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Gerusalemme citata in un papiro di 2.500 anni fa

Federica Sasso
31 ottobre 2016
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Gerusalemme citata in un papiro di 2.500 anni fa
Il frammento di antico papiro che cita "Yerushalma". (foto Miriam Alster/Flash90)

Un antichissimo documento contabile, reso noto ora dagli archeologi israeliani, cita Yerushalma. Si chiamava così Gerusalemme durante il Settimo secolo a.C., all’epoca del primo Tempio giudaico.


Yerushalma. Si chiamava così Gerusalemme durante il Settimo secolo a.C., all’epoca del primo Tempio giudaico. La conferma arriva da una ricevuta di spedizione risalente a 2.500-2.800 anni fa scritta in ebraico antico su un frammento di papiro. Secondo gli archeologi il testo significa: «Da parte della domestica del re, da Na’arat, giare di vino, dirette a Gerusalemme». Una nota che indica il pagamento delle tasse e il trasferimento dei beni verso il deposito reale di Gerusalemme, che allora era la capitale del regno di Giuda.

Mercoledì 26 ottobre l’Autorità israeliana per le antichità ha presentato al pubblico il frammento di papiro durante una conferenza dedicata alle novità in campo archeologico nell’area di Gerusalemme. Le autorità hanno spiegato di aver recuperato il papiro alcuni anni fa durante una «operazione complessa», dopo che una banda di ladri che contrabbandano antichi reperti aveva sottratto il frammento da una grotta nel deserto di Giuda.

Lo studioso di testi sacri Shmuel Ahitu definisce il papiro «una piccola nota attaccata alle giare di vino». Ma sottolinea l’importanza scientifica del documento, perché «questo papiro è la più antica fonte non biblica in cui si menziona Gerusalemme in ebraico». Secondo Yoli Schwarts, la portavoce dell’Autorità israeliana per le antichità, la tempistica della presentazione non ha nulla a che vedere con la polemica tra Israele e Unesco riguardo la risoluzione approvata nei giorni scorsi. Nel testo si criticano le azioni di Israele riguardo il complesso islamico di Haram al-Sharif, che per gli ebrei corrisponde al Monte del Tempio, e secondo Israele l’uso di termini esclusivamente arabi per descrivere il complesso cancella deliberatamente la connessione storica tra gli ebrei e il luogo in cui sorgeva il secondo Tempio distrutto nel 70 a.C. La ministra della Cultura Miri Regev ha definito il papiro un’ulteriore «prova tangibile del fatto che Gerusalemme era e rimarrà la capitale eterna del popolo ebraico», ma Yoli Schwartz ha dichiarato alla stampa che il ritrovamento del papiro era stato inserito da tempo nel programma della conferenza di mercoledì, e non ha a che fare con la polemiche attuali.

Quel che è certo, stando alle analisi al Carbonio14, è che il papiro ritrovato nel deserto risale alla fine del periodo del primo Tempio, e secondo Eitan Klein, vice direttore dell’unità contro i furti di antichità dell’Autorità israeliana per le antichità, «il documento rappresenta una prova estremamente rara dell’esistenza di un’amministrazione organizzata del regno di Giuda». Klein afferma anche che queste piccole righe in ebraico antico sottolineano «la centralità di Gerusalemme come capitale economica del regno durante la seconda metà del settimo secolo a.C.»

Ma ad attirare l’interesse degli studiosi è anche l’autrice della ricevuta. Pnina Shor, la curatrice e direttrice del porgetto Rotoli del Mar Morto presso l’Autorità per le antichità è radiosa mentre afferma, «è la prima volta che incontriamo il nome di Gerusalemme su un papiro, e probabilmente è stato scritto da una donna! Una donna che ricopriva un ruolo da funzionario pubblico».

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