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Una colomba per Aleppo

Arianna Poletti
7 ottobre 2016
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Una colomba per Aleppo
I bambini di Aleppo con le loro magliette bianche ieri al Collegio di Terra Santa. (foto Brygida Maniurka/fmm)

Da una città stremata da cinque anni di guerra, si alza un grido di pace. È la voce di centinaia di bambini cristiani riuniti ieri, 6 ottobre, in occasione della Giornata d’azione per la pace.


Da un’Aleppo stremata da cinque anni di guerra, si diffonde un messaggio di pace. Ieri, 6 ottobre, numerosi bambini cristiani si sono riuniti in occasione della Giornata d’azione per la pace (Action Day for Peace) indetta nel contesto bellico proprio per ribadire il desiderio di pace.

«Ognuno di noi può e deve farsi costruttore di pace, perché ogni situazione di violenza e ingiustizia è una ferita al corpo dell’intera famiglia umana», ha ricordato Papa Francesco il 29 settembre ricevendo in Vaticano alcuni rappresentanti di organismi caritativi cattolici che operano nella crisi umanitaria in Siria. Aleppo oggi rappresenta proprio una ferita aperta. I bambini di Aleppo, figli spesso dimenticati della famiglia umana, hanno ballato e cantato per la pace. Indossando magliette bianche, hanno pregato insieme ai loro insegnanti che «riprendono fiato prima di tuffarsi di nuovo nella realtà cruda della città», racconta fra Ibrahim Alsabbagh a Terrasanta.net. Proprio lui, frate della Custodia di Terra Santa e parroco della chiesa di San Francesco d’Assisi di Aleppo, ogni giorno è testimone delle «estenuanti sofferenze e continue violazioni dei diritti umani» che il Papa denuncia da tempo.

Fra Ibrahim racconta che ieri «centinaia e centinaia di bambini provenienti da tutte le scuole cristiane siriane ma anche da alcune associazioni musulmane per gli orfani di guerra» si sono riunite al Collegio di Terra Santa di Aleppo. Hanno cosi celebrato l’Action Day for Peace, iniziativa lanciata da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). Spiega fra Ibrahim: «Noi francescani, in collaborazione con i padri gesuiti e con tutte le scuole cristiane, abbiamo preparato questo incontro fatto di canti, balli e rappresentazioni teatrali preparate da ogni gruppo scolastico. Dopo il pranzo, i bambini sono tornati a casa con le magliette bianche e con i caschi fatti apposta per la giornata, per annunciare la pace a tutte quelli che avrebbero incontrato». Il simbolo di questa giornata non poteva che essere quello della colomba arcobaleno: «Anche per nostri bambini radunati vuole essere un segno di pace in quest’era di violenza», dice il frate. A radunarsi in nome della speranza non solo i più piccoli: numerosi insegnanti, direttori delle scuole, sacerdoti e religiosi li hanno raggiunti. Si sono uniti a questo girotondo anche due vescovi cattolici: il melchita mons. Jean-Clément Jeanbart, e l’armeno mons. Boutros Marayati. Fra Ibrahim riporta le parole del vescovo Jeanbart, che riassumono il messaggio della giornata: «Se il Signore non esaurisce la preghiera dei grandi, non riesce sicuramente a non esaudire la preghiera dei bambini». Per questo il presule ha chiesto che tutti i bambini pregassero insieme per la pace in Siria e specialmente ad Aleppo. Proprio cosi, insieme, i bambini siriani hanno sottoscritto una petizione da presentare nei prossimi giorni all’Unione Europea e all’Onu.

«In qualità di “ambasciatori” di questi bambini e ragazzi – spiega Aiuto alla Chiesa che soffre – tre patriarchi, il greco-ortodosso Giovanni X, il siriaco-ortodosso Ignazio Aphrem II e il cattolico melchita Gregorio III, si recheranno insieme a Bruxelles e a Ginevra dal 10 al 13 ottobre, per consegnare la petizione ai rappresentanti dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite».

Per un momento ieri è stato quasi possibile dimenticare gli ormai cinque anni di guerra e la devastazione dei quartieri cittadini. Poi, il vescovo Marayati ha dovuto lasciare la festa per andare a celebrare i funerali di due giovani uccisi per strada dai missili. Con violenza, la dura realtà quotidiana è tornata a farsi spazio tra i canti e le danze. Eppure, nonostante tutto, centinaia di migliaia di bambini ad Aleppo non smettono di sperare.

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