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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.

Per l’11 settembre sauditi in tribunale?

Fulvio Scaglione
27 aprile 2017
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C'è una legge negli Usa che crea imbarazzo al presidente Donald Trump: è quella che consente ai cittadini di portare in tribunale gli sponsor del terrorismo. Una norma che guasta i rapporti con il governo saudita.


Tra le molte polpette avvelenate che l’amministrazione Obama ha lasciato in eredità a Donald Trump c’è anche quella che va sotto il nome di Justice Against Sponsor of Terrorism Act (Jasta), ovvero la legge che consente a chi abbia subito lutti o danni per atti di terrorismo di perseguire legalmente gli “sponsor” di quegli atti, anche quando si tratta di Stati. Barack Obama in verità c’entra poco, perché la legge fu approvata a larga maggioranza nel settembre scorso da un Congresso già dominato dai repubblicani e nel pieno della campagna elettorale per le presidenziali. L’allora presidente andò su tutte le furie, perché la legge sembrava fatta apposta per creare complicazioni con il più fedele e più controverso alleato degli Usa in Medio Oriente: l’Arabia Saudita.

Infatti, appena approvato il Jasta sono partite, in diverse città degli Stati Uniti, cause contro la petromonarchia per gli attentati dell’11 settembre 2001. Come si sa, il rapporto ufficiale della Commissione istituita negli Usa per indagare su quei fatti ha ufficialmente escluso un ruolo diretto dei sauditi nella strage. Ma i familiari delle vittime puntano sul fatto che 15 dei 19 dirottatori erano sauditi, come saudita era pure Osama bin-Laden, il capo di Al Qaeda.

Terry Strada, 53 anni, madre di tre figli, rimasta vedova l’11 settembre, presidentessa dell’Associazione che le famiglie delle vittime hanno costituito per sostenere l’approvazione e l’applicazione del Jasta, non ha dubbi: «Questa legge è uno strumento importante nella lotta contro il terrorismo, perché punta sulle responsabilità dei finanziatori del terrorismo e aiuta a interrompere il flusso di denaro che alimenta chi vuole distruggerci».

Donald Trump, invece, ora di dubbi ne ha molti. In campagna elettorale aveva attaccato duramente la posizione di Obama, che aveva persino tentato la strada del veto presidenziale pur di fermare la legge. Ma ora, dopo la svolta interventista e militarista in politica estera, la voglia di The Donald di mettersi contro un alleato come l’Arabia Saudita sembra del tutto scomparsa. Anche perché i sauditi stanno investendo milioni su milioni in agenzie di pubbliche relazioni come MSLGroup-Qorvis e lobbisti per far passare al Congresso una serie di emendamenti tali da annullare il potenziale esplosivo della legge. Una delle iniziative più clamorose, in questo senso, è stata quella di “arruolare” una serie di veterani e spedirli nelle tivù a testimoniare di quanto la legge possa mettere a rischio i soldati e i funzionari Usa che lavorano all’estero. Perché è chiaro che un Paese a torto o a ragione “processato” negli Usa potrebbe cercare di rifarsi alla stessa maniera in caso di controversia.

Trump si trova ora nella delicata posizione di dover scegliere tra deludere i cittadini americani (e soprattutto il proprio elettorato) e dare un grosso dispiacere ai sauditi. Sapendo, oltretutto, di avere scarso margine di manovra. Perché tutto dipende dal Congresso, sugli emendamenti alla legge la Casa Bianca non ha alcun potere.

 


 

Perché Babylon

Babilonia è stata allo stesso tempo una delle più grandi capitali dell’antichità e, con le mura che ispirarono il racconto biblico della Torre di Babele, anche il simbolo del caos e del declino. Una straordinaria metafora del Medio Oriente di ieri e di oggi, in perenne oscillazione tra grandezza e caos, tra civiltà e barbarie, tra sviluppo e declino. Proveremo, qui, a raccontare questa complessità e a trovare, nel mare degli eventi, qualche traccia di ordine e continuità.

Fulvio Scaglione, nato nel 1957, giornalista professionista dal 1981, è stato dal 2000 al 2016 vice direttore di Famiglia Cristiana. Già corrispondente da Mosca, si è occupato in particolare della Russia post-sovietica e del Medio Oriente. Ha scritto i seguenti libri: Bye Bye Baghdad (Fratelli Frilli Editori, 2003), La Russia è tornata (Boroli Editore, 2005), I cristiani e il Medio Oriente (Edizioni San Paolo, 2008), Il patto con il diavolo (Rizzoli, 2016). Prova a raccontare la politica estera anche in un blog personale: www.fulvioscaglione.com