei siti in pericolo. La decisione è stata presa con voto segreto, al quale hanno partecipato i 21 stati membri della Commissione (Angola, Azerbaijan, Burkina Faso, Corea del Sud, Croazia, Cuba, Filippine, Finlandia, Giamaica, Indonesia, Kazakhstan, Kuwait, Libano, Perù, Polonia, Portogallo,  Tunisia, Tanzania, Turchia, Vietnam, Zimbabwe); 6 si sono astenuti, 3 hanno votato negativamente e 12 si sono espressi a favore. Le proteste di Israele erano cominciate già quando la Palestina aveva sottoposto la questione all’Unesco, e si sono fatte vibranti sia durante la sessione in corso a Cracovia che a votazione avvenuta.

L’ambasciatore israeliano all’Unesco, Carmel Shama HaCohen, ha preso la parola dopo la ratifica del voto e ha protestato in maniera sarcastica, sostenendo che la decisione appena presa era meno importante di un problema idraulico nel suo appartamento. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito la scelta dell’Unesco un altro atto «delirante». Da parte palestinese, invece, l’ambasciatore Elias Sanbar ha espresso il suo ringraziamento alle nazioni votanti, ribadendo ulteriormente che Hebron è in territorio palestinese. Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente Mahmoud Abbas, che ha attribuito alla diplomazia palestinese il merito di questo risultato, raggiunto «nonostante la pressione esercitata su molti Stati da Israele e dagli Stati Uniti».

L’ambasciatore americano alle Nazioni Unite Nikki Haley ha definito la decisione dell’Unesco «divisiva» e «ingiustificata» dal momento che il santuario con le tombe dei patriarchi biblici, sito nella città vecchia di Hebron e al cuore della questione, non è direttamente minacciato. Il luogo santo – caro ad ebrei, cristiani e musulmani – è di fatto sotto il controllo militare israeliano. L’interno dell’edificio sacro è diviso in due aree separate: da una parte la sinagoga, dall’altra la moschea. Secondo le autorità palestinesi è proprio la presenza dei soldati e dei coloni israeliani a mettere in pericolo il santuario.

Hebron è il terzo sito palestinese registrato nella lista dei patrimoni dell’umanità a rischio. Vi sono altri 13 siti che il governo palestinese ha inserito in una lista provvisoria di luoghi in pericolo da sottoporre all’attenzione dell’Unesco: tra gli altri le grotte di Qumran, Gerico, alcuni tratti della costa di Gaza, la sponda occidentale del sito del battesimo di Gesù lungo il fiume Giordano.

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